JAMES CLAVELL.
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SHOGUN.
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Parte 7.
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Titolo originale: Shogun. 1975.
Traduzione di: Grazia Lanzillo.
1999. Bompiani Editore, MILANO.
ISBN: 88-452-0918-0.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Versione digitale fornita da: Amedeo Marchini.
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QUINTO LIBRO.
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52.
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Accostandosi a Osaka, nel porto affollato, dopo il lungo viaggio sulla galea, Blackthorne avvert di nuovo il peso schiacciante della metropoli, come nel momento in cui l'aveva scorta per la prima volta. Grandi spazi erano stati ridotti in rovina dal tai-fun e qua e l si scorgeva ancora il nero degli incendi, ma la vastit della metropoli era intatta, sotto l'imponente castello. A pi di una lega di distanza, come si trovava ora, vedeva bene la mole colossale cinta dalla prima muraglia, i bastioni torreggianti, dominati dal torrione carico di malvagit.
"Cristo," brontol Vinck, che gli stava accanto a prua, "sembra impossibile! Amsterdam  una mosca al confronto."
"Infatti. La tempesta l'ha danneggiata, ma non gravemente. E niente potrebbe danneggiare il castello."
Il tai-fun era piombato due settimane prima, da sudovest. Il cielo basso, la pioggia e le ventate burrascose li avevano messi sull'avviso e la galea si era ritirata in un porto sicuro ad aspettare che il tai-fun passasse. Avevano atteso per cinque giorni. Fuori dal porto l'oceano infuriava, bianco di schiuma, e i venti erano i pi forti che Blackthorne avesse mai conosciuto.
"Cristo!" ripet Vinck. "Come vorrei essere a casa. Dovevamo esserci da un anno..."
Blackthorne lo aveva portato con s da Yokohama, rimandando gli altri a Yedo. L'Erasmus era rimasto al riparo, sorvegliato da Naga e dai suoi uomini. L'equipaggio era stato felice di andarsene, quanto lui di vederli partire. C'erano state altre liti, in quella prima notte, e una discussione molto accesa sul carico d'argento della nave. Il denaro apparteneva alla Compagnia, non a lui. Van Nekk, come tesoriere e capo mercante, ne era legalmente responsabile, insieme al capitano-generale. Dopo averlo contato e ricontato, trovando mancanti solo un migliaio di pezzi, van Nekk, sostenuto da Roper, aveva discusso sulla cifra che Blackthorne chiedeva per assoldare nuovi uomini.
"Ne vuoi troppo, pilota! Devi offrirgli di meno!"
"Cristo Ges! Qualunque cifra vogliano, dovremo dargliela. Ho bisogno di marinai e di cannonieri." Aveva picchiato il pugno sul tavolo. "In che altro modo arriviamo a casa, se no?"
Alla fine li aveva convinti, disgustato che gli avessero fatto perdere la pazienza con quei battibecchi. E il giorno dopo li aveva rispediti a Yedo, dividendo fra tutti un decimo del tesoro, come arretrato delle paghe, e lasciando il resto ben custodito sulla nave.
"Come possiamo essere sicuri che non gli succeder niente?" aveva chiesto irritato Roper.
"Allora resta tu a custodirlo!" Ma nessuno aveva voluto rimanere a bordo. Vinck aveva accettato di accompagnarlo a Osaka.
"Perch lui, pilota?" si era informato van Nekk.
"Perch  un marinaio e io ho bisogno di aiuto."
Blackthorne era stato contento di non averli pi intorno. Una volta in mare aveva cominciato a istruire Vinck sul modo di vita giapponese. E Vinck, da troppo tempo al suo fianco per non conoscerne il valore e fidandosi di lui, tentava eroicamente di imparare. "Va bene, pilota, per te far il bagno e mi laver tutti i giorni, ma che Dio mi maledica se mi metter una schifosa vestaglia da notte!"
Dopo dieci giorni Vinck si aggirava felicemente seminudo, con il cinturone di cuoio sul ventre, un pugnale alla vita, sul dietro, e una pistola di Blackthorne infilata dentro la camicia lacera, ma pulita.
"Non dovremo andare al castello, vero, pilota?"
"No."
"Cristo, preferisco starne lontano!"
La giornata era bella, con il sole alto e scintillante sul mare calmo. I rematori vogavano energici e disciplinati.
"Ecco, Vinck... qui avevano preparato l'imboscata!" Blackthorne gli aveva raccontato della fuga cos difficile, delle segnalazioni dal castello, dei mucchi di morti sulla spiaggia, della fregata nemica che gli incombeva addosso.
"Anjin-san!" Yabu si un a loro. "Bene, ne? e indic le distruzioni.
"Male, Yabu-sama."
" il nemico, ne?"
"La gente non nemica, Yabu-sama. Solo Ishido e i samurai nemici."
"Il castello  nemico," replic Yabu, rivelando l'inquietudine sua e di tutti gli altri a bordo. "Tutto qui  nemico." Blackthorne lo guard avvicinarsi alla prua, con il vento che gli sbatteva il chimono intorno al corpo robusto.
Vinck esclam a voce bassa: "Vorrei ammazzarlo quel bastardo, pilota!"
"S. Non ho dimenticato il vecchio Pieterzoon, non ti preoccupare."
"Nemmeno io, Dio mi sia testimone! Mi fa impressione che tu sappia parlare come loro. Che cosa ha detto?"
"Parole di cortesia."
"Che piano abbiamo?"
"Attraccheremo e aspetteremo. Lui deve allontanarsi per uno o due giorni e noi staremo zitti ad aspettare. Toranaga ha detto che avrebbe mandato dei messaggi per farci ottenere i salvacondotti che ci servono, ma anche cos sar bene starcene quieti a bordo." Blackthorne scrut gli ancoraggi e le acque, in cerca di eventuali pericoli. Non ne vide, per disse ugualmente a Vinck. "Meglio misurare la profondit subito, non si sa mai!"
Yabu osserv come Vinck usava lo scandaglio, poi torn da Blackthorne. "Forse, Anjin-san, sarebbe bene che voi con la galea andaste a Nagasaki. Senza aspettare."
"Benissimo," rispose Blackthorne, ignorando l'esca.
Yabu rise. "Mi piacete, Anjin-san! Ma, scusate, da solo morireste presto. Nagasaki  molto pericolosa per voi."
"Anche Osaka.., dovunque  pericoloso!"
"Karma." Yabu sorrise di nuovo e Blackthorne finse di stare allo scherzo. Pi volte durante il viaggio si erano intrattenuti, con variazioni, sullo stesso argomento. Blackthorne aveva capito Yabu molto meglio. Lo odiava ancora di pi, se ne fidava ancora meno, ma lo rispettava e sapeva che i loro karma s'intersecavano.
"Yabu-san ha ragione, Anjin-san," aveva detto Uraga. "A Nagasaki lui pu proteggervi, io no."
"A causa di vostro zio, il Nobile Harima?"
"S. Pu darsi che io sia gi stato dichiarato un fuorilegge. Mio zio  cristiano. Anche se, secondo me,  un cristiano di riso."
"Cio?"
"Nagasaki  il suo feudo. Ha un grande porto sulla costa di Kyushu, ma non  il migliore. Perci lui ha capito subito, ne?  diventato cristiano e ha ordinato a tutti i vassalli di farsi cristiani. Ha fatto cristiano anche me e mi ha messo nella scuola gesuita, poi mi ha mandato dal papa, come inviato cristiano. Ha dato delle terre ai gesuiti e, come direste voi, li serve. Ma in cuor suo  soltanto giapponese."
"I gesuiti sanno che voi la pensate cos?"
"Naturalmente."
"Hanno le stesse opinioni sui cristiani 'di riso'?"
"A noi, ai loro convertiti, non dicono quello che pensano veramente, Anjin-san. Spesso non lo dicono neppure a se stessi. Sono abituati ad avere segreti, a usare i segreti, a scoprirli con gioia, ma non li rivelano mai. In questo sono molto giapponesi."
"Sar meglio che voi restiate qui a Osaka, Uraga-san."
"Scusatemi, signore, ma sono vostro vassallo. Se voi andate a Nagasaki, ci vengo anch'io.
Blackthorne si rendeva conto che Uraga stava diventando un aiuto insostituibile. Gli rivelava tanti segreti dei gesuiti: il come, il perch e il quando dei loro negoziati commerciali, i loro traffici interni e le incredibili macchinazioni internazionali. E altrettanto apertamente parlava di Harima e Kiyama e delle posizioni dei daimyo cristiani, e del motivo della loro probabile adesione al partito di Ishido. Dio! pensava Blackthorne, adesso so tante cose che avrebbero un valore incalcolabile a Londra, e ne ho ancora tante da imparare. Come potrei mandare queste informazioni? Per esempio che il commercio con la Cina, solo per la seta inviata in Giappone, ammonta a dieci milioni l'anno in oro e che, anche adesso, i gesuiti tengono uno dei loro preti alla corte dell'imperatore a Pechino, trattato con tutti gli onori, confidente dei massimi capi e capace di parlare perfettamente il cinese. Se solo potessi spedire una lettera, o mandare un inviato...
In cambio di tante preziose informazioni, Blackthorne cominci a istruire Uraga nell'arte della navigazione e a spiegargli il grande scisma religioso e il funzionamento del parlamento. Insegn anche, a lui e a Yabu, a sparare con il cannone. Si rivelarono entrambi degli ottimi allievi. Uraga  un brav'uomo, pensava. Nessun problema, salvo la vergogna perch non ha i capelli da samurai. Ma cresceranno presto.
Una sentinella lanci un grido.
"Anjin-san!" Il capitano giapponese gli indic un'elegante lancia, con venti rematori, che si stava accostando. Sull'albero sventolava il vessillo di Ishido, insieme a quello del Consiglio dei reggenti, lo stesso che aveva Nebara Jozen, quando si era presentato ad Anjiro.
"Chi ?" chiese Blackthorne, avvertendo un'improvvisa tensione in tutta la nave, dove ognuno teneva gli occhi puntati sulla lancia.
"Ancora non vedo, mi spiace," rispose il capitano.
"Yabu-san?"
Yabu si strinse nelle spalle. "Un funzionario."
Con l'avvicinarsi dell'imbarcazione, Blackthorne distinse un uomo anziano, sotto un baldacchino, a poppa, con un abito da cerimonia e il mantello con le alette. Non portava spade ed era circondato da Grigi di Ishido.
Il capovoga interruppe i rematori, per consentire alla lancia di accostarsi. Gli uomini corsero ad aiutare il funzionario. Dietro di lui balz a bordo un pilota giapponese e con numerosi inchini assunse ufficialmente la guida della galea.
Anche Yabu e il funzionario seguivano puntigliosamente il cerimoniale. Alla fine sedettero sui cuscini, con il vecchio in posizione preminente. I samurai, sia i Grigi che quelli di Yabu, sedettero a gambe incrociate o si inginocchiarono, intorno a loro, in coperta.
"Il Consiglio vi d il benvenuto, Kasigi Yabu, a nome di sua altezza imperiale," esord l'uomo. Era piccolo e massiccio, con un'aria vagamente decadente. Era un consigliere anziano dei reggenti, addetto al protocollo, che aveva anche una carica a corte. Si chiamava Ogaki Takamoto, principe di settimo rango, con l'incarico di fungere da intermediario fra la corte di sua altezza imperiale, il Figlio del Cielo, e i reggenti. Aveva i denti tinti di nero, come da secoli, per tradizione, usavano tutti i cortigiani.
"Grazie, principe Ogaki.  un privilegio trovarmi qui a nome del Nobile Toranaga," disse Yabu, molto impressionato dall'onore che gli si rendeva.
"S, ne sono certo. Naturalmente siete qui anche in via personale, ne?" rispose asciutto Ogaki.
"Naturalmente," assent Yabu. "Quando arriver il Nobile Toranaga? Mi scuso, ma il tai-fun ci ha trattenuto per cinque giorni e non ho pi avuto notizie dopo la partenza."
"Gi, il tai-fun. Il Consiglio  stato molto lieto di apprendere che la tempesta non vi ha toccato." Ogaki toss. "Quanto al vostro padrone, sono dolente di dovervi comunicare che ancora non  giunto a Odawara. Ci sono stati rinvii interminabili e poi dei malesseri. Spiacevole, ne?"
"Oh s, molto... niente di grave, vero?" chiese Yabu, ben felice di essere al corrente del segreto di Toranaga.
"No, niente di grave, per fortuna." Altro colpetto di tosse. "Il generale Ishido ha saputo che il vostro padrone raggiunger Odawara domani."
Yabu si mostr debitamente sorpreso. "Quando io mi sono messo in viaggio, venti giorni fa, tutto era pronto per la partenza immediata. Ma poi il generale Hiro-matsu si  ammalato. So che il Nobile Toranaga era molto preoccupato, ma desideroso di iniziare il viaggio... come io sono ansioso di iniziare i preparativi per il suo arrivo."
"Tutto  gi pronto."
"Naturalmente il Consiglio non avr nulla in contrario a che io verifichi ogni particolare, ne?" disse Yabu con vivacit. " di importanza fondamentale che la cerimonia sia degna del Consiglio e dell'occasione."
"Degna di sua maest imperiale, il Figlio del Cielo. L'ordine di presentarsi viene da lui, adesso."
"Certo, ma..." il senso di euforia di Yabu svan. "Volete dire... volete dire che sua altezza imperiale sar presente?"
"Il Figlio del Cielo ha graziosamente acconsentito all'umile preghiera dei reggenti di accettare di persona il giuramento di obbedienza del nuovo Consiglio e di tutti i grandi daimyo, compreso il Nobile Toranaga, la sua famiglia e i suoi vassalli.  stato chiesto ai consiglieri anziani dell'imperatore di fissare una data favorevole per tale... cerimonia. Il ventiduesimo giorno di questo mese di questo quinto anno dell'era del Keicho."
Yabu era stupefatto. "Entro... diciannove giorni?"
"A mezzogiorno." Ogaki estrasse dalla manica un fazzolettino di carta e si soffi delicatamente il naso. "Scusatemi, vi prego. S, a mezzogiorno. Gli auspici sono stati ottimi. Il Nobile Toranaga ne  stato informato con un messaggero imperiale gi da quattordici giorni. La sua deferente risposta di accettazione  giunta tre giorni fa ai reggenti." Ogaki esib una piccola pergamena. "Questo  l'invito per voi, Nobile Kasigi Yabu."
Yabu trem alla vista del sigillo imperiale - un crisantemo a sedici petali - comprendendo che nessuno, nemmeno Toranaga, poteva opporsi a una simile convocazione. Un rifiuto sarebbe stato un insulto inconcepibile alla divinit, una ribellione dichiarata e, poich tutto il territorio apparteneva all'imperatore, avrebbe comportato una confisca immediata e l'ordine di fare subito seppuku, con sigillo imperiale, anche se emesso dai reggenti. E un tale ordine sarebbe stato definitivo e inappellabile.
Yabu tent disperatamente di riprendere coraggio.
"Scusate, vi sentite poco bene?" chiese Ogaki, premuroso.
"Perdonatemi," riusc a balbettare Yabu, "ma neppure in sogno si sarebbe mai potuto pensare che il divino Figlio del Cielo ci avrebbe... cos onorato, ne?"
"Sono d'accordo, s. Straordinario!"
"Sbalorditivo... che sua altezza imperiale accetti di lasciare Kyoto e venire a Osaka..."
" vero. Ma, comunque, nel ventiduesimo giorno, il Figlio del Cielo e le insegne imperiali saranno qui." Le insegne imperiali, senza le quali la successione non era valida, erano composte dai tre tesori sacri, considerati divini, che si credevano portati sulla terra dal dio Ninigi-noh-Mikoto e da lui affidati al nipote Jimmu Tenno, il primo imperatore umano e non divino, e quindi passati dall'uno all'altro fino all'imperatore regnante Go-Nijo. Erano la spada, il gioiello e lo specchio. La spada e il gioiello seguivano sempre ufficialmente l'imperatore, quando trascorreva una notte fuori dal palazzo; lo specchio veniva conservato nel santuario del grande tempio scintoista di Ise. La spada, lo specchio e il gioiello appartenevano al Figlio del Cielo ed erano i simboli divini della sua legittima autorit, della sua natura divina; indicavano che lui si muoveva e che con lui si muoveva il trono divino. E che in lui si assommava tutto il potere.
Yabu osserv, con voce rauca: " quasi impossibile credere che i preparativi per il suo arrivo saranno conclusi in tempo."
"Oh, il generale Ishido, a nome dei reggenti, ha umilmente rivolto la sua richiesta all'altissimo Figlio del Cielo non appena ha saputo dal Nobile Zataki che a Yokos il Nobile Toranaga aveva accettato - fatto altrettanto incredibile - di presentarsi a Osaka e di accettare l'inevitabile. Solo il grande onore reso dal vostro padrone ai reggenti li ha indotti a implorare la presenza del Figlio del Cielo." Un altro colpetto di tosse. "Scusatemi, vorreste forse darmi la vostra risposta scritta al pi presto, come si conviene?"
"Posso farlo subito?" chiese Yabu, vinto dalla debolezza.
"Sono certo che i reggenti lo apprezzeranno molto."
Yabu mand a prendere il materiale per scrivere. Diciannove, continuava a risuonargli nel cervello. Diciannove giorni! Toranaga pu ritardare diciannove giorni, e poi deve essere qui anche lui.  abbastanza perch io arrivi a Nagasaki e torni, ma non basta per attaccare la Nave Nera in mare e prenderla, quindi non c' tempo di fare pressione su Harima, Kiyama e Onoshi, n sui preti cristiani, quindi non c' tempo per Cielo rosso, e quindi tutto il piano di Toranaga non  che un'altra illusione...
Toranaga ha fallito. Dovevo aspettarmelo. La risposta al mio dilemma  chiara: o mi fido ciecamente di Toranaga, contando che riesca a uscire da questa rete, e aiuto l'Anjin-san a raccogliere gli uomini per prendere la Nave Nera anche pi in fretta, o devo andare da Ishido e rivelargli tutto quello che so, cercando di ottenere in cambio la vita e l'Izu.
Quale strada scegliere?
Arrivarono carta, inchiostro e penna. Yabu accanton per un attimo le sue angosce e si mise a scrivere nello stile e con l'eleganza maggiori di cui era capace. Non era ammissibile rispondere al Figlio del Cielo con la mente confusa. Alla fine aveva raggiunto anche una decisione: avrebbe seguito alla lettera il consiglio di Yuriko. Ogni peso gli cadde dall'animo e si sent in armonia e profondamente purificato. Firm con un superbo svolazzo.
Come poteva essere per Toranaga il miglior vassallo? Semplice: eliminando Ishido dalla faccia della terra.
Come riuscirci, e assicurarsi un periodo di tempo sufficiente alla fuga?
E in quel momento sent Ogaki dirgli: "Siete invitato domani a un ricevimento ufficiale offerto dal generale Ishido in onore del compleanno della Nobile Ochiba."

Appena arrivata, ancora esausta per il viaggio, Mariko abbracci Kiri e la giovane Sazuko, poi ammir il bambino e di nuovo strinse a s Kiri. Intorno a loro si agitavano le cameriere, servendo cha e sak, riportando via i vassoi, affrettandosi avanti e indietro con cuscini e erbe profumate, aprendo e chiudendo gli shoji, muovendo i ventagli, chiacchierando e anche piangendo.
Alla fine Kiri batt le mani e le mand via tutte. Poi si abbandon pesantemente sul suo cuscino preferito, vinta dall'eccitazione e dalla gioia. Era tutta rossa in viso e Mariko e Sazuko si presero cura di lei. Solo dopo tre grandi tazze di t Kiri fu in grado di riprendere fiato.
"Oh, cos va meglio!" esclam. "Grazie, bambina, ancora un po'! Oh, Mariko-chan, siete davvero qui?"
"S, sono proprio qui, Kiri-san."
Sazuko, con un'espressione ancora pi giovane dei suoi diciassette anni, mormor: 'Siamo state cos angustiate a sentire solo chiacchiere...
"Nient'altro che chiacchiere e voci, Mariko-chan," la interruppe Kiri.
Ho tante cose da chiedervi che mi sembra di svenire."
"Povera Kiri-san, bevete un po' di sak," offr Sazuko, con sollecitudine. "Forse dovreste sciogliere l'obi..."
"Adesso sto benissimo! Non ti agitare, piccola." Kiri fece un profondo respiro e un le mani sull'ampio ventre. "Mariko-san,  una felicit vedere una faccia amica, che non appartiene al castello di Osaka."
"Davvero!" le fece eco Sazuko, rannicchiandosi pi vicina a Mariko e tutto d'un fiato raccont: "Appena usciamo dalla nostra porta un fiume di Grigi ci vengono intorno, come api intorno all'ape regina. Non ci  permesso lasciare il castello, se non con il consento del Consiglio - a nessuna signora  permesso, nemmeno alla moglie del Nobile Kiyama - e il Consiglio non si riunisce quasi mai e perdono tempo, cos l'autorizzazione non la danno mai e il dottore dice che io ancora non posso viaggiare, ma sto bene, e anche il bambino sta bene e... Ma prima diteci..."
"Diteci come sta il nostro padrone," la interruppe Kiri.
Mariko rispose come le aveva ordinato Toranaga. "Egli segue il suo corso...  fiducioso e soddisfatto della decisione presa." Aveva provato a ripetere quelle frasi gi durante il viaggio, pi volte, ma ugualmente la tristezza provocata dalle sue parole le diede il desiderio di rivelare la verit. "Mi dispiace," aggiunse.
Sazuko cercava di vincere lo spavento, Kiri si sedette pi comodamente. "Il karma  il karma, ne?"
"Allora non c' nessun cambiamento... nessuna speranza?" chiese Sazuko.
Kiri le accarezz una mano. "Devi pensare che il karma  il karma, bambina, e che Toranaga-sama  oggi l'uomo pi grande e pi saggio. Questo basta, il resto  illusione. Mariko-chan, avete dei messaggi per noi?"
"Oh, scusatemi! Certo, Kiri-san. Eccoli." Estrasse dalla manica tre pergamene. "Due sono per voi, Kiri-chan... una del nostro padrone, l'altra del generale Hiro-matsu. Questa  per voi, Sazuko-san, del nostro signore. Ma ha aggiunto a voce che sente molto la vostra mancanza e ha un grande desiderio di vedere il suo ultimo figlio. Mi ha raccomandato di dirvelo tre volte. Sente molto la vostra mancanza e ha un grande desiderio di vedere il suo ultimo figlio. Sente molto la vostra mancanza..."
Il pianto scorreva sul viso della giovane Sazuko che, mormorando una scusa, corse fuori dalla stanza, stringendo la pergamena.
"Povera piccola,  dura la situazione qui, per lei." Kiri non ruppe i sigilli delle sue pergamene. "Sapete della presenza di sua maest imperiale?"
"S," rispose con altrettanta gravit Mariko. "Un corriere di Toranaga-sama mi ha raggiunto una settimana fa. Il messaggio non dava altri particolari e indicava il giorno in cui lui sarebbe arrivato qui. Avete ricevuto sue notizie?"
"Non direttamente, niente di personale... da un mese, ormai. Come sta in realt?"
" fiducioso." Mariko bevve un sorso di sak. "Posso versarne anche a voi?"
"Grazie."
"Diciannove giorni non sono molti, vero, Kiri-chan?"
"Abbastanza per andare a Yedo e tornare, se vi muovete in fretta, abbastanza per vivere una vita, se lo volete, pi che abbastanza per combattere una battaglia o perdere un impero... abbastanza per un milione di cose, ma non abbastanza per mangiare tutti i piatti migliori o bere tutto il sak..." Kiri ebbe un fievole sorriso. "Certo non mi metter a dieta per i prossimi venti giorni. Io..." si ferm. "Scusatemi tanto, continuo a chiacchierare e voi non vi siete ancora rinfrescata n cambiata. Avremo tutto il tempo di parlare pi tardi."
"Non vi preoccupate. Non sono stanca."
"Invece dovete esserlo. Risiederete nella vostra casa?"
"S. Il lasciapassare del generale Ishido mi permette di stare soltanto a casa mia." Mariko sorrise con asprezza. "Il suo benvenuto  stato molto fiorito."
"Quanto a lui, credo che non sarebbe benvenuto neppure all'inferno!" ribatt Kiri con ira.
" successo qualcosa di nuovo?"
"Non pi del solito. So che ha ordinato lui le uccisioni e le torture del Nobile Sugiyama e dei suoi, ma non ne ho le prove. La settimana scorsa una delle concubine del Nobile Oda ha cercato di scappare, insieme ai figli, travestendosi da spazzina e le sentinelle l'hanno uccisa 'per sbaglio'."
" orribile!"
"Tutto con molte scuse, naturalmente. Ishido proclama che la 'sicurezza'  la cosa pi importante. Come pretesto hanno inscenato un falso attentato all'erede..."
"Perch le varie signore non partono senza sotterfugi?"
"Il Consiglio ha ordinato alle famiglie di attendere i rispettivi padri e mariti, che devono tornare per la cerimonia. Il grande generale sente 'troppo vivamente la responsabilit della loro sicurezza' per permettere loro di muoversi. E il castello  pi chiuso di un'ostrica."
"Anche fuori dal castello, Kiri-san. Sulla via del Tokaido ci sono molti pi sbarramenti di prima e ci sono ovunque pattuglie di Ishido, fino a cinquanta ri di distanza."
"Tutti hanno paura di lui, tranne noi e i nostri pochi samurai. E noi non gli diamo pi noia di un moscerino."
"Anche i nostri medici?"
"Anche loro. Per ci consigliano veramente di non metterci in viaggio, se mai ci fosse permesso. Cosa che non avverr di certo."
"Sazuko-san sta bene, e il bambino anche, Kiri-san?"
"Certo, lo vedete voi stessa. E anch'io sto bene." Kiri sospir, lasciando trasparire tutta l'ansia e Mariko scorse molto pi grigio nei suoi capelli. "Niente  cambiato da quando ho scritto a Toranaga-sama ad Anjiro. Ostaggi siamo e ostaggi resteremo fino al gran giorno. Allora verr la soluzione."
"Con questo arrivo di sua altezza imperiale... tutto sar concluso, non  vero?"
"Cos sembra. Andate a riposarvi, ora, Mariko-san, ma venite a mangiare con noi stasera. Cos parleremo, ne? Oh, devo darvi una notizia: il vostro famoso hatamoto barbaro - che sia benedetto per aver salvato il nostro padrone, come abbiamo saputo -  approdato sano e salvo stamattina con Kasigi Yabu."
"Oh, s! Ero preoccupata per loro. Sono partiti per mare il giorno prima di me. Anche noi siamo stati parzialmente colpiti dal tai-fun, vicino a Nagoya, ma non  stato grave. Temevo che in mare... Bene,  un vero sollievo."
"Neanche qui  stato molto grave, salvo che per i molti incendi. Migliaia di case sono bruciate, ma i morti sono stati appena duemila. Oggi si  saputo che la violenza massima si  scatenata a Kyushu, sulla costa orientale, e in una parte dello Shikoku. Sono morte diecimila persone e ancora non si conosce l'entit dei danni."
"Il raccolto?" chiese con ansiet Mariko.
"Qui in gran parte  rimasto schiacciato al suolo, in decine di campi. Ma i coltivatori sperano che si riprenda. Chiss? Se quello del Kwanto non subir danni per tutta la stagione, forse dovr bastare a tutto l'impero per quest'anno e per il prossimo."
"Sarebbe molto meglio che un raccolto cos importante fosse nelle mani di Toranaga-sama che in quelle di Ishido..."
"S. Ma, purtroppo, diciannove giorni non bastano a provvedere a un raccolto, neppure con tutte le preghiere del mondo."
Mariko fin il sak. " vero."
"Se la nave  partita solo il giorno prima di voi, dovete esservi affrettata molto."
"Mi  sembrato meglio non indugiare, Kiri-san. Viaggiare non mi piace."
"E Buntaro-san? Sta bene?"
"S. Per il momento ha il comando di Mishima e di tutto il confine. L'ho visto per qualche momento prima di partire. Sapete dove risieda Kasigi Yabu? Ho un messaggio per lui."
"In una delle case per gli ospiti. Mi informer meglio e ve lo far sapere subito." Kiri accett dell'altro vino. "Grazie, Mariko-chan. Ho sentito che l'Anjin-san  ancora a bordo della galea."
" un uomo molto interessante, Kiri-chan. Ed  diventato pi che utile al nostro padrone."
"L'ho saputo. Voglio che mi raccontiate tutto di lui e del terremoto e di tutto il resto. Oh, gi, domani sera c' un ricevimento ufficiale per il compleanno di Ochiba, offerto da Ishido. Voi sarete invitata, naturalmente, ma credo che anche l'Anjin-san sar invitato. La Nobile Ochiba desidera vedere com' fatto. Ricordate che l'erede lo ha incontrato un giorno? Mi pare la prima volta che anche voi lo incontraste, vero?"
"S. Poveretto... cos lo vogliono esibire, come una balena prigioniera?"
"Infatti," rispose placidamente Kiri. "Insieme a noi tutti. Siamo tutti prigionieri, Mariko-chan, ci piaccia o no."

Uraga si affrettava con passo furtivo per il vicolo, nell'oscurit notturna. L'aria era dolce, il cielo pieno di stelle. Indossava la veste arancione fluttuante dei preti buddisti, con il suo immancabile cappello, e dei sandali di paglia. Alle sue spalle sorgevano gli alti edifici, quasi europei, della missione gesuita. Gir un angolo e affrett ancora di pi il passo. C'era poca gente in giro. Un drappello di Grigi, con torce e lumi, pattugliava la spiaggia. Nel superarli con un inchino garbato, ma con tutta l'arroganza di un sacerdote, rallent l'andatura. E i samurai non gli prestarono attenzione.
Uraga procedeva speditamente lungo il litorale fra gli odori grevi del mare e della riva. Era bassa marea. Qua e l, come lucciole, le barche da pesca si aggiravano nel buio, con i loro uomini pronti a fiocinare la preda intontita dal fascio di luce. A duecento passi, a un molo, era legata una nave dei gesuiti, con le bandiere del Portogallo e della Compagnia di Ges, custodita da altri Grigi muniti di torce. Uraga cambi direzione, per evitare l'imbarcazione piegando verso la citt, poi, dopo aver percorso alcuni vicoli, ritorn sulla strada che costeggiava i moli.
"Voi! Fermo!"
L'ordine era uscito dal buio. Uraga si ferm, in preda al panico. Alcuni Grigi avanzarono e lo circondarono. "Dove andate, prete?"
"A est della citt," rispose Uraga, con la bocca arida. "Al nostro tempio di Nichiren."
"Ah, siete di Nichiren?"
Un altro samurai intervenne rudemente. "Io sono un buddista Zen. Come il nostro generale. Non uno di loro."
"Ah, s, lo Zen  il migliore," comment un altro. "Vorrei capirlo, ma la mia vecchia testa  troppo dura."
"Suda parecchio per un prete, ne? Perch sudate tanto?"
"Volete dire che i sacerdoti non sudano?"
Qualcuno rise e un altro avvicin la fiaccola.
"Perch dovrebbero sudare?" osserv il tipo rude. "Non fanno altro che dormire di giorno e riposare sul guanciale di notte... monache, ragazzi, cani, i loro compagni, tutto quello che trovano... e stanno sempre a rimpinzarsi di cibo che si procurano senza la minima fatica. I sacerdoti sono dei parassiti, come le mosche."
"Ma lascialo stare, non  che..."
"Togliti il cappello, prete!"
Uraga si irrigid. "Perch? E perch molestare uno che serve Budda? Budda non vi fa nessun..."
Il samurai si fece avanti con aria aggressiva. "Ho detto di toglierti il cappello!"
Uraga obbed. Aveva la testa rasa, di nuovo, come ogni sacerdote buddista e benedisse il kami o lo spirito o il dono di Budda che gli aveva suggerito quella precauzione. Tutti i samurai dell'Anjin-san erano costretti a bordo da un ordine delle autorit portuali, in attesa di istruzioni dall'alto. "Non c' ragione di usare le cattive maniere!" esclam, ricorrendo inconsapevolmente all'alterigia dei gesuiti. "Servire Budda  vivere onorevolmente ed  onorevole farsi sacerdote e dovrebbe essere la conclusione dell'esistenza di ogni samurai. O non conoscete il bushido? Dov' finita la vostra educazione?"
"Come? Siete samurai?"
"Certo che lo sono. Se no come oserei parlare a un samurai delle sue cattive maniere?" Uraga si rimise il cappello. "Sarebbe meglio che continuaste il vostro lavoro di pattuglia invece di insultare dei preti innocenti!" Si allontan con espressione altera, anche se sentiva le ginocchia cedergli.
I samurai lo seguirono con lo sguardo. Poi uno sput. "Preti!"
"Aveva ragione," disse il pi anziano, aspramente. "Dov' la tua buona educazione?"
"Mi dispiace. Scusatemi."
Uraga prosegu per la sua strada, molto orgoglioso di s. Giunto vicino alla galea, prudentemente si ritir nell'ombra per esaminare la situazione, poi avanz nella zona illuminata.
"Buona sera," disse gentilmente ai Grigi che oziavano presso la passerella, poi aggiunse la benedizione: "Namu Amida Butsu." In nome del Budda Amida.
"Grazie. Namu Amida Butsu." I Grigi lo lasciarono passare senza trattenerlo. Gli ordini erano di impedire all'Anjin-san e a tutti i suoi samurai di scendere a terra, eccettuati Yabu e la sua guardia d'onore. Nessuno aveva parlato del prete buddista che viaggiava sulla nave.
Uraga mise piede sul ponte, sentendosi stanchissimo.
"Uraga-san," chiam piano Blackthorne dal cassero. "Quass." Uraga socchiuse gli occhi, per abituarli all'oscurit. Vide Blackthorne e sent l'odore di un corpo e comprese che l'altra ombra doveva essere il secondo barbaro dal nome impronunciabile, che parlava portoghese anche lui. Aveva quasi dimenticato la sensazione strana che gli dava il trovarsi lontano dall'odore dei barbari che aveva fatto tanto parte della sua vita. L'Anjin-san era l'unico da lui conosciuto che non puzzasse, ed era una delle ragioni per cui poteva servirlo.
"Anjin-san," sussurr e lo raggiunse, salutando le dieci guardie sparse sul ponte. Attese ai piedi della scaletta che Blackthorne lo chiamasse sul cassero. "Sono andato..."
"Aspettate!" lo ammon Blackthorne, altrettanto piano, e punt il dito. "Guardate a riva, l, vicino al magazzino. Lo vedete? No, pi a nord... lo vedete?" Un'ombra si mosse, poi scomparve di nuovo.
"Chi era?"
"Vi ho osservato da quando siete comparso sulla strada. Vi seguiva. Non lo avete mai visto?"
"No, signore," rispose Uraga, sentendosi riprendere da infauste previsioni, "non ho visto n sentito nessuno."
"Non aveva spade, quindi non era un samurai. Un gesuita, forse?"
"Non so. Non credo... sono stato molto attento laggi. Scusatemi per non averlo notato."
"Non importa." Blackthorne guard Vinck. "Vai di sotto adesso, Johann. Finisco io questo turno di guardia e poi ti sveglio all'alba. Grazie di aver aspettato."
Vinck si sfior il cappello e scese. Il cattivo odore scomparve con lui. "Cominciavo a preoccuparmi per voi," disse Blackthorne.
"Il messaggero di Yabu-sama  venuto tardi, Anjin-san. Ecco il mio rapporto: sono andato con Yabu-sama e ho aspettato fuori dal castello da mezzogiorno fino a sera, quando..."
"Che cosa avete fatto per tutto quel tempo? Con esattezza."
"Con esattezza? Ho scelto un posticino tranquillo vicino alla piazza del mercato, in vista del Primo Ponte, e mi sono immerso in meditazione - secondo l'uso dei gesuiti - ma non pensando a Dio, bens a voi, a Yabu-sama e al vostro avvenire, signore." Uraga sorrise. "Molti passanti hanno gettato delle monete nella mia ciotola di mendicante. Ho lasciato che il mio corpo riposasse, mentre la mente vagava libera, ma senza perdere d'occhio il Primo Ponte. Il messaggero di Yabu-sama  arrivato che era gi buio e ha finto di pregare insieme a me, finch siamo rimasti soli. Mi ha sussurrato questo: Yabu-sama dice che stanotte rester al castello e torner domani mattina. Domani sera ci sar al castello un ricevimento ufficiale e anche voi sarete invitato. Il ricevimento  offerto dal generale Ishido. Infine, dovete prendere in considerazione 'settanta'." Uraga gli gett un'occhiata. "Il samurai lo ha ripetuto due volte, perci penso che si tratti di un codice segreto, signore."
Blackthorne annu, ma non gli spieg che si trattava di uno dei molti segnali che aveva predisposto con Yabu. "Settanta" significava che doveva tenere la nave pronta a prendere il mare immediatamente. Ma con tutti i samurai, i marinai e i rematori confinati a bordo, la nave era pronta. E poich tutti sapevano di trovarsi in acque nemiche ed erano gi molto allarmati, ci sarebbe voluto poco a trovarsi in alto mare.
"Continuate, Uraga-san."
" tutto. Solo un'altra notizia da trasmettervi: Toda Mariko-san  arrivata oggi."
"Ah,  arrivata! Deve essere stato un viaggio molto rapido, non  vero? per arrivare cos presto da Yedo..."
"S, signore. Anzi, proprio mentre stavo aspettando, ho visto il suo gruppo attraversare il ponte. Era nel pomeriggio, a met dell'ora della Capra. I cavalli erano infangati e schiumanti e i portatori molto stanchi. Li guidava Yoshinaka-san."
"Qualcuno di loro vi ha notato?"
"No, signore, non credo."
"Quanti erano?"
"Circa duecento samurai, pi i portatori e il convoglio dei bagagli. E c'era il doppio di Grigi che li scortavano. Uno dei cavalli portava le ceste dei piccioni viaggiatori."
"Bene. Altro?"
"Appena possibile sono venuto via. C' una piccola taverna vicino alla missione, dove vanno i mercanti e i venditori di riso e di seta e la gente della missione. Cos sono andato l, a mangiare e ad ascoltare. Il padre visitatore  di nuovo in sede. Ci sono molti pi convertiti nella zona di Osaka.  stato concesso il permesso di celebrare fra venti giorni una grande messa solenne, in onore dei Nobili Kiyama e Onoshi."
" un fatto importante?"
"S,  quasi incredibile che lascino celebrare apertamente il rito, con tanta importanza. Sar per la festa di san Bernardo. I venti giorni scadono il giorno dopo la cerimonia alla presenza del Figlio del Cielo."
Tramite Uraga, Yabu aveva messo al corrente Blackthorne della venuta dell'imperatore. La notizia si era sparsa per tutta la nave, aggravando la sensazione di imminente disastro, che gi incombeva su tutti.
"E poi, che altro?"
"Molte voci sulla piazza del mercato. Quasi tutte di cattivo augurio. Yodoko-sama, la vedova del Taiko,  molto ammalata. E questo  un male, Anjin-san, perch il suo parere era sempre ragionevole e ascoltato da tutti. Qualcuno dice che Toranaga-sama  gi vicino a Nagoya, altri che ancora non  arrivato a Odawara, ma nessuno ne sa niente. Tutti sostengono che quest'anno il raccolto sar pessimo, qui a Osaka, il che significa che il Kwanto  ancora pi importante del solito. La maggioranza ritiene che scoppier la guerra civile, non appena sar morto Toranaga-sama, perch i grandi daimyo cominceranno a combattersi fra loro. Il prezzo dell'oro  altissimo e l'interesse arriva al settanta per cento, il che..."
" impossibile che arrivi a tanto, dovete esservi sbagliato!" esclam Blackthorne e si alz, per dare sollievo alla schiena. Poi si appoggi stanco alla falchetta. Educatamente anche Uraga e tutti i samurai si alzarono. Sarebbe stato scortese rimanere seduti quando il padrone stava in piedi.
"Scusatemi, Anjin-san," gli stava spiegando Uraga, "non  mai meno del cinquanta per cento, spesso fra il sessantacinque e il settanta, anche l'ottanta. Quasi vent'anni fa il padre visitatore rivolse una petizione al santo pa... al papa, perch permettesse alla Compagnia di prestare denaro al dieci per cento. Aveva ragione: il suo suggerimento - che fu accolto - diede prestigio al cristianesimo e procur molti convertiti, perch naturalmente solo i cristiani potevano ottenere prestiti, sempre modesti, in verit. Nel vostro paese non pagate interessi cos alti?"
"Di rado.  vera e propria usura! Capite la parola 'usura'?"
"S, la capisco. Ma da noi l'usura non comincia al di sotto del cento per cento. Stavo dicendovi che anche il riso  molto caro adesso, e questo  un brutto segno... costa il doppio di poche settimane fa. Invece costa poco la terra. Sarebbe un momento buono per comprare qua. Terra, o una casa. Con il tai-fun e gli incendi sono scomparse circa diecimila case, e sono morte due, tremila persone. Questo  tutto, Anjin-san."
"Benissimo, avete agito benissimo. Non avete capito la vostra vera vocazione!"
"Signore?"
"Niente." Blackthorne non sapeva fino a che punto gli fosse possibile stuzzicare Uraga. "Avete fatto tutto benissimo."
"Grazie, signore."
L'inglese riflett un poco, poi lo interrog sul ricevimento dell'indomani e Uraga lo consigli come meglio poteva. Alla fine gli rifer l'episodio della pattuglia di Grigi e come ne fosse uscito.
"I capelli vi avrebbero tradito?" chiese Blackthorne.
"Certo! Abbastanza da farmi portare davanti al loro ufficiale." Uraga si asciug il sudore sulla fronte. "Scusate, ma fa molto caldo, ne?"
"Molto," ammise Blackthorne, mentre meditava su quella piccola informazione. Osserv il mare, controllando inconsapevolmente il cielo e il vento. Tutto era a posto, le barche da pesca si lasciavano portare dalla corrente. In ognuna l'uomo a prua, armato di fiocina, sotto una lanterna, di tanto in tanto affondava l'arma e la ritraeva con un pesce che si contorceva trafitto.
"Un'ultima cosa, signore. Sono andato alla missione... ho girato tutt'intorno. Le guardie erano all'erta e non sarei mai riuscito a entrare... almeno non credo. Sono stato un po' a sorvegliare e, prima di andarmene, ho visto entrare Chimmoko, la cameriera di Mariko-sama."
"Siete sicuro?"
"S. C'era un'altra cameriera con lei. Io penso..."
"Mariko-san? Travestita?"
"No, signore... sono sicuro di no. Era troppo alta."
Con lo sguardo fisso sul mare Blackthorne mormor fra s: "Che cosa potrebbe significare?"
"La Nobile Mariko  crist...  cattolica, vero? Conosce molto bene il padre visitatore, che l'ha convertita. La Nobile Mariko  la dama pi importante del regno, dopo le tre prime signore: Ochiba-sama, Genjiko-sama e Yodoko-sama, vedova del Taiko."
"Che Mariko-san volesse confessarsi? O assistere a una messa? O a una riunione? Che abbia mandato Chimmoko a prendere accordi?"
"O una di queste cose, o tutte, Anjin-san. Tutte le mogli dei daimyo, siano favorevoli o ostili a Ishido, sono confinate nel castello. Una volta dentro, devono restare dentro, come pesci dorati, ad aspettare il colpo di fiocina."
"Basta! Smettete con questi discorsi neri!"
"Scusatemi. Ma ugualmente io penso che adesso Mariko-sama non ne uscir pi. Fino al diciannovesimo giorno."
"Vi ho detto di smettere! Mi rendo conto degli ostaggi e dell'inevitabile ultimo giorno." C'era una profonda quiete sul ponte. Le guardie riposavano, appoggiate qua e l, in attesa che finisse il loro turno. Le funi scricchiolavano appena e l'acqua lambiva lo scafo.
Dopo un po' Uraga riprese. "Forse Chimmoko portava un invito al padre visitatore, perch si rechi da lei. Quando ha attraversato il Primo Ponte, Mariko-sama era indubbiamente sotto buona guardia, e lo deve essere stata da quando ha varcato i confini di Toranaga-sama. Ne?"
"Possiamo sapere se il padre visitatore andr al castello?"
"S, questo  facile."
"E come sapere che cosa si diranno o che cosa faranno?"
"Questo  difficilissimo. Mi spiace, ma parleranno portoghese o latino, ne? E chi lo parla, oltre voi e me? Io verrei riconosciuto da entrambi." Uraga indic il castello e la citt. "Sono tanti i cristiani laggi, e tutti otterrebbero grandi favori eliminando voi o me..."
Blackthorne non rispose. Era inutile. Contemplando il torrione stagliato contro le stelle, ricordava che Uraga gli aveva raccontato del leggendario e immenso tesoro che vi stava racchiuso, il bottino del Taiko, raccolto in tutto l'impero. Ma in realt pensava a Toranaga: che cosa faceva? che cosa progettava? E dov'era Mariko? E sarebbe servito andare a Nagasaki? "Dunque voi affermate, Yabu-sama, che il diciannovesimo giorno sar l'ultimo. Un giorno di morte?" aveva detto a Yabu, nauseato all'idea della trappola che stava per chiudersi intorno a Toranaga, e quindi intorno a lui e all'Erasmus.
"Shigata ga nai! Noi andremo in fretta a Nagasaki e torneremo indietro. In fretta, capito? Quattro giorni soli per raccogliere gli uomini, poi indietro."
"Ma perch? Quando arriva Toranaga, tutti morire, ne?" aveva esclamato. Ma Yabu era sceso a terra, comunicandogli che dopodomani sarebbero partiti. In preda a un'agitazione crescente, lo aveva guardato andarsene, desiderando di essere venuto con l'Erasmus invece che con la galea. Con l'Erasmus avrebbe certo superato, in qualche modo, Osaka, puntando dritto su Nagasaki. O, pi probabilmente, se ne sarebbe andato a trovare un porticciolo nascosto, dove avrebbe strappato all'eternit il tempo per addestrare i suoi vassalli a manovrare la nave. Sei un idiota, si disse. Con quel magro equipaggio che hai adesso, non saresti riuscito neppure ad attraccare qui, figurati a trovare un porto dove lasciar passare quella burrasca! Saresti gi morto.
"Non preoccupatevi, signore. Karma," gli stava mormorando Uraga.
"S, karma." In quell'istante Blackthorne avvert il pericolo dalla parte del mare e il suo corpo si mosse prima ancora della mente: egli si pieg e la freccia lo manc di pochi millimetri, andando a infilarsi con un sibilo nella paratia. Si gett verso Uraga per trascinarlo in salvo, ma un'altra freccia penetr vibrando nella gola di Uraga. Poi entrambi si trovarono sul pavimento, al sicuro. Uraga urlava e i samurai gridavano, scrutando il mare. La guardia dei Grigi stava correndo a bordo. Un altro nugolo di frecce usc dal buio e tutti si sparsero in cerca di riparo. Blackthorne strisci fino alla falchetta e spiando da un pertugio vide una barca da pesca che spegneva la lanterna per allontanarsi inosservata nel buio. Tutte le barche fecero lo stesso e per un istante egli vide i rematori che vogavano disperatamente e un lieve scintillio di archi e spade.
L'urlo di Uraga si trasform in un gorgoglio di agonia, straziante. Intanto i Grigi accorrevano sul cassero, con gli archi tesi. Tutta la nave era in subbuglio. Vinck arriv di corsa, con la pistola in mano. "Che cosa succede? Cristo... stai bene, pilota?"
"S. Attenti! Sono sulle barche da pesca!" Blackthorne torn da Uraga, a cui usciva sangue dal naso, dalla bocca e dalle orecchie.
"Ges!" ansim Vinck. Con una mano Blackthorne afferr la freccia, appoggi l'altra mano sulla carne pulsante e tir con tutte le forze. La freccia usc senza rompersi, ma un enorme fiotto di sangue la segu. Uraga stava soffocando.
I Grigi e i samurai di Blackthorne li circondarono. Qualcuno aveva lo scudo e si mise a protezione del pilota, incurante della propria salvezza. Altri correvano inferociti agitando le spade e gli archi e ordinando alle barche di tornare indietro.
Blackthorne tenne Uraga fra le braccia, senza pi speranza, non sapendo cosa fare, con le narici piene dell'odore della morte e del sangue, e con la mente che urlava, come sempre: Ges, grazie a Dio non  il mio sangue, non  il mio, grazie!
Vide lo sguardo implorante di Uraga, la bocca che si muoveva senza suono, il petto ansante, poi vide le proprie dita muoversi da sole per tracciargli il segno della croce sopra gli occhi. Sent il corpo del morente rabbrividire, sussultare, mentre ancora la bocca si apriva e si chiudeva, ricordandogli un pesce trafitto dalla fiocina.
Uraga impieg molto a morire. Una lunga, spaventosa agonia.

53.
Blackthorne avanzava per il castello, con la sua guardia d'onore di venti vassalli, circondato da almeno duecento Grigi. Indossava con orgoglio un chimono nuovo, un'uniforme marrone di Toranaga, con i cinque stemmi, e per la prima volta portava anche il mantello da cerimonia, ad alette rigide. I biondi capelli ondulati erano raccolti in una coda perfetta. Le spade donategli da Toranaga spuntavano dalla cintura, secondo l'uso. Ai piedi i sandali e i tabi, nuovi anch'essi.
Ovunque stazionavano numerosi Grigi, a dimostrazione della forza di Ishido, poich quella sera tutti i daimyo e i generali e anche i funzionari samurai di un certo rango erano stati invitati nel grande salone, che il Taiko aveva fatto costruire dentro la cerchia pi interna delle fortificazioni. Il sole era gi calato e la notte stava sopraggiungendo rapida.
La perdita di Uraga  stata terribile, pensava Blackthorne, senza avere ancora capito se l'aggressione fosse stata diretta contro di lui o contro Uraga. Ho perduto la mia migliore fonte di informazioni.
"A mezzogiorno andrete al castello, Anjin-san," gli aveva detto Yabu, tornando a bordo quella mattina. "Verranno a prendervi i Grigi. Capite?"
"S, Yabu-sama."
"Adesso  tutto tranquillo. Mi spiace dell'attacco. Shigata ga nai! I Grigi vi porteranno in un posto sicuro. Stanotte resterete al castello. Nella parte che  riservata a Toranaga. Domani andremo a Nagasaki."
"Abbiamo il permesso?"
Yabu aveva scosso il capo, esasperato. "Fingeremo di andare a Mishima a prendere il generale Hiro-matsu. E anche il Nobile Sudara e la sua famiglia. Capite?"
"S."
"Bene. Buon riposo, Anjin-san. Non preoccupatevi dell'attacco. Adesso  stato ordinato a tutte le barche di tenersi alla larga da qui. La zona  kinjiru."
"Capisco. Scusate, prego, che cosa succede stasera? Perch io al castello?"
Yabu aveva sorriso con la sua smorfia contorta e gli aveva detto che lui era in mostra, che Ishido voleva rivederlo. "Come ospite sarete al sicuro." E si era allontanato dalla galea.
Blackthorne era sceso sottocoperta, lasciando di guardia Vinck, ma si era appena addormentato che Vinck lo aveva chiamato e aveva dovuto correre di sopra. Una piccola fregata portoghese con venti cannoni stava entrando in porto, a vele spiegate.
"Un bastardo che ha fretta," aveva osservato Vinck, ansioso.
"Deve essere Rodrigues. Nessun altro entrerebbe in quel modo, con tutta la velatura alzata."
"Se fossi in te, pilota, me ne andrei di qui con la marea, e anche senza. Cristo, siamo come topi in trappola! Cerchiamo di uscirne..."
"Resteremo! Non riesci a cacciartelo in testa? Resteremo finch non ci permetteranno di partire. Fino a quando Ishido non ci dir che possiamo andarcene, anche se scendessero a terra il papa e il re di Spagna!"
Era tornato di sotto, ma il sonno non era pi venuto. A mezzogiorno si erano presentati i Grigi, e lo avevano accompagnato al castello. Lungo il percorso erano passati accanto al luogo delle esecuzioni: c'erano sempre le cinque croci, e cinque corpi vi erano legati. Accanto a ogni croce stavano i due addetti con la lancia e intorno la folla. Blackthorne aveva rivissuto i momenti terribili della prigionia e neanche la mano sulla spada e la presenza dei vassalli accanto a s avevano diminuito la sua angoscia. I Grigi lo avevano scortato fino alle stanze di Toranaga, dove abitavano Kiritsubo e Sazuko e pochi samurai. Aveva fatto il bagno e indossato i vestiti nuovi.
"La Nobile Mariko si trova qui?"
"No, signore," aveva risposto l'inserviente del bagno.
"Dove potrei trovarla? Ho dei messaggi urgenti per lei."
"Spiacente, non lo so, Anjin-san. Scusate."
Nessuno dei servi poteva aiutarlo. Si era vestito, poi si era immerso nello studio del dizionario, cercando di mandare a mente tutte le parole che potevano servirgli, per prepararsi il meglio possibile. Quindi era uscito in giardino per guardare le rocce crescere. Ma non crescevano mai.
Ora stava attraversando il fossato pi interno. Fiaccole e luci splendevano tutt'intorno. Scacci l'ansia e mise piede sul ponte di legno. Altri ospiti percorrevano la stessa via ed egli ne avvert gli sguardi su di s. Superata l'ultima saracinesca, i Grigi lo condussero di nuovo al grande portone e qui lo lasciarono, mettendosi da parte ad aspettarlo, accanto ad altri samurai. Blackthorne entr nelle fauci ben illuminate del leone.
Era una sala immensa con un altissimo soffitto a decorazioni d'oro, sorretto da colonne dorate. Le travature del soffitto erano in legni preziosi, lucidissimi, ben curati come le tappezzerie. Vi erano radunati cinquecento samurai con le mogli, in una fantasmagoria di colori e i profumi si mescolavano all'odore d'incenso dei legni preziosi che ardevano in piccoli bracieri lungo le pareti. Blackthorne cerc tra la folla un volto conosciuto, Mariko o Yabu, ma non li scorse. Da un lato si allineava una piccola folla di ospiti in attesa di inchinarsi davanti alla piattaforma rialzata che sorgeva all'estremit della sala. L stava in piedi il cortigiano, il principe Ogaki Takamoto. Blackthorne riconobbe Ishido - alto, magro, dall'aria prepotente - anch'egli accanto alla piattaforma e ricord la forza del colpo ricevuto da lui in piena faccia e poi le proprie dita intorno a quel collo.
Sulla piattaforma, da sola, sedeva la Nobile Ochiba, su un comodo cuscino. Anche da lontano vide la ricchezza squisita del chimono, in fili d'oro intrecciati a una seta del pi raro azzurro cupo, quasi nero. "La eccellentissima" l'aveva chiamata Uraga, con timore, raccontandone la storia durante il viaggio.
Era sottile e snella, come una fanciulla, con una chiara pelle luminosa. Gli occhi erano pesantemente truccati, i capelli acconciati cos da sembrare un elmo alato.
Il corteo degli ospiti avanzava lentamente. Blackthorne si teneva da una parte, e superava in altezza tutti i vicini. Gentilmente si spost per dare il passo ad alcuni ospiti e vide Ochiba guardarlo. Anche Ishido si volse verso di lui. Si dissero qualcosa e la donna agit il ventaglio. Di nuovo i loro occhi si posarono su di lui ed egli a disagio cerc di ritirarsi contro una parete, ma un Grigio glielo imped. "Dozo," gli disse con cortesia, indicandogli la fila in attesa.
"Hai, domo," rispose Blackthorne e si un agli altri. Quelli davanti e quelli che si andavano aggiungendo dietro di lui, si inchinarono, l'inglese rispose e ogni conversazione si spense. Tutti lo guardavano: gli invitati che lo precedevano, imbarazzati, si fecero da parte ed egli si trov davanti alla piattaforma. Per un attimo rimase immobile, irrigidito. Poi avanz, nel pi assoluto silenzio. Giunto alla piattaforma si inginocchi e si inchin, ritualmente, prima a lei, poi a Ishido, come aveva visto fare agli altri. Si rialz, col terrore che le spade cadessero o un piede gli scivolasse. Tutto and bene ed egli cominci a ritirarsi.
"Aspettate, Anjin-san, vi prego," disse Ochiba.
Blackthorne attese. La luminosit e la femminilit di lei parvero pi intense, ed egli avvert l'aura di sensualit che ne emanava, senza che lei neppure lo volesse.
"Mi hanno riferito che parlate la nostra lingua..." La sua voce era unica, inimitabile.
"Vi prego di scusarmi, altezza," cominci Blackthorne, con la sua frase-chiave mandata a memoria, incespicando lievemente per il nervosismo. "Sono molto spiacente, ma devo usare parole brevi e pregarvi rispettosamente di ricorrere a parole molto semplici, cos che io abbia l'onore di capirvi." Sapeva che la sua vita poteva dipendere dalle risposte che avrebbe dato. L'attenzione di tutti era concentrata su di loro. Con la coda dell'occhio scorse Yabu avanzare tra la folla, per avvicinarsi. "Posso rispettosamente complimentarmi per il vostro compleanno e pregare che viviate tanto da goderne altri mille?"
"Queste non sono parole semplici, Anjin-san," osserv Ochiba.
"Scusatemi, altezza. Studiato notte scorsa. Modo giusto di dire, ne?"
"Chi ve l'ha insegnato?"
"Il mio vassallo, Uraga-noh-Tadamasa."
Ochiba aggrott lievemente la fronte e guard Ishido, che si chin a parlarle, troppo in fretta perch Blackthorne cogliesse altro che la parola "frecce".
"Ah, il prete cristiano rinnegato che  stato ucciso questa notte sulla vostra nave..."
Altezza?"
"L'uomo... il samurai che  stato ucciso, ne? La notte scorsa sulla nave. Capite?"
"Scusate. S, lui." Blackthorne gett un'occhiata a Ishido, poi di nuovo a lei. "Perdonate, altezza, permesso salutare il Nobile generale?"
"S, avete il permesso."
"Buonasera, Nobile generale," disse Blackthorne con studiata cortesia. "Al nostro ultimo incontro io terribilmente pazzo. Molto spiacente."
Ishido gli ricambi l'inchino, freddamente. "S, lo eravate. E molto scortese. Spero che non impazzirete di nuovo stasera, o in futuro."
"Molto pazzo quella sera. Scusatemi, vi prego."
" una pazzia frequente fra i barbari, ne?"
Una simile sgarberia in pubblico era molto grave. Blackthorne colse la sorpresa anche sul volto di Ochiba e rischi. "Ah, Nobile generale, avete tutte le ragioni. Barbari sempre stessa pazzia.. Ma, scusate, adesso io sono samurai - hatamoto - questo un grande, immenso onore per me. Io non sono pi un barbaro." Parlava con la voce che usava sul cassero della nave, che senza essere alta giungeva per in ogni angolo della sala. "Adesso io capisco le maniere dei samurai e un poco il bushido. E il wa. Non pi barbaro, scusate. Ne?" Pronunci l'ultima parola come una sfida, senza timore. Sapeva che i giapponesi capivano l'orgoglio e la virilit e li tenevano in onore.
Ishido rise. "Dunque, il "samurai Anjin-san!" esclam allegro. "Accetto le vostre scuse. Le voci sul vostro coraggio sono fondate. Bene, molto bene. Anch'io dovrei scusarmi. Terribile che degli sporchi ronin abbiano potuto compiere quell'attacco nella notte. Capite?"
"S, capisco, signore. Grande male. Quattro morti: uno dei miei e tre Grigi."
"Sentitemi,  stato molto male, ma non vi preoccupate, Anjin-san. Non pi." Ishido osserv la folla: tutti lo sentivano benissimo. "Adesso io ho messo delle guardie. Capito? Guardie molto attente. Niente pi attacchi di assassini. Siete molto ben custodito adesso, qui nel castello."
"Grazie. Spiacente del disturbo."
"Nessun disturbo. Siete importante, ne? Siete un samurai e avete un posto importante presso il Nobile Toranaga. Io non lo dimentico... non temete."
Blackthorne lo ringrazi di nuovo e si rivolse a Ochiba. "Altezza, al mio paese ha una... abbiamo una regina. Scusate il mio cattivo giapponese... S, nel mio paese regna una regina. Al mio paese abbiamo usanza di dover sempre offrire a signore dono di compleanno. Anche alla regina." Dalla manica trasse un fiore di camelia rosa, che aveva colto in giardino. Lo depose davanti a lei, timoroso di esagerare. "Scusate, prego, se non offerto con buone maniere."
Ochiba guard il fiore. Cinquecento persone aspettavano, con il fiato sospeso, di vedere come avrebbe reagito all'audacia e alla galanteria del barbaro e alla trappola che, forse inconsapevolmente, le aveva aperto davanti.
"Io non sono regina, Anjin-san," rispose Ochiba lentamente. "Sono solo la madre dell'erede e la vedova del Taiko. Non posso accettare il vostro dono come una regina, perch non lo sono, non lo potr mai essere, e non pretendo n desidero essere una regina." Poi sorrise a tutta la sala e, rivolta ai presenti, aggiunse: "Ma come una signora nel giorno del suo compleanno, forse voi mi darete il permesso di accettare il dono dell'Anjin-san?"
Il pubblico scoppi in un applauso. Blackthorne si inchin e la ringrazi, comprendendo soltanto che il dono era stato accettato. Quando la folla si fu calmata, Ochiba esclam a voce alta: "Mariko-san, il vostro allievo vi rende davvero onore, ne?"
Mariko stava avvicinandosi, accompagnata da un giovanetto. Vicino a lei Blackthorne riconobbe Kiritsubo e Sazuko. Vide il giovanetto soffermarsi a sorridere a una fanciulla, poi raggiungere Mariko. "Buonasera, Nobile Toda." E, inebriato dal successo, avventatamente aggiunse in latino: "La serata  resa pi bella dalla tua presenza."
"Grazie, Anjin-san," rispose Mariko, con un lieve rossore. Si accost alla piattaforma, mentre il ragazzo restava indietro, fra gli spettatori. Mariko si inchin a Ochiba. "Io ho fatto ben poco, Ochiba-sama.  tutta opera dell'Anjin-san e del libro di parole che gli hanno dato i padri cristiani."
"Ah, s, il libro di parole!" esclam Ochiba e chiese a Blackthorne di mostrarglielo e di spiegarglielo, con l'aiuto di Mariko. Ne fu affascinata, e cos pure Ishido. "Dobbiamo averne delle copie, generale. Ordinate loro di darci cento copie di questo libro. Cos i nostri giovani potranno imparare la loro lingua, ne?
"S.  una buona idea, Ochiba-sama. Pi presto avremo i nostri interpreti, meglio sar." Ishido rise. "Che i cristiani rompano da s il loro monopolio, ne?"
Un samurai sui sessant'anni, che stava in prima fila, intervenne. "I cristiani non hanno nessun monopolio, Nobile generale. Siamo noi a chiedere ai padri cristiani - anzi insistiamo su questo - di farci da interpreti e mediatori perch sono i soli che sappiano parlare entrambe le lingue e di cui entrambe le parti si fidino. Fu il Nobile Goroda a iniziare questo sistema, ne? E il Taiko continu."
"Certo, Nobile Kiyama, non intendevo mancare di rispetto ai daimyo e ai samurai che sono diventati cristiani. Mi riferivo solo al monopolio dei preti cristiani," replic Ishido. "Per noi sarebbe meglio se fosse il nostro popolo a controllare il commercio con la Cina, e non dei preti cristiani, o dei preti in genere.
"Non si  mai verificato un caso di frode, Nobile generale. I preti sono onesti, il commercio facile e ben organizzato e i padri hanno in pugno la loro gente. Senza i barbari meridionali non c' seta, n commercio con la Cina. Senza i padri potremmo andare incontro a gravi fastidi. Molto gravi, mi spiace dirlo. Scusatemi se ne ho accennato."
"Ah, Nobile Kiyama," intervenne Ochiba, "sono certa che il Nobile Ishido  onorato che voi lo abbiate corretto. Non  vero, Nobile generale? Che farebbe il Consiglio senza l'illuminato parere del Nobile Kiyama?"
"Certamente," rispose Ishido.
Kiyama si inchin rigidamente, abbastanza compiaciuto. Ochiba osserv il giovanetto e agit il ventaglio. "E voi, Saruji-san? A voi piacerebbe imparare il barbaro?"
Il ragazzo arross sotto quello sguardo. Era sottile e di bell'aspetto e cercava disperatamente di apparire pi maturo dei suoi quindici anni. "Spero di non doverlo fare, Ochiba-sama, no... ma se mi fosse ordinato, proverei. Proverei in ogni modo."
Risero della sua ingenuit e Mariko disse con orgoglio, in giapponese: "Anjin-san, questo  mio figlio, Saruji." Blackthorne aveva seguito con la massima concentrazione lo scambio di frasi, ma erano troppo rapide e non aveva capito. Per aveva colto il nome "Kiyama" e un brivido di allarme lo aveva percorso. Si inchin a Saruji e questi gli rispose con un altro inchino. " un bel giovane. Fortunata avere bel figlio, Mariko-sama." Lo sguardo nascosto sotto le palpebre era fisso sulla mano destra del ragazzo, rattrappita e deforme. Ricord che Mariko gli aveva raccontato come il parto fosse stato travagliato e lungo. Povero ragazzo, pens. Come potr usare la spada? Distolse lo sguardo, che nessuno aveva notato, tranne Saruji. E sul suo viso Blackthorne lesse dolore e imbarazzo.
"Fortuna avere figlio bello," ripet a Mariko. "Ma certo impossibile, Mariko-san, avere figlio cos grande... non abbastanza anni, ne?"
"Siete sempre cos galante, Anjin-san?" chiese Ochiba. "Dite sempre frasi cos abili?"
"Prego?"
"Ah, sempre cos abile? Complimenti? Capite?"
"No, scusatemi." Gli faceva male la testa per lo sforzo di concentrarsi, ma quando Mariko gli ebbe riferito le parole di Ochiba, riusc ugualmente a rispondere con finta gravit: "Scusate, Mariko-sama, se Saruji-san  proprio vostro figlio, dite alla Nobile Ochiba che non sapevo che qui le dame si sposassero a dieci anni."
Lei tradusse, aggiungendo qualcosa che li fece ridere.
"Che cosa avete detto?"
"Ah!" Mariko not lo sguardo iroso di Kiyama fisso su Blackthorne. "Scusatemi, signore, posso presentarvi l'Anjin-san?"
Kiyama ricambi cortesemente l'inchino perfetto del pilota. "Si dice che voi affermiate di essere cristiano."
"Prego?" Kiyama non si degn di ripetere e Mariko tradusse.
"Scusatemi, Nobile Kiyama," rispose Blackthorne in giapponese. "S, sono cristiano, ma di un'altra setta."
"La vostra setta non  ben accetta nelle mie terre. N a Nagasaki... n a Kyushu, suppongo... n in nessuna terra appartenente a un daimyo cristiano."
Mariko continu a sorridere. Stava chiedendosi se Kiyama avesse ordinato personalmente l'assassinio al sicario Amida, e anche l'aggressione della notte precedente. Tradusse, smussando la dura scortesia di Kiyama e tutti nella sala ascoltarono attenti.
"Io non sono un prete," replic Blackthorne, rivolto a Kiyama. "Se nella vostra terra... solo commercio. Non discorso o insegnamento da preti. Rispettosamente chiedo solo commercio."
"Io non voglio il vostro commercio e non voglio voi nelle mie terre. A voi esse sono vietate, pena la morte. Capite?"
"S, capisco. Mi spiace."
"Bene." Kiyama si volt altezzosamente verso Ishido. "Dovremmo escludere totalmente questa setta e questi barbari dall'impero. Lo proporr al Consiglio nella prossima riunione. E devo dichiarare apertamente che ritengo che il Nobile Toranaga sia stato sconsiderato nel fare samurai uno straniero, e in particolare quest'uomo. Rappresenta un precedente molto pericoloso."
"Ma certo ha poca importanza! Tutti gli errori dell'attuale signore del Kwanto verranno corretti ben presto. Ne?"
"Tutti commettono errori, generale," ribatt puntigliosamente Kiyama, "Dio soltanto  onniveggente e perfetto. L'unico vero errore del Nobile Toranaga  di aver anteposto i propri interessi a quelli dell'erede."
"Infatti," rispose Ishido.
"Scusatemi, vi prego," intervenne Mariko, "ma questo non  vero. Siete entrambi in errore sul mio padrone."
Kiyama si rivolse a lei, con cortesia. " giustissimo che voi prendiate questo atteggiamento, Mariko-san. Ma, vi prego, non parliamone stasera. Dov' dunque il Nobile Toranaga, in questo momento, generale? Quali sono le ultime notizie?"
"Ho saputo che ieri si trovava a Mishima. E ricevo rapporti ogni giorno sul suo viaggio."
"Bene. Quindi entro due giorni uscir dai suoi confini?"
"S. Il Nobile Ikawa Jikkyu  pronto ad accoglierlo degnamente."
"Bene." Kiyama sorrise a Ochiba, che gli era molto cara. "In quel giorno, signora, per celebrare l'occasione, vorrete forse chiedere all'erede se permetter ai reggenti di rendergli omaggio?"
"L'erede ne sar onorato, signore," rispose Ochiba, suscitando un applauso. "E forse essere tutti suoi ospiti per una gara poetica. Acconsentirebbero i reggenti a fungere da giudici?"
Altri applausi.
"Grazie, ma forse dovreste essere voi e il principe Ogaki e qualche dama i giudici."
"Va bene, se lo desiderate."
"Quale ne sar il tema, signora? E quale il primo verso?" Kiyama era molto soddisfatto perch andava famoso per l'abilit di verseggiatore quanto per la crudelt e le capacit di spadaccino.
"Vi prego, Mariko-san, volete rispondere voi al Nobile Kiyama?" disse Ochiba e molti l'ammirarono di nuovo, perch lei era una mediocre poetessa, mentre Mariko era celebre.
Mariko fu lieta che fosse venuto il momento di cominciare. Riflett un istante, poi propose: "Dovrebbe essere sul presente, Nobile Ochiba. E il primo verso dovrebbe essere: 'Su un ramo spoglio.
Ochiba e tutti si congratularono per la scelta. Kiyama, ora di ottimo umore, osserv: "Eccellente, ma dovremo essere bravissimi per gareggiare con voi, Mariko-san."
"Spero che mi scuserete, signore, ma io non entrer in gara."
"Ma certo che dovete partecipare!" rise Kiyama. "Siete uno dei poeti migliori del regno! Non sarebbe la stessa cosa se voi mancaste."
"Mi dispiace, signore, spero che mi scuserete, ma io non sar qui."
"Non capisco.
"Che cosa intendete dire, Mariko-san?" chiese Ochiba.
"Scusatemi, Ochiba-sama," rispose Mariko, "ma lascer Osaka domani... con le Nobili Kiritsubo e Sazuko."
Il sorriso di Ishido scomparve. "Partite per dove?"
"Andiamo incontro al nostro feudatario, signore."
"Lui... il Nobile Toranaga sar qui entro pochi giorni, ne?"
"Sono mesi che la Nobile Sazuko non lo vede e il mio signore non ha ancora avuto la gioia di conoscere il suo nuovo nato. Naturalmente la Nobile Kiritsubo ci accompagner.  da altrettanto tempo che egli non vede la decana delle sue dame, ne?"
"Toranaga-sama sar qui tanto presto che non  necessario andargli incontro."
"Ma io lo ritengo necessario, generale."
Ishido ribatt irritato: "Siete appena arrivata e noi aspettavamo il piacere della vostra compagnia, Mariko-san. In particolare la Nobile Ochiba. E sono d'accordo con il Nobile Kiyama: naturalmente dovete partecipare alla gara poetica."
"Mi dispiace, ma non sar qui."
"Evidentemente siete stanca. Siete appena arrivata, e questo non  il momento di discutere di argomenti cos personali." Ishido si rivolse a Ochiba. "Forse, signora, dovreste salutare gli altri ospiti...
S, certo," rispose Ochiba, arrossendo. Subito si form la fila in attesa e una serie di conversazioni riprese, per interrompersi bruscamente quando Mariko disse: "Grazie, Nobile generale. Sono d'accordo con voi, ma questo non  un argomento personale e non c' niente da discutere. Partir domani per rendere omaggio al mio feudatario, insieme alle sue signore."
"Voi siete qui, Mariko-san," rispose freddamente Ishido, "per invito personale del Figlio del Cielo, con il benvenuto dei reggenti. Abbiate pazienza. Il vostro feudatario sar ben presto qui anche lui."
"Certo, signore, ma l'invito di sua maest  per il ventiduesimo giorno del mese. Non ordina a me - n a nessun altro - di restare confinato a Osaka fino a quel momento. O forse s?"
"Dimenticate la vostra educazione, Nobile Toda."
"Scusate, sarebbe l'ultima mia intenzione. Perdonate, vi chiedo scusa." Mariko si rivolse al cortigiano Ogaki. "Signore, l'invito dell'imperatore esige che io stia qui fino al suo arrivo?"
Ogaki rispose con un sorriso stereotipato. "L'invito  per il ventiduesimo giorno di questo mese, signora. Esige la vostra presenza per allora."
"Grazie." Mariko si inchin e si volt di nuovo a fronteggiare Ochiba e Ishido. "Esige la mia presenza per quel giorno, generale, e non prima. Per cui domani partir."
"Siate paziente, vi prego, Mariko-san. I reggenti vi hanno accolto con piacere e vorremmo il vostro aiuto per completare i preparativi prima dell'arrivo del Figlio del Cielo. Ora, Nobile Ochi..."
"Spiacente, signore, ma gli ordini del mio feudatario hanno la precedenza. Domani devo partire."
"Non partirete domani, e vi si ord... vi si prega, Mariko-san, di partecipare alla gara di poesia della Nobile Ochiba. Ora, Nobile..."
"Allora sono confinata qui... contro la mia volont?"
"Mariko-san, non parliamone adesso, vi prego!" esclam Ochiba.
"Chiedo scusa, Ochiba-sama, ma io sono una persona semplice. Ho dichiarato esplicitamente di avere degli ordini da parte del mio feudatario. Se non posso obbedire, voglio sapere perch. Nobile generale, sono confinata" qui fino al ventiduesimo giorno? E se  cos, per ordine di chi?"
"Siete un'ospite onorata," replic Ishido, misurando le parole, e deciso a che lei si sottomettesse. "Vi ripeto, signora, il vostro feudatario sar qui ben presto."
Mariko sent il potere di Ishido e lott per resistere. "Certo, ma di nuovo chiedo rispettosamente: sono confinata a Osaka per i prossimi diciotto giorni? E se cos, per ordine di chi?"
Ishido la inchiodava con lo sguardo. "No, non siete confinata."
"Grazie, generale. Scusatemi, vi prego, se ho parlato in modo cos diretto."
Molte signore nella sala si girarono verso i vicini e qualcuna espresse a parole quanto andavano pensando molte di quelle trattenute a Osaka contro la loro volont. "Se pu andarsene lei, lo posso anch'io, e anche tu, ne? Domani me ne vado... oh, che felicit!"
La voce di Ishido tagli quei sussurri come una lama. "Ma, Nobile Toda, poich avete voluto parlare con tanta presunzione, sento che  mio dovere chiedere ai reggenti di porre un rifiuto ufficiale... nel caso altri condividano l'equivoco." Sorrise malevolo al pubblico raggelato. "Fino a quel momento vi terrete pronta per rispondere alle loro domande e ricevere i loro ordini."
"Ne sarei onorata," rispose Mariko, "ma il mio dovere  verso il mio feudatario."
"Naturalmente. Ma si tratter solo di pochi giorni."
"Spiacente, signore, ma per i prossimi giorni il mio dovere  di rispettare gli ordini del mio feudatario."
"Vi dominerete con la pazienza. Ci vorr poco tempo. La questione  chiusa. Ora, Nobile Ki..."
"Spiacente, ma io non posso rinviare la partenza."
"Vi rifiutate di obbedire al Consiglio dei reggenti?" abbai Ishido.
"No, signore," ribatt con fierezza Mariko, "se questo non ostacola il mio dovere verso il mio feudatario, che  il primo dovere di un samurai!"
"Vi-terrete-a-disposizione-dei-reggenti-con-pazienza-filiale!"
"Spiacente, ho l'ordine del mio feudatario di accompagnare incontro a lui le sue signore. Immediatamente." Trasse dalla manica una pergamena, e la porse a Ishido con atteggiamento formale.
Egli l'apr con un gesto brusco e la scorse in fretta, poi alz gli occhi. "Anche cos, aspetterete gli ordini dei reggenti."
Mariko guard Ochiba con speranza, ma incontr uno sguardo di assoluta disapprovazione. Si volse verso Kiyama, il quale non apr bocca, con aria altrettanto dura.
"Prego, scusatemi, Nobile generale, ma non siamo in guerra," esord. "Il mio padrone sta mostrando la sua obbedienza ai reggenti, perci per i prossimi diciotto giorni..."
"La questione  chiusa!
"La questione sar chiusa, Nobile generale, quando mi avrete lasciato finire, secondo le buone maniere. Non sono una contadina da calpestare. Sono Toda Mariko-noh-Buntaro-noh-Hiro-matsu, figlia del Nobile Akechi Jinsai, della famiglia Takashima. Siamo samurai da mille anni e io dichiaro che non sar mai prigioniera n ostaggio n confinata. Per i prossimi diciotto giorni e fino al giorno decretato dall'imperatore, io sono libera di andarmene dove voglio... come ogni altro."
"Anche il nostro... il nostro padrone il Taiko era un contadino. Molti, moltissimi samurai sono o sono stati contadini. Ogni daimyo  stato, in passato, un contadino. Anche il primo dei Takashima. Ascoltatemi bene: voi-aspetterete-la-decisione-dei-reggenti."
"No. Mi dispiace, ma il mio primo dovere  verso il mio signore."
Ishido, infuriato, accenn a muoversi verso di lei. Ma proprio in quell'attimo si vide dell'agitazione alla porta del salone; una cameriera in lacrime si fece strada tra la folla e corse presso la Nobile Ochiba. "Scusatemi, vi prego, padrona," singhiozz, "ma  per Yodoko-sama... ha chiesto di voi, ... Dovete affrettarvi. L'erede si trova gi da lei."
Ochiba osserv preoccupata Mariko e Ishido, poi tutti gli altri, che la fissavano. S'inchin agli ospiti e se ne and in fretta. Ishido esit. "Ne riparleremo pi tardi, Mariko-san!" esclam e segu Ochiba, con passo pesante.
Alle sue spalle ricominci il diffuso mormorio, come una marea che saliva e scendeva. Blackthorne si accost a Mariko. "Che cosa succede, Mariko-san?"
Mariko era ancora con lo sguardo fisso sulla piattaforma vuota. Kiyama tolse la mano dall'elsa della spada e la mosse per sgranchirla.
"Posso consigliarvi, signora, di tornare a casa? Forse mi permetterete di parlare con voi pi tardi... diciamo all'ora del Cinghiale?"
"S, certo. Prego... scusatemi, ma dovevo..." la sua voce si affievol.
"Questa  una cattiva giornata, Mariko-san. Possa Dio vegliare su di voi." Kiyama si gir verso la sala e parl con piglio autorevole. "Propongo che tutti torniamo a casa e aspettiamo... aspettiamo e preghiamo l'Infinito di accogliere nella Sua pace la Nobile Yodoko, senza dolore e senza affanno, se  venuto il suo momento." Diede un'occhiata a Saruji, che era rimasto immobile. "Voi verrete con me." Si avvi verso l'uscita e Saruji accenn a seguirlo, combattuto fra l'obbedienza e il desiderio di restare accanto alla madre, e insieme intimidito dal sentire su di s l'attenzione generale.
Con un mezzo inchino alla sala, Mariko si avvi anche lei verso l'uscita. Kiri si inumid le labbra inaridite, ferma accanto a Sazuko, che tremava, piena di apprensione. Poi Kiri la prese per mano e insieme seguirono Mariko. Yabu si affianc a Blackthorne e anch'essi uscirono, consapevoli di essere gli unici samurai con la divisa di Toranaga.
Fuori li aspettavano i Grigi.

"Ma, in nome di tutti gli dei, che cosa vi ha preso, per mettervi in una simile situazione? Sciocco, ne?" esplose Yabu.
"Mi dispiace," rispose Mariko, nascondendogli la ragione vera e augurandosi che Yabu se ne andasse, invece di esasperarla con la sua maleducazione. " accaduto, e basta, signore. Non era che una festa di compleanno e poi... Non lo so. Scusatemi, Yabu-sama, e anche voi, Anjin-san..."
Blackthorne cominci a parlare, ma Yabu lo prevenne ed egli si appoggi allo stipite della finestra, distrutto dallo sforzo di capire.
"Scusate, Yabu-sama," ripet Mariko, pensando: quanto sono pesanti gli uomini con questo bisogno di farsi spiegare tutto. Non vedono neppure quello che gli sta davanti agli occhi.
"Avete scatenato una tempesta che ci travolger tutti!  stupido!"
"S, ma non  giusto che ci tengano rinchiusi qua dentro e Toranaga-sama mi ha dato ordini..."
"Sono ordini pazzeschi! Deve essere caduto in preda ai diavoli! Dovrete chiedere scusa e tirarvi indietro. E la sorveglianza intanto diventer anche peggiore... Certamente Ishido ritirer il nostro permesso di partire e voi avrete rovinato tutto." Si volt verso Blackthorne. "Che facciamo, adesso?"
"Prego?"
Erano appena entrati nel salone di Mariko. La casa di lei sorgeva all'interno dell'ultima cerchia di mura. I Grigi li avevano scortati fin l e stazionavano fuori dalla porta, pi numerosi del solito. Kiri e Sazuko erano tornate nei loro alloggi con un'altra scorta di Grigi, e Mariko aveva promesso di raggiungerle dopo la visita di Kiyama.
"Ma le guardie non vi lasceranno uscire," aveva detto Sazuko, angosciata.
"Non preoccupatevi," aveva risposto lei. "Niente  cambiato... dentro il castello possiamo muoverci liberamente, anche se con la scorta."
"Vi fermeranno! Oh, perch..."
"Mariko-san ha ragione, bambina," era intervenuta Kiri, impassibile. "Niente  cambiato. A tra poco, Mariko-san." Poi si erano ritirate negli appartamenti, i Marroni avevano chiuso il portone e Mariko aveva tirato un gran respiro, avviandosi verso casa con Yabu e Blackthorne.
In quel momento stava ripensando a come con la coda dell'occhio avesse visto Blackthorne preparare il pugnale da lanciare, mentre lei sosteneva i propri diritti e come per quel gesto si fosse sentita pi forte. S, Anjin-san, pens, sapevo che saresti stato l'unico su cui potessi contare. Tu eri l, quando ho avuto bisogno di te.
Il suo sguardo si pos su Yabu, che sedeva di fronte a lei, con una smorfia feroce. L'aveva meravigliata il fatto che Yabu l'avesse spalleggiata in pubblico, uscendo dietro di lei. A causa di quell'appoggio e anche perch perdere la pazienza con lui sarebbe stato vano, ignor la sua insolenza e cominci a placarlo. "Scusate la mia stupidit, Yabu-sama, vi prego," esord con voce tremante per il pianto, "naturalmente avete ragione. Mi dispiace tanto, non sono che una stupida donna."
"Appunto! Sciocco opporsi a Ishido nel suo stesso nido di vipere, ne?
"S, vi prego di scusarmi. Posso offrirvi del sak o del cha?" Batt le mani e subito apparve Chimmoko, con i capelli scomposti e la faccia gonfia per il pianto e spaventata. "Porta cha e sak per i miei ospiti, e qualcosa da mangiare. E renditi presentabile! Come osi venirci davanti in questo stato? Credi di trovarti in una capanna di contadini? Mi copri di vergogna davanti al Nobile Kasigi!"
Chimmoko fugg in lacrime. "Scusatemi, Yabu-sama. Perdonate la sua insolenza."
"Ma non ha nessuna importanza! Che si fa con Ishido? Eh, signora... il vostro accenno ai contadini ha colpito nel segno e pu aver ferito a fondo il generale. Adesso vi siete fatta un nemico sul serio! Lo avete colpito in pieno, davanti a tutti!"
"Oh, lo credete? Scusatemi, ma io non volevo insultare lui."
"Gi, ma lui  un contadino, lo  sempre stato, lo sar sempre, e ha sempre odiato tutti quelli di noi che sono veri samurai."
"Oh, come siete stato intelligente a capirlo! Grazie per avermelo detto." Mariko s'inchin e parve asciugarsi una lacrima. "Posso dirvi che ora mi sento molto protetta... dalla vostra forza... Se non fosse stato per voi, Nobile Kasigi, credo che sarei svenuta."
"Sciocco aggredire in quel modo Ishido davanti a tutti," ripet Yabu, un po' raddolcito.
"S,  vero.  un tale peccato che tutti i nostri capi non siano forti e intelligenti come voi, signore... il nostro padrone non si troverebbe in un tale guaio."
"D'accordo. Ma voi ci avete messi nei guai fino al collo."
"Perdonatemi.  colpa mia, s!" Mariko finse di lottare coraggiosamente con il pianto. Poi sussurr: "Grazie di aver accettato le mie scuse, signore. Siete molto generoso."
Yabu annu, convinto di meritare gli elogi, di essere unico e impareggiabile e di dover giustamente vedere Mariko ai propri piedi. E di nuovo lei si scus e lo plac con parole dolci e suadenti, finch fu calmo del tutto.
"Posso spiegare la mia stupidit all'Anjin-san? Forse lui potrebbe suggerirci una via d'uscita..." lasci la frase in sospeso con espressione pentita.
"S, va bene."
Mariko si inchin con gratitudine e si rivolse in portoghese a Blackthorne. "Ascoltatemi bene, Anjin-san, vi prego, e per ora non fate domande. Scusate, ma prima ho dovuto calmare questo bastardo irascibile... voi dite cos, vero?" In fretta gli riepilog l'accaduto e gli spieg perch Ochiba se ne era andata in fretta.
" un grosso problema," comment lui, scrutandola indagatore.
"S. Yabu-sama chiede il vostro parere. Come si potrebbe fare per rimediare al guaio combinato dalla mia stupidit?"
"Quale stupidit?" Blackthorne continuava a guardarla, e lei si sent inquieta. Lui si rivolse direttamente a Yabu. "Non sapevo, signore. Adesso capisco... adesso penso."
"Cosa c' da pensare?" replic acido Yabu. "Siamo chiusi qui dentro."
Mariko tradusse, senza alzare lo sguardo dal tatami.
" vero, Mariko-san. Ma  stato sempre vero, no?" disse Blackthorne.
"S, mi spiace."
Egli si gir a contemplare la notte. Lungo il muro del giardino erano infisse delle fiaccole e la luce giocava sulle foglie e sui rami, che erano stati appositamente innaffiati. A ovest alcuni Marroni sorvegliavano il portone.
"Senti," aggiunse Blackthorne, senza guardarla, "devo parlare con te in privato."
"S, tu e io," rispose lei, ma non si volt, temendo che il suo viso la tradisse davanti a Yabu. "Stanotte verr da te." Si rivolse a Yabu. "L'Anjin-san, purtroppo,  d'accordo con voi riguardo alla mia stupidit. Mi dispiace."
"Ma a che serve ormai?"
"Anjin-san," riprese Mariko con voce normale, "pi tardi andr da Kiritsubo-san. So dove alloggiate e vi raggiunger."
"S. Grazie," rispose lui, sempre voltandole le spalle.
"Yabu-sama, pi tardi mi recher da Kiritsubo-san," disse Mariko in tono umile, "forse lei trover una soluzione."
"Non ce n' che una," replic Yabu, con gli occhi ardenti e con una decisione che la scoraggi. "Domani chiederete scusa. E resterete qua."

Kiyama si present all'ora fissata. Con lui c'era Saruji e Mariko si sent mancare il cuore. Finiti i convenevoli, Kiyama le disse, con gravit: "E ora, Mariko-san, spiegatemi il motivo."
"Non siamo in guerra, signore. Non dovremmo essere confinati... n essere trattati come ostaggi... quindi io posso andare dove voglio."
"Non c' bisogno di essere in guerra per trattenere degli ostaggi. Lo sapete bene. La Nobile Ochiba  stata in ostaggio a Yedo, per garantire la salvezza del vostro padrone a Osaka, e nessuno era in guerra. Oggi il Nobile Sudara  in ostaggio con la famiglia presso suo fratello eppure non sono in guerra. Ne?" Mariko tenne gli occhi bassi. "Qui ci sono molti ostaggi che devono garantire la doverosa obbedienza dei loro signori al Consiglio dei reggenti, cio al governo legale del paese. E questo  saggio.  un uso consueto, ne?
"S, Kiyama-sama."
"Bene. E ora ditemi la ragione vera."
"Signore?"
Irritato Kiyama ribatt: "Non mettetevi a giocare con me! Neppure io sono un contadino! Voglio sapere il motivo del vostro contegno di stasera!"
Mariko alz gli occhi. "Scusatemi, ma  semplice: il Nobile generale mi ha esasperato con la sua arroganza. Io ho degli ordini, signore. Non c' niente di male ad accompagnare Kiri-san e Sazuko-san dal nostro padrone, per pochi giorni."
"Capite bene che  impossibile e Toranaga deve saperlo altrettanto bene."
"Scusatemi, ma il mio padrone mi ha dato degli ordini. E un samurai non discute gli ordini del suo signore."
"Certo, ma li discuto io, perch sono insensati. E il vostro padrone non commette insensatezze n errori. E insisto sul fatto che ho il diritto di interrogarvi in proposito."
"Scusatemi, vi prego, ma io non ho niente da aggiungere."
"Invece s. Per esempio, bisogna parlare di Saruji. E del fatto che vi conosco da sempre e da sempre vi stimo. Hiro-matsu-sama  il mio pi caro amico e vostro padre  stato un carissimo amico anche lui, e un mio onorato alleato, fino alle due ultime settimane della sua vita."
"Un samurai non mette in discussione gli ordini del suo signore."
"Adesso voi non avete che due strade, Mariko-chan: o chiedete scusa e restate, o tentate di andarvene. Se lo tentate, vi fermeranno."
"S, me ne rendo conto."
"Domani chiederete scusa. Io convocher una riunione dei reggenti e loro emetteranno un verdetto su tutta la questione. Poi vi sar permesso di partire con le Nobili Kiritsubo e Sazuko."
"Scusatemi, quanto tempo ci vorr?"
"Non lo so. Qualche giorno."
"Mi dispiace, io ho l'ordine di partire subito.
"Guardatemi!" Mariko obbed. "Io, Kiyama Ukon-noh-Odanaga, signore di Higo, Satsuma e Osumi, un reggente del Giappone, della famiglia dei Fujimoto, primo daimyo cristiano del Giappone, io vi dico di restare."
"Mi dispiace. Il mio feudatario mi proibisce di restare."
"Non capite quello che vi dico?"
"S, signore, ma non ho scelta, perdonatemi."
Kiyama indic Saruji. "Il fidanzamento tra mia nipote e Saruji... non potr essere rispettato se voi cadrete in disgrazia."
"S, signore, lo so," replic Mariko, con gli occhi pieni di infelicit, tanto pi vedendo la disperazione sul volto del ragazzo. "Mi dispiace, figlio mio. Ma devo compiere il mio dovere."
Saruji accenn a parlare, si trattenne, poi si decise. "Perdonatemi, madre, ma... il vostro dovere verso l'erede non  maggiore di quello verso il Nobile Toranaga? L'erede  il nostro vero feudatario, ne?
Lei riflett. "S e no, figlio mio. Il Nobile Toranaga  quello che ha giurisdizione su di me, non l'erede."
"Allora vuol dire che il Nobile Toranaga ha giurisdizione anche sull'erede?"
"No, scusami."
"Perdonate, madre, non capisco. Ma mi sembra che se l'erede d un ordine egli debba avere la precedenza sul Nobile Toranaga." Mariko tacque.
"Rispondetegli," le impose Kiyama.
"Questo pensiero  tuo, figlio mio? O qualcuno te lo ha ispirato?"
Saruji aggrott la fronte, cercando di ricordare. "Noi... ne abbiamo parlato... con il Nobile Kiyama e la sua Nobile Signora. E con il padre visitatore. Non ricordo. Credo di averlo pensato io, e il padre visitatore ha detto che avevo ragione, non  vero, signore?"
"Ha affermato che l'erede  pi importante del Nobile Toranaga nel regno. Legalmente. Rispondetegli, Mariko-san."
"Se l'erede fosse adulto, se fosse il Kwampaku, legale padrone del regno come il Taiko" suo padre, obbedirei in questa situazione a lui pi che al Nobile Toranaga. Ma Yaemon  un bambino, nella realt e per la legge, e quindi legalmente senza autorit. Ti soddisfa questa risposta?"
"Ma... ma  pur sempre l'erede, ne? I reggenti lo ascoltano e il Nobile Toranaga gli rende onore. Che significa qualche anno, madre? Se voi non chiederete... perdonatemi, ma ho paura per voi." Gli tremarono le labbra.
Mariko avrebbe voluto abbracciarlo e proteggerlo, ma non si mosse.
"Io non ho paura, figlio mio. Non ho paura di niente sulla terra. Temo soltanto il giudizio di Dio," dichiar, rivolta a Kiyama.
"Questo lo so," rispose lui. "E possa la Madonna benedirvi per questo." Dopo una pausa riprese. "Mariko-san, chiederete pubblicamente scusa al generale?"
"S, volentieri, purch lui pubblicamente ritiri i soldati dalla mia strada e ci dia un permesso scritto di partire domani."
"Obbedirete a un ordine dei reggenti?"
"Perdonatemi, signore, ma in questa questione, no."
"Accetterete con rispetto una loro richiesta?"
"Perdonatemi, ma in questa questione, no."
"Accetterete una richiesta dell'erede e della Nobile Ochiba?"
"Quale richiesta, scusatemi?"
"Di andare a visitarli, e restare qualche giorno con loro, fino a quando non avremo risolto questo problema."
"Perdonatemi, signore, ma che problema c' da risolvere?"
Kiyama perse ogni controllo e grid: "Il futuro e l'ordine del regno, innanzi tutto, e poi il futuro della Madre Chiesa, e il vostro atteggiamento per ultima cosa!  chiaro che gli stretti rapporti con il barbaro vi hanno contaminata e vi hanno confuso la mente, come io prevedevo!"
Senza rispondere, Mariko lo fiss. Con uno sforzo, Kiyama si riprese.
"Scusate... la mia collera. E le cattive maniere," disse rigidamente. "La mia unica giustificazione  che sono fortemente preoccupato." Si inchin con dignit. "Vi chiedo scusa."
" stata colpa mia, signore. Perdonate se ho distrutto la vostra armonia e vi ho causato preoccupazione. Ma non ho scelta."
"Vostro figlio ve ne ha offerta una, e io ve ne ho date molte."
Mariko non rispose. L'aria era soffocante, nonostante la frescura notturna e la brezza che agitava le luci delle fiaccole.
Allora siete decisa?"
"Non ho scelta, signore."
"Benissimo, Mariko-san. Non c' altro da dire. Se non ripetervi che io vi ordino di non andare agli estremi... e che ve lo chiedo."
Lei chin la testa.
"Saruji-san, per favore, aspettatemi fuori," aggiunse Kiyama.
Il ragazzo sconvolto fu appena in grado di parlare. "S, signore. Perdonatemi, madre," mormor inchinandosi.
"Che Dio ti protegga per l'eternit."
"E protegga anche voi."
"Buonanotte, figlio mio."
"Buonanotte, madre."
Rimasti soli, Kiyama riprese il colloquio. "Il padre visitatore  molto angustiato."
"Per me, signore?"
"S, e per la santa Chiesa... e il barbaro. E per la nave del barbaro. Prima parlatemi di lui."
" un uomo unico, molto forte e molto intelligente. In mare ... egli appartiene al mare, sembra diventare parte del mare e della nave e non esiste nessuno che possa eguagliarlo in coraggio e abilit."
"Nemmeno Rodrigues-san?"
"L'Anjin-san gli si  dimostrato superiore per due volte: una volta qui e una volta durante il viaggio verso Yedo." Gli raccont della visita notturna di Rodrigues, presso Mishima, e delle armi nascoste e di quanto lei aveva sentito del colloquio. "Se avessero navi pari, l'Anjin-san vincerebbe. Ma, secondo me, vincerebbe in ogni caso."
"Parlatemi della nave." Mariko obbed.
"Parlatemi dei suoi vassalli." Mariko gli rifer quanto era avvenuto.
"Perch Toranaga gli ha dato nave, denaro, vassalli e libert?"
"Non me lo ha mai spiegato, signore."
"Ditemi la vostra opinione."
"Per dare via libera all'Anjin-san contro i suoi nemici," rispose subito Mariko, e aggiunse, senza scusarsi: "Poich me lo chiedete, in questo caso i nemici dell'Anjin-san sono anche quelli del mio padrone: i portoghesi, i santi padri che istigano i portoghesi, e i Nobili Harima e Onoshi, e voi stesso, signore."
"Perch l'Anjin-san dovrebbe considerarci suoi nemici particolari?"
"Per Nagasaki, il commercio e il vostro dominio sulle coste di Kyushu, signore. E perch siete i maggiori daimyo cristiani."
"La Chiesa non  nemica di Toranaga, n lo sono i santi padri."
"Mi spiace, ma credo che il Nobile Toranaga ritenga che i padri appoggino il generale Ishido, come fate voi."
"Io difendo l'erede. Sono contro Toranaga-sama perch lui non lo fa e perch distrugger la nostra Chiesa."
"Scusate, questo non  vero. Il mio padrone  tanto superiore al generale, signore! Avete combattuto venti volte come suo alleato e sapete di potervene fidare. Perch schierarsi con un suo nemico dichiarato? Toranaga-sama ha sempre favorito il commercio e non  anticristiano come il generale e la Nobile Ochiba."
"Scusatemi, Mariko-san, ma davanti a Dio io sono convinto che Toranaga in segreto detesti la Chiesa, che in segreto odii la Vera Fede e in segreto voglia con tutte le forze distruggere la successione, l'erede e la Nobile Ochiba. La sua meta  lo Shogunato... questo soltanto! In segreto mira a diventare Shogun, si prodiga per diventare Shogun e tutti i suoi gesti tendono a quest'unico fine."
"Davanti a Dio, io vi giuro che non ci credo."
"Lo so, ma non per questo avete ragione." La osserv un momento, poi aggiunse: "Per vostra stessa ammissione questo Anjin-san e la sua nave rappresentano un grave pericolo per la Chiesa, ne? E Rodrigues  d'accordo con voi: se l'Anjin-san si scontrasse in mare con la Nave Nera, sarebbe un gran male."
"Ne sono convinta anch'io, signore."
"Questo danneggerebbe gravemente la nostra Madre Chiesa, ne?
"S."
"Eppure, ugualmente, voi non aiuterete la Chiesa contro un tale uomo?"
"Lui non  contro la Chiesa, signore, n veramente contro i padri, anche se non si fida di loro.  contro i nemici della sua regina. E il suo obiettivo  la Nave Nera, per guadagno."
"Per si oppone alla Vera Fede, e quindi  un eretico."
"S. Ma io non credo che sia vero tutto quello che ci hanno detto i padri. E molte cose non ce le hanno mai dette. Tsukku-san ha dovuto ammetterlo. Il mio feudatario mi ha ordinato di diventare amica e confidente dell'Anjin-san, di insegnargli la nostra lingua e le nostre usanze e di apprenderne quanto avrebbe potuto esserci utile. E ho trovato..."
"Utile a Toranaga, intendete dire?"
"Signore, l'obbedienza al proprio feudatario  il perno della vita di un samurai. Non la esigete forse da tutti i vostri vassalli?"
"S, ma l'eresia  terribile e sembra che voi ne siate stata infettata dal barbaro, e siate sua alleata contro la Chiesa. Prego Dio che vi apra gli occhi, Mariko-san, prima che restiate dannata. E infine, un'ultima cosa: il padre visitatore mi ha detto che avete delle informazioni da darmi, di carattere personale."
Mariko non se l'aspettava. "Signore?"
"Ha detto di aver ricevuto giorni fa un dispaccio da Tsukku-san, con un messaggero speciale giunto da Yedo. Voi avete delle informazioni sui... sui miei alleati."
"Io ho un appuntamento domani mattina con il padre visitatore."
"S, me l'ha riferito. Ebbene?"
"Scusatemi, domani, dopo averlo visto..."
"Non domani. Adesso! Mi ha comunicato che tutto ci aveva a che fare con Onoshi e che riguardava la Chiesa, e che voi dovevate parlarmene subito. Vi giuro davanti a Dio che cos mi ha detto. Siamo arrivati al punto che non vi fidate di me?"
"Perdonate. Io avevo fatto un accordo con Tsukku-san e mi aveva chiesto di parlare apertamente con il padre visitatore. Ecco tutto."
"Il padre visitatore vuole che mi informiate subito."
Mariko comprese di non avere alternativa. Doveva giocare le sue carte. Gli rifer del complotto ordito contro di lui. Anche Kiyama si mostr incredulo, finch non gli ebbe rivelato da quale fonte erano arrivate le notizie.
"Il suo confessore?"
"S."
"Mi dispiace che Uraga sia morto," mormor Kiyama, ancora pi afflitto per quel secondo fiasco contro l'Anjin-san. E per di pi era rimasta uccisa l'unica persona in grado di provare che il suo nemico Onoshi era un traditore. "Uraga brucer per sempre all'inferno per un tale sacrilegio.  terribile quello che ha fatto. Meritava la scomunica e le fiamme eterne, per mi ha reso un servigio... se  vero." Kiyama la guard, e a un tratto apparve vecchio e logoro. "Non posso credere che Onoshi arriverebbe a questo passo, n che Harima ne sia al corrente."
"Potreste... potreste domandare al Nobile Harima se  vero?"
"S, ma non lo rivelerebbe mai. Io non lo farei... e voi? Triste, ne? Sono terribili le vie degli uomini."
" vero."
"Non ci credo, Mariko-san. Uraga  morto, e non potremo mai averne le prove. Prender delle precauzioni, ma... non ci credo."
"S. Una riflessione, signore. Non  strano che il generale abbia messo una guardia intorno all'Anjin-san?"
"Perch strano?"
"Perch proteggerlo? Dato che lo odia tanto... Non sar forse che anche il generale adesso vede nell'Anjin-san una possibile arma contro i daimyo cattolici?"
"Non vi seguo."
"Se, Dio non voglia, voi moriste, signore, Onoshi diventerebbe il pi grande capo di Kyushu, ne? Come potrebbe allora piegarlo il generale? Forse soltanto usando l'Anjin-san."
" possibile," disse lentamente Kiyama.
"C' una ragione sola per cui lui vuole proteggere l'Anjin-san: usarlo. Dove? Solo contro i portoghesi... e quindi i daimyo cristiani di Kyushu."
" possibile."
"Io credo che l'Anjin-san, vivo, possa essere utile a voi quanto a Onoshi o a Ishido o al mio padrone. Il suo sapere  enorme. E solo il sapere pu proteggerci dai barbari, anche dai portoghesi."
Con disprezzo Kiyama replic: "Possiamo schiacciarli o buttarli fuori quando vogliamo. Sono come mosche su un cavallo, nient'altro."
"E se la santa Madre Chiesa vince e tutto il paese diventa cristiano come noi desideriamo, allora? Sopravviveranno le nostre leggi? Sopravviver il bushido? Di fronte ai Comandamenti? Io penso di no - com' avvenuto nel resto del mondo, dove i santi padri hanno prevalso - se noi non saremo preparati."
Kiyama non le rispose. Mariko insist: "Vi prego, signore, chiedete all'Anjin-san che cosa  avvenuto in altri paesi."
"No, non lo chieder. Io credo che vi abbia stregato, Mariko-san. Ho fiducia nei santi padri e sono convinto che il vostro Anjin-san sia ispirato da Satana. Vi scongiuro di rendervi conto che gi vi ha contaminata con la sua eresia. Avete detto pi volte 'cattolico' invece di 'cristiano'. Non significa che voi ammettete, con lui, che esistano due fedi, due versioni della Vera Fede? La vostra minaccia di stasera non  un coltello puntato contro l'erede? E contro gli interessi della Chiesa?" Si alz in piedi. "Grazie delle vostre informazioni. Dio sia con voi."
Mariko estrasse dalla manica una piccola pergamena arrotolata. "Il mio padrone mi ha ordinato di consegnarvela."
Kiyama ne osserv il sigillo intatto. "Sapete cosa dice?"
"S. Ho avuto l'ordine di distruggerla, se necessario, e riferirvi il messaggio a voce."
Kiyama ruppe il sigillo. Il messaggio ribadiva che Toranaga desiderava la pace fra loro due, sostenendo come sempre l'erede e la successione e riferiva brevemente la notizia riguardante Onoshi. Cos concludeva:

Non ho prove, ma Uraga-noh-Tadamasa le avr ed  stato mandato appositamente da voi a Osaka, perch possiate interrogarlo, se volete. Comunque, ho le prove che anche Ishido ha tradito il patto concluso con voi, di dare il Kwanto ai vostri discendenti dopo la mia scomparsa. Il Kwanto  stato promesso a mio fratello Zataki, a patto che mi abbandonasse, come ha gi fatto. Mi dispiace, mio vecchio compagno d'armi, ma anche voi siete stato tradito. Dopo la mia morte, voi e i vostri sarete isolati e distrutti, insieme alla Chiesa cristiana. Vi prego di rifletterci. Avrete presto le prove della mia sincerit.

Kiyama rilesse il messaggio e Mariko lo sorvegli attenta, come le era stato ordinato. "Osservatelo bene, Mariko-san," aveva detto Toranaga. "Non sono sicuro del suo accordo con Ishido per il Kwanto. Lo hanno riportato le spie, ma non sono sicuro. Lo saprete da quello che fa - o non fa - se gli darete il messaggio nel momento giusto."
Vide che Kiyama reagiva. Dunque  vero, pens. Il vecchio daimyo alz lo sguardo su di lei. "E siete voi la prova della sua sincerit, ne? L'offerta sacrificale, l'agnello sull'altare?"
"No, signore."
"Non vi credo. E non credo a lui. Il tradimento di Onoshi, forse... Ma il resto... Toranaga ricomincia con i suoi vecchi trucchi, mescolando mezze verit con miele e veleno. Ho paura che siate voi a essere stata tradita, Mariko-san."

54
"Partiremo a mezzogiorno."
"No, Mariko-san," implor Sazuko, quasi in lacrime.
"S," rispose Kiri, "partiremo, come e quando dite voi."
"Ma ci fermeranno!" esclam la giovane. " tutto inutile!"
"No, sbagliate, Sazuko-san," le disse Mariko. " necessario, invece."
"Mariko-san ha ragione," intervenne Kiri. "Abbiamo degli ordini." Le accenn ad alcuni preparativi per la partenza. "All'alba saremo pronte."
"Partiremo a mezzogiorno. Cos ha detto lui, Kiri-san," replic Mariko.
"Ci bastano poche cose, ne?
S.
"Proprio poche!" comment Sazuko. "Scusate, ma  sciocco, tanto ci fermeranno."
"Forse no, bambina," rispose Kiri. "Mariko sostiene che ci lasceranno andare. Toranaga-sama pensa che ci lasceranno andare, quindi si pu presumere che lo faranno. Riposatevi un po', adesso. Io devo parlare con Mariko-san."
Sazuko usc, molto turbata. Kiri incroci le braccia. "Ebbene, Mariko-san?"
"Spedir subito un messaggio cifrato, con un piccione viaggiatore, per informare Toranaga-sama di quanto  avvenuto stasera. Gli uomini di Ishido cercheranno sicuramente di distruggere gli altri piccioni domani, se nascono dei guai e non posso portarli qui. Volete mandare anche voi un messaggio subito?"
"S. Lo scriver immediatamente. Che cosa pensate che succeder?"
"Toranaga-sama  sicuro che ci lasceranno andare, se io sar forte."
"Non sono d'accordo. E, scusatemi, vi prego, ma non credo che neppure voi abbiate molta fiducia in questo tentativo."
"Vi sbagliate. Oh, certo domani possono fermarci, e se lo faranno ci saranno discussioni e minacce terribili, ma non significano niente." Mariko rise. "Tante minacce, Kiri-san, e andranno avanti tutto il giorno e tutta la notte. Ma il giorno seguente ci permetteranno di partire."
Kiri scosse il capo. "Se permettono a noi di andarcene, ogni ostaggio partir da Osaka. Ishido ne sarebbe molto indebolito e perderebbe la faccia. E non se lo pu permettere."
"Infatti," ammise Mariko, molto soddisfatta. "In ogni caso si trover nei guai."
Kiri la osserv. "Entro diciotto giorni il nostro padrone sar qui, ne? Deve esserci, per forza."
"Certo."
"Perdonate, ma allora perch  cos importante che noi partiamo subito?"
"Lui lo ritiene abbastanza importante da ordinarcelo, Kiri-san."
"Ah, allora ha un piano?"
"Non ha forse sempre molti piani?"
"Quando l'imperatore ha accettato di presenziare alla cerimonia, il nostro padrone si  trovato intrappolato, ne?"
"S."
Kiri guard verso la porta. Era chiusa. Si chin in avanti e sussurr piano: "Allora perch mi ha chiesto in segreto di mettere in testa a Ochiba quell'idea?"
La sicurezza di Mariko vacill. "Vi ha detto lui di farlo?"
"S. Da Yokos, dopo il primo incontro con Zataki. Perch si  preparato lui stesso la trappola?"
"Non lo so."
Kiri si morse le labbra. "Vorrei capirlo. Presto lo sapremo, ma credo che voi non diciate tutto, Mariko-san."
Mariko accenn a parlare, ma Kiri la trattenne con un gesto, invitandola a tacere e mormor: "Il suo messaggio mi ordinava di affidarmi completamente a voi, perci non parliamone pi. Avete la mia piena fiducia, ma questo non mi impedisce di continuare a riflettere. Ne?"
"Scusatemi, vi prego."
"Sono cos orgogliosa di voi!" disse Kiri con voce normale. "Per quel vostro affrontare Ishido e tutti con tanta fierezza. Vorrei possedere il vostro coraggio.
" facile per me. Il nostro signore ha ordinato di partire."
" molto pericoloso, temo. Comunque, in che modo vi potrei aiutare?"
"Datemi il vostro appoggio."
"Lo avete, lo avete sempre avuto."
"Star qui con voi fino all'alba, Kiri-san. Ma prima devo parlare con l'Anjin-san."
"S.  meglio che vi accompagni."
Insieme lasciarono gli appartamenti di Kiri, con una scorta di Marroni. Altri Marroni, incontrandole, si inchinarono, chiaramente orgogliosi di Mariko. Percorsero numerosi corridoi, poi il salone, poi altri corridoi. L c'erano di guardia Marroni e Grigi. Vedendo Mariko, tutti si inchinarono in segno di riverente omaggio, con la stessa deferenza. Sia Kiri che Mariko furono sfavorevolmente colpite dalla vista di tanti Grigi nella loro parte del castello, ma nascosero quell'impressione e non parlarono.
Kiri indic una porta. "Anjin-san?" chiam Mariko.
"Hai?" La porta si apr e apparve sulla soglia Blackthorne. Dentro la stanza c'erano altri due Grigi. "Buonasera, Mariko-san."
"Buonasera," lo salut Mariko. "Devo parlare in privato con l'Anjin-san," aggiunse, rivolta ai Grigi.
"Prego, signora, parlate pure," le rispose il capitano dei Grigi, con grande rispetto. "Purtroppo noi abbiamo l'ordine dal generale Ishido in persona, pena la morte, di non lasciarlo solo."
Avanz Yoshinaka, che era di turno quella sera. "Scusate, signora, ho dovuto accettare queste venti guardie per l'Anjin-san.  stato un desiderio personale del generale Ishido. Mi dispiace."
"Dato che il generale si preoccupa solo della sicurezza dell'Anjin-san, sono benvenute," disse Mariko, tutt'altro che contenta in cuor suo.
Yoshinaka si rivolse al capitano dei Grigi. "Mi assumo io la responsabilit dell'Anjin-san finch la Nobile Toda  con lui. Potete aspettare fuori."
" impossibile," rispose con fermezza il capitano, "io e i miei uomini non dobbiamo perderlo di vista."
"Sar lieta di restare io," intervenne Kiri. "Qualcuno deve essere presente."
"Mi dispiace, Kiritsubo-san, ma noi dobbiamo essere presenti. Scusatemi, Nobile Toda," continu il capitano, imbarazzato, "ma nessuno di noi parla la lingua barbara."
"Nessuno suppone che voi siate tanto ineducati da ascoltare," replic Mariko, tesa. "Ma gli usi dei barbari sono diversi dai nostri.
"Ovviamente devono obbedire ai loro ordini," disse Yoshinaka. "Voi avete sostenuto stasera, con tutte le ragioni, che il primo dovere di un samurai  quello verso il suo signore, Mariko-sama, e giustamente lo avete sostenuto in pubblico."
"Giustissimo, Nobile Toda," ribad il capitano dei Grigi, con altrettanto calore e orgoglio. "Un samurai non ha altra ragione di vita, ne?"
"Grazie," rispose lei, confortata da tanto rispetto.
"Dovremmo soddisfare anche le usanze dell'Anjin-san, se  possibile, capitano," intervenne ancora Yoshinaka. "Forse ho trovato una soluzione. Seguitemi, vi prego." Li guid di nuovo nel salone. "Signora, volete condurre qui l'Anjin-san? Vi potete sedere l," e indic la pedana, dall'altra parte della stanza. "Le guardie dell'Anjin-san staranno alla porta per compiere il loro dovere, noi compiremo il nostro, e voi parlerete come desiderate, secondo gli usi dell'Anjin-san. Ne?"
Mariko spieg a Blackthorne le parole di Yoshinaka e aggiunse in latino, prudentemente: "Stanotte non ti lasceranno mai. Non abbiamo scelta... a meno che non ordini di ucciderli all'istante, se tu lo vuoi."
"Il mio desiderio  di parlare con te da solo, ma non a prezzo di vite umane," rispose Blackthorne. "Grazie per avermelo chiesto."
Mariko si rivolse a Yoshinaka. "Benissimo. Grazie, Yoshinaka-san. Volete mandare a prendere qualche braciere con l'incenso per tenere lontane le zanzare?"
"Certo. Scusatemi, signora, ci sono notizie della Nobile Yodoko?"
"No, Yoshinaka-san. Sappiamo che sta riposando, e che non soffre." Mariko sorrise a Blackthorne. "Vogliamo andare a sederci l, Anjin-san?"
Lui la segu. Kiri torn nel suo appartamento e i Grigi si misero presso le porte del salone. Il capitano rimase accanto a Yoshinaka, a pochi passi dagli altri. "Non mi piace tutto questo," mormor rudemente.
"Pensate che la Nobile Toda gli strappi la spada e lo uccida? Senza offesa, dove avete la testa?" Zoppicando, Yoshinaka se ne and a controllare le altre guardie. Il capitano rest a guardare la pedana. Mariko e l'Anjin-san erano seduti uno di fronte all'altra, bene in luce. Egli non poteva sentire le loro parole. Si concentr nell'osservazione delle labbra, ma non cap niente, per quanto avesse ottima vista e sapesse il portoghese. Immagino che stiano di nuovo parlando la lingua dei santi padri, si disse. Maledetta lingua, impossibile da imparare!
Ma infine che importa? Perch non dovrebbe parlare in privato con l'eretico, se cos le piace? Nessuno dei due rester a lungo su questa terra. Una cosa triste. Oh, Madonna benedetta, prendila per sempre con te per il suo coraggio!

"Il latino  pi sicuro, Anjin-san." Con il ventaglio scacci una zanzara fastidiosa.
"Possono sentirci da qui?"
"Non credo, se parliamo piano e muoviamo poco le labbra, come tu mi hai insegnato."
"Bene. Che cosa  accaduto con Kiyama?"
"Ti amo."
"Tu..."
"Mi sei mancato."
"E tu a me. Come potremmo incontrarci da soli?"
"Stanotte  impossibile. Forse domani notte, amore mio. Ho un piano."
"Domani? E la tua partenza?"
"Domani possono fermarmi, Anjin-san... ti prego, non ti angosciare. Il giorno dopo saremo libere di partire come vogliamo. Domani notte, se mi fermeranno, sar con te."
"Come?"
"Kiri mi aiuter. Non chiedermi come, n perch. Sar facile..." Si interruppe per il sopraggiungere delle cameriere con i bracieri. Presto il fumo profumato disperse gli insetti notturni. Appena furono soli, ripresero a parlare del loro viaggio, felici di essere insieme, amandosi senza sfiorarsi, evitando di pensare a Toranaga e al domani. Poi lui domand: "Ishido  mio nemico. Perch tante guardie?"
"Per proteggerti, ma anche per tenerti stretto. Suppongo che forse anche Ishido vorrebbe usarti contro la Nave Nera e Nagasaki, e contro Kiyama e Onoshi."
"Gi, lo avevo pensato anch'io."
Mariko si accorse che lui la scrutava intensamente. "Che cosa c', Anjin-san?"
"Al contrario di Yabu, io non ti ritengo certo stupida e sono convinto che tutto l'episodio di stasera era accuratamente preordinato, per volere di Toranaga."
Mariko si aggiust una piega del chimono. "S, ho avuto degli ordini."
Blackthorne pass al portoghese. "Vi ha tradito. Siete un'esca... lo sapete? L'esca di una delle sue trappole."
"Perch dite cos?"
" evidente. Lo siete voi e lo sono anch'io. L'esca di Yabu. Toranaga ci ha mandato tutti qui al sacrificio."
"Vi sbagliate, Anjin-san. Scusate, ma siete in errore."
Blackthorne torn al latino. "Sei bellissima e ti amo, ma sei una bugiarda."
"Nessuno me l'ha mai detto!"
"Anche tu non avevi mai detto 'ti amo" fino a ora."
"Parliamo d'altro," rispose Mariko, con gli occhi fissi sul ventaglio.
"Che cosa guadagna Toranaga sacrificandoci?" Mariko non rispose. "Mariko-san, ho il diritto di chiedertelo. Non ho paura. Voglio solo sapere che cosa ci guadagna.
"Non lo so."
"Giuralo sul tuo amore e su Dio!"
"Anche tu?" Mariko parl con amarezza. "Anche tu con 'giuralo davanti a Dio' e domande, domande, domande?"
"Si tratta della tua vita e della mia, e mi sono care tutt'e due. Ti ripeto: che cosa ci guadagna?"
Lei alz la voce: "Ascoltami bene: s, ho scelto io il momento e, s, non sono una stupida..."
"Sii prudente, Mariko-chan, ti prego. Abbassa la voce, o questo sarebbe davvero stupido!"
"Scusami. S, il mio comportamento  stato deliberato, deliberatamente reso pubblico, secondo il desiderio di Toranaga."
"Perch?"
"Perch Ishido  un contadino e deve lasciarci andare. La sfida doveva essere gettata davanti ai suoi pari. Ochiba approva che noi andiamo incontro a Toranaga. Gliene ho parlato e lei  d'accordo. Non hai niente di cui preoccuparti."
"Non mi piace vedere in te tanto fuoco. N veleno, n rabbia. Dov' la tua tranquillit? E la tua buona educazione? Dovresti imparare a guardar crescere le rocce. Ne?"
Mariko sent la propria ira svanire e rise. "Hai ragione. Perdonami." Torn se stessa. "Oh, quanto ti amo, e ti rispetto! E stasera sono stata cos orgogliosa di te che ti avrei baciato, davanti a loro, secondo le tue usanze."
"Madonna, questo avrebbe dato fuoco alle polveri, ne?
"Se fossimo soli, ti bacerei fino a farti chiedere piet."
"Ti ringrazio, amore mio, ma tu sei l, e io sono qui e fra noi c' il mondo intero."
"Non c' nessun mondo fra noi. La mia vita  piena grazie a te."
Dopo un momento, Blackthorne riprese. "E gli ordini di Yabu... di chiedere scusa e restare?"
"Non posso obbedire, spiacente."
"Per via degli ordini di Toranaga?"
"S, ma non soltanto... anche perch non voglio obbedire. Tutto questo l'ho suggerito a lui io stessa. Sono stata io a chiedergli il permesso di venire qui, tesoro mio. Davanti a Dio, questa  la verit."
"Che cosa succeder domani?"
Mariko gli ripet quanto aveva detto a Kiri, e aggiunse: "Tutto andr anche meglio del previsto. Ishido non  forse gi tuo protettore? Ti giuro che non so come Toranaga possa essere cos abile. Prima che partissi mi ha spiegato che cosa sarebbe accaduto. Sapeva che Yabu non possiede nessun potere a Kyushu: laggi solo Ishido o Kiyama possono proteggerti. Non siamo delle esche, siamo sotto la sua protezione. E siamo al sicuro."
"E cosa mi dici dei diciannove giorni... diciotto, ormai? Toranaga dovr presentarsi qui."
"S."
"E allora non  forse tutta una perdita di tempo, come sostiene Ishido?"
"Sinceramente, non lo so. Ma so che diciannove, o diciotto, o tre giorni possono essere un'eternit."
"Anche domani?"
"Anche domani. O il giorno dopo."
"E se domani Ishido non ti lascer partire?"
" l'unica occasione che ci si offre, a noi tutti. Ishido deve essere umiliato."
"Ne sei sicura?"
"S. Davanti a Dio, Anjin-san."

Faticosamente Blackthorne si strapp a un incubo, ma appena sveglio il sogno gli usc dalla mente. Alcuni Grigi lo stavano guardando, al di l della zanzariera, nelle prime luci dell'alba.
"Buongiorno," li salut, detestando l'idea di sapersi osservato mentre dormiva. Percorse il corridoio, le scale e and al gabinetto in giardino, sempre accompagnato da Grigi e da Marroni. Ma quasi non li not.
L'alba era brumosa, ma a est il cielo appariva sgombro. L'aria sapeva di sale e di umidit e le mosche gi sciamavano intorno. Sar una giornata calda, pens.
Sent dei passi avvicinarsi e dalla fessura della porta vide Chimmoko, che aspett paziente, chiacchierando con le guardie. Quando egli usc, la cameriera si inchin e lo salut.
"Dove Mariko-san?" chiese lui.
"Con Kiritsubo-san, signore."
"Grazie. Quando partire?"
"Presto, Anjin-san."
"Dite Mariko-san volere dire buongiorno prima di partire." Mariko gli aveva promesso di cercarlo, prima di tornare a casa a prendere i suoi bagagli, ma Blackthorne voleva esserne certo.
"S, Anjin-san."
Lui annu, come un vero samurai, e se ne and a fare il bagno. Non era d'uso fare il bagno bollente di mattina, cos egli cominci come sempre a cospargersi d'acqua fredda. "Eh, Anjin-san," gli dicevano ogni volta le guardie o gli altri presenti, "deve essere ottimo per la vostra salute!"
Poi si vest e si rec sui bastioni da cui ci si affacciava sul cortile di quell'ala del castello. Portava il chimono marrone, e aveva le spade e la pistola nascosta nella cintura. I Marroni di guardia lo salutarono come uno dei loro, per quanto allarmati dai Grigi che lo scortavano. Altri Grigi si aggiravano sul bastione di fronte e fuori dal portone.
"Molti Grigi, molti pi del solito. Capite, Anjin-san?" disse Yoshinaka, raggiungendolo.
"S."
Il capitano dei Grigi si mosse verso di loro. "Non avvicinatevi all'orlo, Anjin-san, vi prego. Scusate."
Il sole era ormai all'orizzonte e il suo calore confortava Blackthorne. Non c'era neanche una nuvola e la brezza era caduta. Il capitano dei Grigi indic lo spadone di Blackthorne e gli chiese: "Quella  Venditore d'olio, Anjin-san?"
"S, capitano."
"Potrei vederne la lama?" Blackthorne la estrasse a met dal fodero. Secondo la tradizione non si doveva mai sguainare una spada completamente, se non per usarla.
"Splendida, ne?" comment il capitano e gli altri, Marroni e Grigi, si raccolsero intorno a loro, altrettanto impressionati.
Blackthorne, compiaciuto, la rinfil nel fodero. "Onore portare Venditore d'olio."
"Sapete usare la spada, Anjin-san?"
"Non come un samurai, capitano. Ma imparo."
"Ah, certo. Questo  un bene."
Due piani sotto, nel cortile, i Marroni si esercitavano, all'ombra. Blackthorne stette a osservarli. "Quanti samurai qui, Yoshinaka-san?"
"Quattrocentotr, Anjin-san, compresi i duecento venuti con me."
"E l fuori?"
"Grigi?" Yoshinaka rise. "Centinaia, migliaia... moltissimi."
Il capitano dei Grigi mostr i denti in un sogghigno. "Quasi centomila. Capite, Anjin-san, 'centomila'?"
"S, grazie."
Tutti volsero lo sguardo verso una schiera numerosa di portatori e cavalli da carico che, con tre palanchini, appariva dietro l'angolo e si avvicinava al vicolo cieco. La strada era ancora nell'ombra e ancora vi ardevano le fiaccole infisse nei muri. Anche da quella distanza era evidente il nervosismo dei portatori. I Grigi sul bastione di fronte assunsero un atteggiamento pi teso e allarmato, e altrettanto allora fecero i Marroni. Gli altri battenti si aprirono, i Grigi di scorta rimasero all'esterno e tutta la carovana entr. Poi il portone si richiuse con fragore metallico. Davanti a esso non c'era saracinesca.
"Scusatemi, Anjin-san," disse Yoshinaka. "Devo controllare che tutto sia in ordine e pronto."
"Vi aspetter qui." Yoshinaka si allontan.
Il capitano dei Grigi and ad affacciarsi al parapetto. Cristo! pensava Blackthorne, mi auguro che lei abbia ragione e Toranaga abbia ragione. "Oramai ci manca poco," borbott fra s in portoghese, misurando l'altezza del sole.
Senza accorgersene il capitano gli rispose che era proprio cos e Blackthorne si rese conto che l'uomo sapeva bene il portoghese, e quindi era un cattolico e potenzialmente un altro assassino. Torn con la mente alla sera prima: il colloquio con Mariko si era svolto in latino. Tutto? Madre di Dio! E quando lei aveva detto: "A meno che non ordini di ucciderli all'istante"? Era stato in latino? Parla forse anche latino questo capitano, come quell'altro, durante la prima fuga da Osaka?
Il sole splendeva pi caldo. Blackthorne distolse lo sguardo dal capitano: se non mi hai ammazzato durante la notte, forse non lo farai pi, pens, riponendo quel cattolico in uno scompartimento della mente.
Vide Kiri uscire nel cortile sottostante, a sorvegliare le cameriere che portavano cesti e casse da caricare. Sembrava piccola, ritta sui gradini su cui Sazuko aveva finto di scivolare, dando il via alla fuga di Toranaga. Nella parte nord si stendeva il giardino con il padiglione rustico dove aveva incontrato per la prima volta Mariko e Yaemon. Dentro di s percorse il cammino del corteo che sarebbe partito a mezzogiorno, lungo il labirinto di passaggi, e poi finalmente fuori attraverso il bosco, fino al mare. Preg che Mariko si salvasse e che tutti si salvassero. Appena partiti loro, Yabu e lui avrebbero preso il largo con la galea. Dall'alto dei bastioni sembrava tanto vicino, il mare. Il mare e l'orizzonte che lo chiamavano invitanti.
"Konbanwa, Anjin-san."
"Mariko-san!" Mariko era splendida, come sempre. "Konbanwa," le rispose, poi con aria indifferente, in latino, aggiunse: "Attenta a quest'uomo, capisce." Pass subito al portoghese: "Davvero non so come possiate essere cos fresca avendo dormito tanto poco." La prese per un braccio e la guid verso il parapetto, cos da farle voltare le spalle al capitano. "Guardate, laggi c' Kiritsubo-san."
"Grazie. S... io... grazie."
"Perch non salutare Kiritsubo-san?" Mariko segu il consiglio e agit la mano. Kiri li vide e salut a sua volta. Dopo un momento, essendosi ripresa, Mariko mormor: "Grazie, Anjin-san. Siete molto saggio e abile." Salut il capitano e and a sedere su una sporgenza, assicurandosi che fosse pulita. "Sar una bella giornata, ne?
"S. Come avete dormito?"
"Non ho dormito, Anjin-san. Ho chiacchierato con Kiri-san per tutta la notte e ho visto sorgere l'alba. Amo molto la sua luce. E voi?"
"Ho dormito piuttosto male, ma..."
"Mi dispiace!"
"Ma adesso sto benissimo. Partite subito?"
"S, ma torner a mezzogiorno, a prendere Kiri-san e Sazuko-san." Volt la faccia e in latino aggiunse: "Ricordi la Locanda delle Camelie?"
"Certo. Come potrei dimenticarla?"
"Se ci sar un rinvio... stanotte sar altrettanto perfetto e pieno di pace."
"Ah, con tutto il cuore spero che sia possibile. Ma preferirei saperti in viaggio, sana e salva."
Mariko riprese in portoghese. "Adesso devo andare, Anjin-san. Volete scusarmi?"
"Vi accompagno al portone."
"No, vi prego. Guardatemi da qui. Voi e il capitano potete guardare da qui, ne?"
"Certo," rispose Blackthorne, comprendendola al volo. "Andate con Dio.
"Anche tu."
Lui rimase accanto al parapetto. Il sole invase il cortile, fugando le ombre. Mariko riapparve, salut Kiri e Yoshinaka ed egli li vide conversare, senza che nessun Grigio si avvicinasse a loro. Si scambiarono gli inchini, poi Mariko guard in alto e salut con la mano, allegramente. Il portone si apr, mentre Blackthorne rispondeva, e Mariko usc, seguita da Chimmoko a pochi passi, e da dieci Marroni di scorta. I battenti si richiusero. La perse di vista per qualche momento. Quando ricomparve, cinquanta Grigi la circondavano, come ulteriore scorta d'onore. Blackthorne segu il corteo con lo sguardo finch lo vide sparire, in fondo alla strada assolata, dietro un angolo. Mariko non si volt mai.
"Andare mangiare adesso, capitano," disse.
"Certo, Anjin-san." Blackthorne torn al suo alloggio, dove mangi riso, verdure sott'aceto, pesce alla brace e frutta di Kyushu, una primizia: piccole mele asprigne, albicocche e prugne dalla polpa dura. Avrebbe voluto controllare la pistola, ma prefer non richiamare l'attenzione sull'arma. L'aveva gi controllata alla meglio durante la notte, nascosto sotto le coltri, ma non era ben sicuro della bacchetta e dell'acciarino. Non puoi fare niente di pi, si disse. Non sei che una marionetta. Abbi pazienza, Anjin-san, la tua guardia finisce a mezzogiorno.
Controll l'altezza del sole. Era l'inizio delle due ore del Serpente. Poi sarebbe seguita l'ora del Cavallo. A met del Cavallo, era mezzogiorno. In quel momento le campane del castello e di tutta la citt segnarono l'inizio del periodo del Serpente, ed egli si compiacque della propria esattezza. Vide una pietra sul pavimento del bastione. La raccolse e la pose con cura nel sole, alla base di una feritoia, poi si appoggi indietro, distese comodamente le gambe, e rimase a contemplarla.
I Grigi seguivano ogni suo movimento. Il capitano aggrott la fronte, e dopo un po' chiese: "Anjin-san, qual  il significato della pietra?"
"Ah! La guardo crescere."
"Oh, scusate!" Il capitano aveva un tono veramente di scusa. "Capisco. Perdonate se vi ho disturbato."
Blackthorne rise dentro di s e torn a contemplare la pietra. "Cresci, piccola bastarda!" mormor. Ma per quanto imprecasse, ordinasse e pregasse, la pietra non cresceva. Ma ti aspetti veramente di veder crescere una pietra? si domand. No, naturalmente, ma intanto il tempo passa e tu sei tranquillo. Non avrai mai abbastanza wa. Ne?
Dunque, da dove arriver il prossimo attacco? Non ci si difende da un assassino, se l'assassino  pronto a morire. O forse ci si pu difendere?

Rodrigues controll l'innesco del moschetto che aveva preso a caso dalla rastrelliera dietro al cannone di poppa: la pietra focaia era logora e quindi pericolosa. Senza una parola gett l'arma al cannoniere, che riusc ad afferrarla evitando per un pelo che il calcio lo colpisse in faccia.
"Madonna, senhor pilota!" grid. "Non c' bisogno..."
"Sentimi bene, figlio di buona donna, la prossima volta che trovo un moschetto o un cannone in disordine durante il tuo turno, ti becchi cinquanta frustate e perdi tre mesi di paga. Nostromo!"
"S, pilota?" Pesaro si avvicin, guardando di brutto il giovane cannoniere.
"Chiama i due turni! Controlla tutti i moschetti e i cannoni, tutti. Dio solo sa in quale momento ne avremo bisogno."
"Ci penso io, pilota." Il nostromo grugn verso il cannoniere: "Stasera ti piscio nel boccale, Gomez, e te lo dovrai scolare ridendo, per tutta la fatica in pi che mi fai fare! Al lavoro, muoviti!"
La piccola fregata a due alberi si chiamava Santa Lux e aveva otto cannoncini a mezza nave, sul ponte principale, quattro cannoni a prua e quattro a poppa. Sufficienti per tenere alla larga una nave pirata senza cannoni, ma non sufficienti ad attaccare con successo.
Rodrigues attese che l'equipaggio fosse al lavoro, poi and ad appoggiarsi alla falchetta. Il castello scintillava color peltro vecchio nel sole e il torrione spiccava con le pareti bianche e blu e il tetto dorato. Il pilota lanci uno sputo nell'acqua, aspettando di vedere se avrebbe raggiunto i pali del molo, come lui desiderava, o sarebbe affondato. Affond. "Che schifo!" mormor, rimpiangendo di non aver sotto i piedi in quel momento la sua fregata Santa Maria. Maledetta scarogna che si trovasse a Macao proprio quando gli sarebbe servita.
"Che succede, capitano-generale?" aveva chiesto a Ferriera pochi giorni prima, a Nagasaki, quando lo avevano strappato dal suo comodo letto, nella sua casa antistante il porto.
"Devo andare immediatamente a Osaka," aveva risposto il capitano-generale, piumato e battagliero come un gallo anche a quell'ora del mattino. "Dell'Aqua ha mandato un messaggio urgente."
"Che cosa c' di nuovo?"
"Non lo spiega: dice solo che  di importanza vitale per la Nave Nera."
"Madonna! Che guaio stanno combinando adesso? Che cosa  vitale? La nostra nave  solida come ogni altra, in ordine e con il sartiame perfetto. Gli affari funzionano meglio di quanto sperassimo e senza ritardi, le scimmie si comportano bene, il porco Harima  pieno di fiducia e..." S'interruppe, perch l'idea gli si era presentata come un lampo accecante. "L'ingeles!  in mare?"
"Non lo so. Ma se  cos..."
Rodrigues aveva guardato l'imboccatura del porto, aspettandosi di vederci gi lErasmus, con l'odiata bandiera inglese al vento, pronto ad attenderli al varco come un cane rabbioso non appena avessero fatto vela per Macao e la patria. "Ges, Madre di Dio e tutti i santi, fate che non succeda!"
"Qual  la nave pi veloce?"
"La Santa Luz, capitano-generale. In un'ora possiamo partire. Sentite, l'ingeles non pu muoversi senza uomini. Non dimenticate..."
"Madonna! Sentitemi voi, adesso sa parlare come loro, eh? Perch non potrebbe servirsi delle scimmie, eh? Ci sono tanti pirati giapponesi da farci venti equipaggi!"
"S, ma non marinai e cannonieri come servono a lui. Non ha il tempo di addestrare i giappi. Forse per l'anno prossimo, ma non contro di noi."
"In nome di Dio, perch i preti gli hanno dato un dizionario? Non lo capir mai. Bastardi ficcanaso! Deve averli invasati il demonio!  come se l'ingeles stesso fosse protetto dal demonio!"
"Io vi dico che  soltanto abile e furbo!"
"Ci sono tanti che si trovano qui da vent'anni e non sanno una parola di giapponese, ma lui. invece lo sa, eh? Vi garantisco che lui ha venduto l'anima a Satana in cambio delle sue arti infernali. Come lo spiegate altrimenti? Da quanti anni cercate di parlare come loro, e vivete anche con una giapponese, eh? Leche, potrebbe benissimo usare dei pirati giappi."
"No, capitano-generale. Deve per forza assoldare uomini qui, a Nagasaki e noi lo aspettiamo, e voi avete gi messo ai ferri i tipi pi sospetti."
"Con ventimila cruzados d'argento e la promessa del bottino della Nave Nera pu comprarsi tutti gli uomini che gli servono, compresi i carcerieri e la loro maledetta prigione! Cabron! Forse pu comprare anche voi.
"Badate a quello che dite!"
"Siete un fetente spagnolo figlio di puttana, Rodrigues!  colpa vostra se  ancora vivo! Ne siete voi responsabile. Due volte ve lo siete lasciato scappare!" Il capitano-generale lo aveva affrontato come una furia. "Dovevate ammazzarlo quando era in vostro potere!"
"Forse, ma quello  come la schiuma sulla scia della mia vita," replic Rodrigues. "Appena ho potuto sono andato da lui per ammazzarlo."
"Davvero?"
"Ve l'ho detto venti volte. Non avete le orecchie? O il lerciume spagnolo vi copre le orecchie insieme alla bocca?" Aveva afferrato la pistola, mentre il capitano-generale sfoderava la spada, ma la giovane donna giapponese si era interposta, piena di terrore. "Prego, Rod-san, non rabbia... non lite, prego! Cristiani, prego!"
La collera cieca si era calmata in entrambi e il capitano-generale aveva esclamato: "Giuro davanti a Dio che l'ngeles deve essere mandato dal diavolo. Io stavo per uccidervi, Rodrigues, e voi stavate per uccidere me! Ma adesso lo capisco chiaramente. Ha gettato un maleficio su di noi... specie su di voi!"
E in quel momento, nello splendore del sole di Osaka, Rodrigues strinse fra le dita il crocifisso che gli pendeva dal collo, pregando disperato che Dio lo proteggesse dagli stregoni e gli salvasse l'anima da Satana.
Non ha forse ragione Ferriera? si ripeteva. Non  forse questa l'unica risposta? E avvertiva tetri presentimenti. La vita dell'ingeles  sotto un incantesimo. Adesso  amico intimo dell'arcinemico Toranaga, e ha avuto la nave e il denaro, e i wako, a dispetto di tutto, e parla come loro, ed  impossibile anche col dizionario, eppure lui ha avuto anche il dizionario e un aiuto impareggiabile. Ges e Madonna, allontanate da me il malocchio!
"Perch avete dato il dizionario all'ingeles, padre?" aveva chiesto ad Alvito a Mishima. "Potevate ben rinviare, no?"
"S, Rodrigues," aveva risposto Alvito, con fiducia e sicurezza, "e non era necessario che mi curassi di aiutarlo. Ma sono convinto che esiste una possibilit di convertirlo. Ne sono sicuro. Toranaga ormai  finito... Si tratta di un uomo e di un'anima. Io devo tentare di salvarlo."
Preti, pens Rodrigues. Leche a tutti i preti! Ma non Dell'Aqua e Alvito. Madonna, perdonami i cattivi pensieri su lui e padre Alvito, perdonami e seppellisci l'ingeles prima che mi venga davanti. Io non voglio ucciderlo, per via del giuramento, pur sapendo, lo dico davanti a te, che deve morire al pi presto...
Il timoniere in servizio volt la clessidra e suon otto rintocchi. Mezzogiorno in punto.

55
Mariko avanzava per la strada affollata e piena di sole, diretta al portone nel vicolo cieco. La scortavano dieci Marroni. Indossava un chimono verde chiaro, con guanti bianchi e un cappello da viaggio verde scuro, a larghe tese, legato sotto il mento con una sciarpa dorata, e si riparava con un ombrellino da sole iridescente. Il portone si spalanc e rimase aperto.
L'ampia strada era molto silenziosa. I Grigi si allineavano lungo i suoi lati e sui bastioni. Mariko scorse l'Anjin-san sul bastione della residenza dei Marroni, accanto a Yabu, e nel cortile Kiri e Sazuko, con il corteo e tutti i Marroni, in alta tenuta, agli ordini di Yoshinaka. Solo venti di loro si trovavano sul bastione con Blackthorne e due a ogni finestra che dava sul cortile. Diversamente dai Grigi, nessun Marrone portava l'armatura o l'arco. Come uniche armi avevano le spade.
Anche molte donne stavano a guardare, alcune dalle finestre delle case fortificate lungo la via, altre dai bastioni. Altre ancora si aggiravano fra i Grigi, e qualcuna conduceva con se dei bambini dai vestiti allegri. Tutte avevano il parasole, anche se certe portavano alla cintura le spade da samurai, come era loro diritto.
Vicino al portone c'era Kiyama, con una cinquantina di uomini suoi, non Grigi.
"Buongiorno, signore," lo salut Mariko, inchinandosi. Egli ricambi l'inchino e Mariko super il portone.
"Buongiorno, Kiri-chan, Sazuko-chan. Come siete belle!  tutto pronto?"
"S," le risposero con finta gaiezza.
"Bene." Mariko sal sul palanchino scoperto e sedette, rigida. "Yoshinaka-san, prego. Andiamo."
Il capitano subito avanz, zoppicando, e url gli ordini. Venti Marroni si disposero in avanguardia e si mossero. I portatori sollevarono il palanchino di Mariko e partirono anche loro. Dietro, a breve distanza, venivano Kiri e poi Sazuko, con il bambino fra le braccia.
Quando il palanchino di Mariko apparve nel sole, fuori dal portone, un capitano dei Grigi s'interpose fra lei e i primi Marroni, fermandosi proprio davanti a Mariko. L'avanguardia si ferm di scatto, e cos pure i portatori.
 "Scusatemi," disse a Yoshinaka, "devo vedere i vostri documenti."
"Mi dispiace, capitano," ribatt Yoshinaka in un silenzio profondo, "ma non ne abbiamo bisogno."
"Scusate, ma il Nobile generale Ishido, governatore del castello, comandante della guardia del corpo dell'erede, con l'approvazione dei reggenti, ha diramato per tutto il castello ordini ai quali si deve obbedienza."
In tono ufficiale Mariko dichiar: "Io sono Toda Mariko-noh-Buntaro e ho l'ordine dal mio feudatario, il Nobile Toranaga, di accompagnare le sue signore a incontrarlo. Lasciateci gentilmente passare."
"Ne sarei lieto, Mariko-sama," rispose il samurai con aria altera, piantandosi a gambe larghe, "ma il nostro feudatario ha ordinato che senza documenti nessuno lasci il castello di Osaka. Scusatemi."
"Come vi chiamate, capitano, prego?" chiese Mariko.
"Sumiyori Danzenji, signora, comandante della quarta legione, e la mia famiglia  antica quanto la vostra."
"Mi dispiace, capitano Sumiyori, ma se non mi lasciate il passo, ordiner che veniate ucciso."
"Spiacente, ma senza documenti non passerete."
"Uccidetelo, Yoshinaka-san."
Yoshinaka balz avanti, con la spada levata. Il primo fendente colse l'altro, impreparato, al fianco, e il secondo gli stacc di netto la testa, che rotol nella polvere, poi si ferm.
Yoshinaka pul la spada, la rinfoder e grid: "Avanti! Muovetevi!" L'avanguardia si rimise in moto, con passi che echeggiavano fra i muri. In quel momento una freccia s'infil nel petto di Yoshinaka. Il corteo si ferm. Yoshinaka si strapp la freccia senza un gemito, poi cadde, con gli occhi vitrei.
Un lamento usc dalle labbra di Kiri. Un soffio d'aria gonfi la sciarpa di Mariko. Il grido di un bambino nella strada venne zittito. Tutti rimasero in attesa, senza respiro.
"Miyai Kazuko-san, prendete il comando!" ordin Mariko.
Kazuko era giovane, alto e dall'aria molto superba. Ben rasato, con le guance incavate. Avanz dal gruppo di Marroni che stavano presso il portone, accanto a Kiyama. Superando le portantine di Kiri e di Sazuko, raggiunse quella di Mariko. "S, signora. Grazie."
"Voi!" url all'avanguardia. "Muovetevi!" Tesi, qualcuno intimorito, ma tutti in preda all'agitazione, gli uomini obbedirono e il corteo ripart, con Kazuko a fianco di Mariko. Dopo un centinaio di passi, venti Grigi si schierarono di traverso sulla strada, lasciando i propri ranghi. I venti Marroni si stavano avvicinando, qualcuno esit e tutta l'avanguardia si ferm.
"Toglieteli di mezzo!" url Kazuko.
Subito un Marrone si lanci avanti, gli altri lo seguirono e la strage si scaten rapida e crudele. A ogni Grigio che cadeva, un altro ne prendeva con calma il posto. La lotta era sempre alla pari, leale: quindici contro quindici, poi otto contro otto. Qualche Grigio che si trascinava nella polvere, tre Marroni contro due Grigi e un terzo che avanzava, e ben presto rest un solo Marrone, insanguinato e ferito, vincitore gi di quattro duelli. L'ultimo Grigio lo uccise con facilit, e, solo fra i cadaveri, si volt verso Miyai Kazuko.
Tutti i Marroni erano morti. Fra i Grigi diciotto erano morti e quattro feriti.
Nel silenzio assoluto che gravava sulla scena, Kazuko avanz sfoderando la spada.
"Aspettate," disse Mariko. "Prego, aspettate, Kazuko-san." Egli si ferm, senza togliere lo sguardo dal Grigio, smanioso di combattere. Mariko scese dal palanchino e si rec da Kiyama. "Nobile Kiyama, vi chiedo formalmente di ordinare a quegli uomini di lasciarci passare."
"Mi spiace, Toda-sama, ma gli ordini del castello devono essere rispettati. Gli ordini sono emanati con piena legalit. Ma se volete, convocher una riunione dei reggenti e chieder una decisione."
"Sono samurai. I miei ordini sono chiari, in armonia con il bushido, e fatti sacri dal nostro codice. Devono essere eseguiti e legalmente sono superiori a ogni norma fissata dagli uomini. 'La legge pu sovvertire la ragione, ma la ragione non potr mai sovvertire la legge.' Se non mi si permette di obbedire, non potr vivere con questa vergogna."
"Convocher immediatamente il Consiglio."
"Scusatemi, signore, quello che farete voi, dipende da voi. Io non devo pensare che agli ordini del mio padrone e alla mia vergogna." Si volt e con calma torn in testa alla colonna. "Kazuko-san, vi ordino di guidarci fuori dal castello."
Il giovane avanz di un passo. "Io sono Miyai Kazuko, capitano, della famiglia Serata, della terza armata del Nobile Toranaga. Prego, lasciate libero il passo."
"Io sono Biwa Jiro, della guarnigione del Nobile generale Ishido. La mia vita non ha nessun valore, perci voi non passerete," gli rispose il Grigio. Lanciando all'improvviso l'urlo di battaglia: "Toranaga!" Kazuko gli si gett contro. Le spade stridettero nei colpi e nelle parate. I due uomini si muovevano in cerchio. Il Grigio era bravissimo, e Kazuko lo era altrettanto. Vinse Kazuko, ma era ferito gravemente anche lui e vacill nell'ergersi sull'avversario abbattuto, mentre con il braccio sano levava alta la spada verso il cielo, ripetendo il grido di battaglia. Nessuna acclamazione salut la sua vittoria. Tutti capivano che sarebbe stata fuori luogo nel rituale che andava svolgendosi.
Kazuko avanz di un passo, poi di un altro, incespic e con voce rotta ordin: "Seguitemi!"
Nessuno vide da dove venissero le frecce, ma tutte lo colpirono. E a quell'insulto al coraggio di Kazuko i Marroni passarono dal fatalismo rassegnato alla ferocia. Kazuko presto sarebbe morto, da solo, compiendo il suo dovere. Un ufficiale dei Marroni corse avanti, con venti uomini, a formare una nuova avanguardia, mentre gli altri si stringevano intorno a Mariko, Kiri e Sazuko.
"Avanti!" ringhi l'ufficiale. Avanz, e gli altri venti lo seguirono in silenzio. I portatori sollevarono i palanchini, come sonnambuli, e ripresero a camminare, sopra i cadaveri. A un centinaio di passi, venti Grigi si disposero in fila, guidati da un ufficiale. Erano a centinaia, in attesa del loro turno. I portatori si fermarono. L'avanguardia affrett il passo.
"Alt!" Gli ufficiali si presentarono l'uno all'altro.
"Prego, lasciate il passo."
"Prego, mostratemi i documenti."
Questa volta i Marroni caricarono al grido di: "Toranaga!" e gli altri risposero con: "Yaemon!" e la carneficina ricominci. Ogni volta che un Grigio cadeva, un altro freddamente ne prendeva il posto. Finch tutti i Marroni furono morti. L'ultimo Grigio ripul la spada, la rinfoder e rimase solo a sbarrare il passaggio. Dal gruppo dietro le portantine, un altro ufficiale Marrone avanz con venti compagni.
"Aspettate!" ordin Mariko. Con il viso color cenere, scese dal palanchino, abbandon il parasole, raccolse la spada di Yoshinaka, la sguain e and avanti da sola.
"Sapete chi sono. Prego, lasciate il passo."
"Io sono Kojima Harutomo, sesta legione, capitano. Scusatemi, ma non potete passare, signora," disse con alterigia.
Mariko attacc, ma il colpo fu parato. Il Grigio arretr, sulla difensiva, anche se avrebbe potuto facilmente ucciderla. Si ritir lentamente lungo la strada, incalzato dalla donna, ma facendole conquistare ogni centimetro duramente. Il corteo, esitante, ripart dietro a Mariko. Lei tent di nuovo di spingere il Grigio allo scontro, ma il samurai evitava i suoi colpi, lasciando che si stancasse senza riuscire a raggiungere il bersaglio. Per lo faceva con solennit, con dignit, mostrandole rispetto, rendendole l'onore che meritava. Mariko attacc di nuovo a fondo, ed egli par un colpo che uno spadaccino meno abile non avrebbe scansato, e si ritir di un altro passo. Mariko grondava sudore. Un Marrone si mosse per aiutarla, ma il suo ufficiale con calma lo ferm: nessuno poteva interferire. Dalle due parti i samurai aspettavano quasi con angoscia il segnale che avrebbe consentito finalmente di combattere.
Tra la folla un bimbetto nascose il viso nella veste della madre. Ma lei lo allontan dolcemente e si inginocchi. "Guarda, figlio mio. Sei un samurai."
Mariko sapeva di non poter resistere ancora per molto. Ansante, avvertiva l'odio che la circondava. Poi tutt'intorno i Grigi cominciarono a stringere il cerchio intorno al corteo, sempre pi in fretta. Qualcuno avanz tentando di circondare lei e Mariko si ferm, conscia di poter essere facilmente intrappolata, disarmata e catturata, cosa che avrebbe immediatamente distrutto ogni possibilit. Alcuni Marroni andarono in suo aiuto, mentre gli altri serravano le file intorno alle portantine. Ogni uomo era impegnato adesso, stordito dall'odore dolciastro del sangue. La colonna si allungava fuori dal portone e Mariko comprese quanto sarebbe stato facile per i Grigi distruggerli tutti, abbandonandoli in mezzo alla strada.
"Aspettate!" grid. Tutti si fermarono. Lei si inchin appena al suo avversario, poi a testa alta gli volt le spalle e torn vicino a Kiri. "Mi dispiace... ma non  possibile combattere contro tanti uomini," disse, ansimando. "Dobbiamo... dobbiamo tornare per il momento." Il sudore le rigava il viso, mentre passava davanti alle file dei samurai. Quando fu presso Kiyama, si ferm e si inchin. "Questi uomini mi hanno impedito di compiere il mio dovere, di obbedire al mio feudatario. Io non posso vivere con questa vergogna, signore. Al tramonto far seppuku. Vi chiedo formalmente di essere il mio secondo."
No. Questo non lo farete."
Con occhi ardenti e voce ferma, Mariko proclam senza timore: "Se non ci si permetter di obbedire al nostro signore, come  nostro diritto, al tramonto far seppuku!"
Si inchin e si avvi verso il portone. Kiyama e i suoi uomini si inchinarono davanti a lei. E tutti, nella strada e sui bastioni e alle finestre, le si inchinarono in segno di omaggio. Mariko pass sotto il portone, attravers il cortile e raggiunse il giardino. Senza neppure saperlo, si diresse al piccolo padiglione solitario per il cha e una volta sola, l dentro, pianse silenziosamente per tutti quelli che erano morti.

56
"Splendido, ne?" Yabu indic con un cenno i morti.
"Prego?" chiese Blackthorne.
" stata una poesia. Capite 'poesia'?"
"S, capisco parola, s."
" stata una poesia, Anjin-san. Non lo vedete?"
Se avesse saputo come esprimersi, Blackthorne gli avrebbe risposto: no, Yabu-san. Ma per la prima volta ho capito che cosa lei avesse in mente, in realt, quando ha dato l'ordine a Yoshinaka di uccidere il Grigio. Poesia?  stato un rito orribile, coraggioso, insensato e straordinario, in cui la morte appare inevitabile e spettacolare come nell'inquisizione spagnola, e tutte le morti non sono che il preludio alla morte di Mariko. Adesso ognuno di noi  in gioco, Yabu-san - voi, io, il castello, Kiri, Ochiba, Ishido, tutti - e solo perch lei ha deciso di comportarsi nel modo che riteneva necessario. E quando lo avr deciso? Molto tempo fa, ne? O, per essere pi precisi, Toranaga ha preso la decisione per lei.
"Scusate, Yabu-san, non parole abbastanza," disse.
Yabu non lo sent. Sui bastioni e per la strada regnava la calma, tutti erano immobili come statue. Poi la vita riprese, con voci sommesse e movimenti contenuti, sotto il sole cocente. Ognuno usc dall'intontimento. Yabu sospir, in preda alla malinconia. " stata una poesia, Anjin-san," ripet e lasci il bastione.
Quando Mariko, raccolta la spada, aveva cominciato ad avanzare da sola, Blackthorne avrebbe voluto balzare contro il suo avversario per proteggerla, ucciderlo prima che la colpisse. Ma, come gli altri, non si era mosso. Non per paura. Non aveva pi paura della morte: il coraggio di lei gli aveva dimostrato la vanit di quella paura e da lungo tempo egli era sceso a patti con se stesso, fin dalla notte nel villaggio.
Quella notte ero pronto a infilarmi il coltello nel cuore. Da allora la paura della morte in me si  cancellata, come lei mi aveva predetto. "Solo vivendo sul limitare della morte si pu comprendere l'indescrivibile gioia della vita." Non ricordo il momento in cui Omi ha trattenuto il colpo, ricordo solo il senso di rinascita quando mi sono svegliato all'alba.
Osserv i morti nella strada. Avrei potuto uccidere per lei quel Grigio,"! pens, e forse un altro, e molti altri, ma ne sarebbe sempre giunto uno nuovo e la mia morte non avrebbe spostato di un millimetro la bilancia;! Non ho paura di morire, si ripet. Ma non posso fare niente per proteggerla.
I Grigi stavano raccogliendo i cadaveri, trattando con uguale rispetto Marroni e Grigi. Altri Grigi, insieme a Kiyama e ai suoi, si allontanavano, e cos pure le donne, i bambini e le cameriere, sollevando la polvere della strada. Egli sent l'odore aspro della morte frammisto a quello salato della brezza, ma la sua mente era annebbiata dal pensiero di lei, del suo coraggio, dell'indefinibile calore che gli veniva da quell'impavido coraggio. Controll l'altezza del sole: sei ore prima del tramonto.
Si diresse alla scala che portava di sotto.
"Anjin-san, dove andate, prego?" Si volt verso i suoi Grigi, che aveva dimenticato. Il capitano lo fissava.
"Ah, scusate. Andare l!" e indic il cortile. Il capitano riflett un momento, poi, riluttante, accett. "Va bene. Seguitemi, prego."
Nel cortile l'ostilit dei Marroni verso i suoi Grigi fu nettamente percepibile. Yabu era ritto accanto al portone, a guardare gli uomini che rientravano. Kiri e Sazuko si sventolavano con i ventagli, mentre una balia allattava il neonato. Sedevano su coperte e cuscini messi in fretta su una veranda, all'ombra. I portatori stavano rannicchiati accanto ai bagagli e ai cavalli, e mostravano ancora chiari i segni dello spavento. Blackthorne si diresse verso il giardino, ma le guardie gli fecero cenno di fermarsi. "Spiacenti, per ora  proibito."
"Certo," rispose lui, voltandosi dall'altra parte. Nella strada circa cinquecento Grigi si stavano sistemando a sedere per terra, in un ampio semicerchio davanti al portone. L'ultimo Marrone stava rientrando nel cortile.
Yabu ordin: "Chiudete e sbarrate la porta."
"Scusate, Yabu-san," intervenne l'ufficiale, "ma la Nobile Toda ha detto di lasciarla aperta. Dobbiamo impedire l'ingresso a chiunque, ma deve restare aperta."
"Ne siete sicuro?"
L'ufficiale si irrit. Era un uomo sulla trentina, dal mento prominente, con baffi e barba. "Scusate... certo che sono sicuro."
"Grazie. Non intendevo offendervi ne? Siete l'ufficiale in servizio?"
"La Nobile Toda mi ha onorato della sua fiducia, s. Naturalmente voi mi siete superiore."
"Io sono al comando, ma voi siete in servizio."
"Grazie, Yabu-san, ma il comando  della Nobile Toda, qui. Voi siete l'ufficiale superiore. Sarei onorato di essere secondo dopo di voi."
Incollerito, Yabu rispose: "Vi  permesso, capitano. So bene chi comanda qui. Il vostro nome, prego?"
 "Sumiyori Tabito."
"Non era Sumiyori anche il primo Grigio?"
"S, Yabu-san. Era mio cugino."
"Appena sarete pronto, capitano, radunate tutti gli ufficiali."
"Certo, signore. Col permesso della Nobile Toda." Entrambi si voltarono a guardare una dama che avanzava nel cortile. Era una samurai anziana e si appoggiava faticosamente a un bastone. Aveva i capelli bianchi ma stava ben eretta. Si avvicin a Kiritsubo, seguita da una cameriera che le teneva sopra il capo un parasole.
"Kiritsubo-san," esord in tono ufficiale, "sono Maeda Etsu, madre del Nobile Maeda, e condivido le opinioni della Nobile Toda. Se me lo permette, vorrei avere l'onore di aspettare insieme a lei."
"Prego, accomodatevi," rispose Kiri. Una cameriera port un cuscino e, insieme all'altra, aiut la vecchia dama a sedersi.
"Ah, cos va meglio... molto meglio," mormor la signora, trattenendo un gemito di dolore. "Sono le giunture... peggiorano di giorno in giorno. Che sollievo! Grazie."
"Gradireste del cha?"
"Prima il cha, poi il sak, Kiritsubo-san. Molto sak. Tanta eccitazione mette tanta sete, ne?
Altre samurai si staccarono intanto dalla gente che si allontanava, per venire nell'ombra accogliente del cortile, superando le file dei Grigi. Qualcuna esitava e tre cambiarono idea, ma presto ce ne furono quattordici sulla veranda, e due avevano portato con s i bambini.
"Scusatemi, io sono Achiko, moglie di Kiyama Nagasama, e voglio tornare a casa mia," disse timidamente una giovane donna, stringendo il piccolo per mano. "Voglio tornare da mio marito. Posso chiedere il permesso di aspettare anch'io?"
"Ma il Nobile Kiyama sar furioso con voi, signora, se restate qui."
"Oh, scusate, Kiritsubo-san, ma il nonno quasi non mi conosce. Sono sicura che non gliene importer e sono mesi che non vedo mio marito. E non mi interessa quello che diranno. La Nobile Toda ha ragione, ne?
"Perfettamente ragione, Achiko-san," afferm la vecchia Nobile Etsu, assumendo con fermezza il dominio della situazione. "Naturalmente siete la benvenuta, bambina mia. Venite a sedere accanto a me. Come si chiama vostro figlio? Che bel bambino!"
Tutte le donne in coro si dichiararono d'accordo e un altro bimbetto piagnucol: "Per piacere, anch'io sono bello, ne?" Una rise e tutte si unirono a lei.
"Lo sei davvero!" riconobbe la Nobile Etsu, e rise di nuovo.
Kiri si asciug una lacrima. "Cos va meglio. Cominciavo a diventare troppo seria." Ridacchi. "Signore, sono cos onorata di salutarvi tutte a nome suo. Dovete essere affamate e poi avete ragione. Nobile Etsu, tutta questa eccitazione mette molta sete!" Sped le cameriere a procurarsi da mangiare e da bere e si occup delle presentazioni fra le varie signore, ammirando il chimono dell'una e il parasole dell'altra. Presto tutte furono immerse in allegre conversazioni, felici e rumorose come pappagalli.
"Come pu un uomo capire le donne?" esclam Sumiyori.
"Impossibile!" riconobbe Yabu.
"Un momento prima spaventate e in lacrime, e un momento dopo... Quando ho visto la Nobile Mariko raccogliere la spada di Yoshinaka, ho pensato che sarei stato orgoglioso di morire."
"S. Peccato che l'ultimo Grigio fosse tanto bravo. Mi sarebbe piaciuto vederla nell'atto di uccidere. E con uno meno bravo ci sarebbe riuscita."
Sumiyori si strofin la barba, perch il sudore gli irritava la pelle. "Cosa avreste fatto se foste stato al posto di lui?"
"L'avrei ammazzata e poi avrei caricato i Marroni. Troppo sangue. Ho faticato a trattenermi dall'affrontare tutti i Grigi che mi stavano vicino sul bastione."
"A volte  bello uccidere. Bellissimo. A volte  un piacere tutto particolare, meglio che con una donna."
Si ud uno scoppio di risa fra le signore allo spettacolo dei due bimbetti che si pavoneggiavano nei loro chimono scarlatti, con aria seria. " una gioia rivedere dei bambini qui dentro. Io ringrazio tutti gli dei che i miei siano a Yedo."
"S." Yabu stava fissando le donne con occhio attento.
"Mi sto ponendo anch'io la vostra stessa domanda," disse calmo Sumiyori.
"E qual  la risposta?"
"Adesso non ce n' che una. Se Ishido ci lascia andare, bene. Se il seppuku della Nobile Mariko andr sprecato, allora... allora aiuteremo quelle signore ad andare nel Grande Vuoto, dando inizio alle uccisioni. Non vorranno continuare a vivere."
Qualcuna forse s."
"Potrete deciderlo pi tardi, Yabu-san. Sarebbe a vantaggio del nostro padrone se tutte facessero seppuku qui. Con i bambini."
S."
"Poi presidieremo le mura e apriremo le porte all'alba. Combatteremo fino a mezzogiorno. Baster. Quelli ancora vivi rientreranno e daranno fuoco a quest'ala del castello. Se io sar vivo, sarei onorato che mi faceste da secondo."
"Naturalmente."
Sumiyori sogghign. "E cos il regno sar diviso. Tutte le morti e la sua morte, della Nobile Mariko... La notizia si sparger come un incendio... che divorer Osaka, ne? Credete che questo ritarder l'arrivo dell'imperatore? Potrebbe essere questo il piano del nostro padrone?"
"Non lo so. Sentite, Sumiyori-san, io torno per un po' a casa mia. Venite a prendermi appena Mariko-sama ricompare." Si avvicin a Blackthorne, che sedeva meditabondo sui gradini. "Ascoltate, Anjin-san," gli sussurr di nascosto, "forse ho un piano. Segreto, ne? 'Segreto', capite?"
"S. Capito." Le campane suonarono l'ora, e il suono riecheggi in ognuno dei presenti. Molti guardarono il sole e ne misurarono l'altezza. Le tre del pomeriggio.
"Quale piano?" chiese Blackthorne.
"Ne parliamo pi tardi. Non dite niente, capito?"
"S."
Yabu usc dal portone, con dieci Marroni. Venti Grigi si unirono a loro e tutti si avviarono per la grande strada. L'abitazione di Yabu era vicina, dietro l'angolo. I Grigi rimasero davanti alla sua porta e lui, facendo cenno ai Marroni di restare nel giardino, entr da solo.

" impossibile, generale," dichiar Ochiba. "Non potete permettere che una dama del suo rango faccia seppuku. Mi spiace dirvelo, ma vi hanno messo con le spalle al muro."
"Lo penso anch'io," afferm deciso Kiyama.
"Con la dovuta umilt, signora," rispose Ishido, "qualunque cosa io avessi detto o fatto non sarebbe servita a un accidenti di niente. Lei aveva gi stabilito tutto, o perlomeno lo aveva stabilito Toranaga."
" evidente che dietro c' lui!" esclam Kiyama, mentre Ochiba appariva risentita per le parole brusche di Ishido. "Scusate, ma vi ha di nuovo battuto. Ma anche cos, non potete permetterle di fare seppuku!"
"Perch?"
"Scusate, generale, ma dobbiamo tenere la voce bassa," intervenne Ochiba. Si trovavano nella spaziosa anticamera della Nobile Yodoko, al secondo piano del torrione. "Sono certa che voi non avete colpe," riprese Ochiba, "ma occorre trovare una soluzione."
"Non potete lasciarle portare a termine il suo piano, generale," disse calmo Kiyama, "perch tutte le dame del castello reagirebbero."
Ishido lo fiss con ira. "Sembrate dimenticare che un paio di loro sono state eliminate per errore e nessuna si  risentita... hanno solo rinunciato ad altri tentativi di fuga."
"Quello fu un gravissimo errore, generale," osserv Ochiba.
"D'accordo. Ma siamo in guerra, Toranaga ancora non l'abbiamo fra le mani e finch lui non sar morto voi e l'erede sarete in pericolo."
"Non  per me che io mi preoccupo, ma solo per mio figlio," dichiar Ochiba. "Comunque, entro diciotto giorni dovranno tutti essere qui. Io vi consiglio di lasciarli andare."
" un rischio inutile. Scusate, ma non siamo sicuri che Mariko intenda proprio compiere il gesto."
"Non c' dubbio," afferm sdegnosamente Kiyama, disprezzando la tracotante presenza di Ishido in quelle sale che tanto gli ricordavano il suo amico e riverito protettore, il Taiko. " una samurai."
"Certo," disse Ochiba. "Concordo con Kiyama-san. Mariko far quello che ha promesso. E c' anche la Nobile Etsu! I Maeda sono gente orgogliosa, ne?"
Ishido and alla finestra, a guardare fuori. "Per quello che mi importa possono bruciare tutti quanti. La Toda  cristiana, ne? Il suicidio non  contrario alla sua religione? Non  una specie di peccato grave?"
"Lo sarebbe, ma lei avr un secondo e quindi non si tratter di suicidio."
"E se non l'avesse?"
"Come?"
"Supponiamo che fosse disarmata e non avesse un secondo..."
"Com' possibile?"
"Catturatela. Confinatela, con cameriere ben scelte, fino a quando Toranaga non avr passato il confine." Ishido sorrise. "Allora potr fare quello che le pare. Sarei felice di aiutarla io stesso."
"Come si pu catturarla?" replic Kiyama. "Avrebbe sempre il tempo di uccidersi, di usare il coltello."
"Forse. Ma supponiamo di poterla prendere e disarmare e trattenere per qualche giorno. Non sono proprio quei pochi giorni che contano? Non  per questo che lei insiste per partire oggi, prima che Toranaga passi il confine, e si intrappoli con le sue mani."
"Sarebbe possibile?" chiese Ochiba.
"Forse," rispose Ishido.
Kiyama riflett. "Entro diciotto giorni Toranaga deve essere qui. Pu indugiare sul confine per altri quattro giorni. Bisognerebbe trattenerla per una settimana al massimo."
"O per sempre," aggiunse Ochiba. "Toranaga ha ritardato tanto che a volte penso che non verr mai."
"Al ventiduesimo giorno dovr essere qui per forza," replic Ishido. "Ah, signora, che magnifica idea  stata la vostra."
"Ma  stata vostra, generale," rispose Ochiba, con voce suadente, sebbene fosse stanca per la notte insonne. "E che sar del Nobile Sudara e di mia sorella? Si trovano insieme a Toranaga?"
"No, signora, non ancora. Saranno portati via mare."
"Lei non deve essere toccata, e neppure suo figlio!" esclam Ochiba.
"Suo figlio  erede diretto di Toranaga, che  erede dei Minowara. Il mio dovere verso Yaemon, signora, mi costringe a rammentarvelo ancora una volta."
"Mia sorella non deve essere toccata. E suo figlio neppure."
"Come volete."
"Signore," chiese Ochiba a Kiyama, "Mariko-san  una buona cristiana?"
"Ottima," rispose subito Kiyama. "Alludete al fatto che il suicidio  un peccato? Io credo che lei lo ricordi, e non voglia dannarsi in eterno. Ma non so se..."
"Allora c' una soluzione pi semplice," disse Ishido, senza riflettere. "L'alto sacerdote cristiano le ordiner di smettere di disturbare i legittimi governanti dell'impero!"
"Non  in suo potere!" ribatt Kiyama e, con voce anche pi tagliente, aggiunse: "Sarebbe un'interferenza politica... cosa cui siete sempre stato fortemente contrario. E giustamente."
"A quanto pare i cristiani interferiscono soltanto quando gli fa comodo," comment Ishido. "Non era che un suggerimento."
Si apr la porta della stanza da letto e comparve un medico, dall'aspetto solenne e stanco. "Scusatemi, Nobile Ochiba, la signora chiede di voi."
"Sta morendo?" chiese Ishido.
"La morte  vicina, generale, s, ma non sappiamo quando verr."
Ochiba si affrett a entrare nell'altra stanza, con un ondeggiare elegante del chimono azzurro. Gli uomini la seguirono con gli occhi, poi la porta si richiuse. Entrambi evitarono di guardarsi e infine Kiyama domand: "Credete davvero che si possa catturare la Nobile Toda?"
"S," rispose Ishido, sorvegliando la porta dell'altra stanza.

Ochiba attravers la stanza, molto lussuosa, e si inginocchi accanto al giaciglio. Tutt'intorno stavano cameriere e medici. I raggi del sole penetravano fra i bamb delle imposte e illuminavano gli intagli rossi e oro delle travi, delle colonne e delle porte. Il letto era circondato da bellissimi paraventi intarsiati. Sembrava che Yodoko dormisse, il volto esangue racchiuso dal cappuccio dal saio buddista, i polsi sottili con le vene in rilievo, e Ochiba pens che era molto triste invecchiare. L'et era cattiva con le donne. Con gli uomini no, ma con le donne lo era. Che gli dei mi proteggano dalla vecchiaia, preg. Che Budda protegga mio figlio e lo conduca tranquillo al potere e protegga me finch sar in grado di proteggere e aiutare lui.
Prese la mano di Yodoko, per renderle omaggio. "Signora?"
"O-chan?" sussurr Yodoko, usando il dolce nomignolo familiare.
"S, signora?"
"Come siete bella... bella come sempre." La mano sal ad accarezzarle gli splendidi capelli e Ochiba fu come sempre lieta di quel tocco, perch voleva molto bene all'anziana signora. "Cos giovane, bella e profumata... com' stato fortunato il Taiko!"
"Soffrite? Posso darvi qualcosa?"
"Niente, no. Volevo solo parlarvi." I vecchi occhi erano infossati, ma non avevano perso la loro penetrante acutezza. "Mandate via gli altri."
Ochiba li allontan con un gesto. Quando furono sole, chiese: "S, mia signora?"
"Ascoltate, mia cara, dovete ottenere che il generale la lasci partire."
"Non pu, signora, o tutti gli altri ostaggi partiranno e noi perderemo forza. Tutti i reggenti sono d'accordo su questo."
"I reggenti!" esclam Yodoko con un certo disprezzo. "Voi siete d'accordo?"
"S, signora, e ieri sera anche voi diceste che non doveva partire."
"Adesso dovete lasciarla andare, o altre la seguiranno nella morte e voi e nostro figlio sarete rovinati per l'errore di Ishido."
"Il generale  fedele, mentre Toranaga non lo , scusatemi."
"Del Nobile Toranaga potete fidarvi... di lui no."
Ochiba scosse il capo. "Mi spiace, ma io sono convinta che Toranaga voglia diventare Shogun e quindi sia deciso a uccidere nostro figlio."
"Vi sbagliate. Lo ha dichiarato migliaia di volte. Altri daimyo cercano di servirsi di Yaemon per le proprie ambizioni. Come hanno sempre fatto. Toranaga era il preferito del Taiko, e ha sempre reso onore all'erede. Toranaga  un Minowara. Non lasciatevi trarre in inganno da Ishido o dai reggenti. Loro hanno il loro karma, i loro segreti, O-chan. Perch non lasciarla partire?  tutto cos semplice: proibitele di viaggiare per mare, e per terra potr essere trattenuta dentro i nostri confini. Si trover comunque sempre dentro la rete del vostro generale, ne? Lei e Kiri, e tutte le altre. Sar attorniata dai Grigi. Cercate di pensare come farebbe il Taiko, o Toranaga. Voi e nostro figlio siete trascinati in..." La voce tacque e le palpebre sbatterono. Poi la vecchia signora raccolse le sue ultime forze e riprese. "Mariko-san non potrebbe mai opporsi ad avere delle guardie. Io so che  decisa a compiere quello che dice. Lasciatela partire."
"Naturalmente si  presa in considerazione questa possibilit, signora," rispose Ochiba con voce dolce e paziente, "ma fuori dal castello Toranaga dispone di bande segrete di samurai, nascosti dentro e fuori Osaka, non sappiamo quanti... e dispone di alleati, ma non siamo sicuri di quali. Una volta che lei sar partita, altre la seguiranno subito e noi perderemo una gran parte della nostra difesa. Voi eravate d'accordo, Yodoko-chan, ricordate? Perdonate, ma ieri sera ve l'ho chiesto, ricordate?"
"S, lo ricordo, bambina," rispose Yodoko, con la mente lontana. "Oh, come vorrei che ci fosse ancora il Taiko a guidarvi!" Il respiro le si andava facendo affannoso.
"Posso darvi del cha o del sak?"
"Del cha, s."
Ochiba l'aiut a bere. "Grazie, bambina." La voce era pi fievole e lo sforzo di quel colloquio affrettava la fine. "Ascoltate, piccola mia, dovete fidarvi di Toranaga. Sposatelo, raggiungete con lui un compromesso per la successione."
No... no!" esclam Ochiba, profondamente colpita.
"Yaemon potr governare dopo di lui, e poi potr regnare il frutto del vostro nuovo matrimonio, dopo nostro figlio. I figli di nostro figlio potranno giurare con onore una fedelt eterna a questa nuova discendenza di Toranaga."
"Toranaga ha sempre odiato il Taiko. Voi lo sapete bene, signora.  lui la fonte di ogni problema. Da anni! Lui solo!"
"E voi? Che dite del vostro orgoglio, piccola?"
" lui il nemico, il nostro nemico!"
"Voi avete due nemici, bambina mia: il vostro orgoglio e la necessit di trovare un uomo capace di reggere il confronto con nostro marito. Per favore, siate paziente con me... siete giovane, e bella, e feconda, e meritate uno sposo. Toranaga  degno di voi e voi di lui. Toranaga  l'unica possibilit per Yaemon."
"No,  lui il nemico."
"Era il miglior amico di nostro marito e il suo vassallo pi fedele. Senza... senza Toranaga... non lo capite? Senza il suo aiuto... Voi potete guidarlo, manovrarlo..."
"Mi dispiace, ma lo odio... mi disgusta, Yodoko-chan."
"Molte donne... Che cosa stavo dicendo? Oh, s, molte donne sposano uomini che le disgustano. Io ringrazio Budda che a me non sia toccato..." sorrise lievemente. Poi sospir. Un lungo, profondo sospiro, cos lungo che Ochiba pens fosse giunta la fine. Ma gli occhi si riaprirono e un altro breve sorriso apparve sulle labbra. "Ne?"
"S."
"Lo farete? Vi prego...
"Ci penser."
Le vecchie dita cercarono di stringere le sue. "Vi scongiuro, promettetemi di sposare Toranaga e io andr da Budda con la certezza che la dinastia del Taiko vivr per sempre... come il suo nome..."
Le lacrime scorrevano sul viso di Ochiba, mentre accarezzava quella mano irrequieta. Poi le palpebre tremarono e Yodoko mormor: "Dovete permettere ad Akechi Mariko di partire. Non... non lasciate che lei vendichi su di noi quello che... il Taiko ha fatto... contro... contro suo padre...
Ochiba fu colta alla sprovvista. "Cosa?"
Nessuna risposta. Dopo un po' Yodoko cominci a sussurrare: "... Caro Yaemon, buongiorno, mio caro figlio, come... sei un cos bel ragazzo, ma hai tanti nemici...  cos sciocco... Non sei anche tu un'illusione, non ..."
Un tremito la percorse. Ochiba strinse la mano e riprese ad accarezzarla. "Namu Amida Butsu," mormor, rendendole omaggio.
Un altro tremito, poi Yodoko disse chiaramente: "Perdonatemi, O-chan."
"Non c' niente da perdonare, mia signora."
"C' tanto da perdonare..." La voce divent pi debole, e il volto cominci a spegnersi. "Ascoltatemi... promettete... promettete per Toranaga, Ochiba-sama...  importante... vi prego... potete fidarvi di lui." Gli occhi la imploravano, scrutandola.
Ochiba non voleva obbedire, ma capiva che avrebbe dovuto. Era turbata da ci che Yodoko aveva detto su Akechi Mariko e ancora udiva le parole, tante volte ripetute dal Taiko: "Puoi fidarti di Yodoko-sama, O-chan.  la saggezza, non dimenticarlo. Quasi sempre  nel giusto e potrai sempre affidarle la tua vita e quella di nostro figlio e la mia..."
Cedette. "Prom..." s'interruppe bruscamente. La luce brill un ultimo istante nello sguardo di Yodoko, e si spense per sempre.
"Namu Amida Butsu." Ochiba port la mano alle labbra, si inchin e la depose sulla coperta. Poi le chiuse gli occhi, ripensando alla morte del Taiko, l'unica altra morte a cui avesse assistito cos da vicino. Allora era stata Yodoko a chiudergli gli occhi, secondo il privilegio di una moglie, in quella stessa stanza, davanti alla quale attendeva Toranaga, come adesso stavano in attesa Ishido e Kiyama, proseguendo la veglia iniziata il giorno prima.
"Ma perch mandare a chiamare Toranaga, mio signore?" aveva chiesto lei. "Dovreste riposare."
"Riposer quando sar morto, O-chan," aveva risposto lui. "Devo sistemare la successione, definitivamente. Finch ne ho la forza."
E Toranaga era giunto, forte, pieno di vita, trasudante potenza. Erano rimasti soli loro quattro: Ochiba, Yodoko, Toranaga e il Taiko, Nakamura, signore del Giappone, sul letto di morte. Tutti in attesa di ordini a cui si sarebbe obbedito.
"Dunque, Tora-san," lo aveva salutato il Taiko, con il nomignolo datogli da Goroda molto tempo prima. Gli occhi incavati rilucevano nella piccola faccia scimmiesca, rinsecchita, posta su un corpo altrettanto minuto... un corpo che, fino a pochi mesi prima che iniziasse la malattia, era stato d'acciaio. "Sto morendo. Dal nulla nel nulla. Ma tu sei vivo e mio figlio  indifeso."
"Non  indifeso, signore. Tutti i daimyo gli renderanno onore, come onorano voi."
Il Taiko aveva riso. "Certo! Oggi. Finch io sar vivo, s. Ma come posso essere sicuro che Yaemon regner dopo di me?"
"Nominate un Consiglio di reggenti, signore."
"Reggenti!" La voce risuon piena di disprezzo. "Forse dovrei fare mio erede te e lasciar decidere a te se Yaemon sar degno di succederti."
"Non sarei degno di tanto. Tocca a vostro figlio succedervi."
"Gi, e i figli di Goroda dovevano succedere a lui."
"No, perch hanno rotto la pace."
"E tu li hai uccisi per ordine mio."
"Voi avevate il mandato dell'imperatore. Loro si erano ribellati al vostro legittimo mandato. Datemi i vostri ordini, e io li eseguir."
"Per questo ti ho chiamato.  un avvenimento raro avere un figlio a cinquantasette anni ed  una maledetta faccenda morire a sessantatr, quando  un figlio unico e non hai parenti e sei signore del Giappone. ne?
" vero," aveva risposto Toranaga.
"Forse sarebbe stato meglio che non avessi mai avuto figli, cos avrei potuto consegnare a te il regno, come eravamo d'accordo. Tu hai pi figli di un pidocchio portoghese."
"Karma."
Il Taiko aveva riso e di bocca gli era uscita della saliva macchiata di sangue. Con cura Yodoko lo aveva ripulito e lui le aveva sorriso. "Grazie, Yo-chan, grazie." Poi si era rivolto a Ochiba, ma in quel momento gli occhi di lui non sorridevano pi, la fissavano interrogativi, scrutatori, ponendo la domanda che non era mai stata posta apertamente, ma che lei sapeva girargli sempre dentro la mente: Yaemon  figlio mio? Figlio mio?  veramente figlio mio?
"Karma, O-chan. Ne?" Il tono era gentile, ma la paura che egli le ponesse realmente la domanda aveva serrato la gola di Ochiba e gli occhi le si erano riempiti di lacrime.
"Non bisogna piangere, O-chan. La vita non  che un sogno dentro un sogno!" aveva esclamato il vecchio. Dopo una lunga meditazione, si era rivolto di nuovo a Toranaga, dicendo con uno di quegli improvvisi slanci di calore per cui andava famoso: "Eeeeh, mio vecchio amico, che vita abbiamo vissuto, ne? Tante battaglie... combattute fianco a fianco. Eravamo imbattibili... Abbiamo fatto l'impossibile, ne? Insieme abbiamo schiacciato i potenti e gli abbiamo sputato in faccia e loro ci pregavano di continuare! Noi... ci siamo riusciti. Noi, un contadino e un Minowara!" Con una risatina chioccia, aveva ripreso. "Sai, ancora qualche anno e avrei sterminato a dovere i Mangiatori d'aglio. E poi, con le armate coreane e con le nostre, un colpo deciso contro Pechino e io sul Trono del Drago cinese. E avrei dato a te il Giappone, che tu vorresti, e io avrei avuto ci che volevo." La voce era forte, nascondendo la fragilit interna. "Un contadino potrebbe salire con onore sul Trono del Drago... non come qui. Ne?"
"Cina e Giappone sono molto diversi, s, signore."
"S. In Cina sono saggi. Il primo di una dinastia  sempre un contadino o un figlio di contadini, e il trono viene sempre conquistato di forza, con mani insanguinate. Non hanno caste ereditarie... non  questa la forza della Cina?" Di nuovo la risata. "Violenza e mani insanguinate e un contadino... sono io. Ne?"
"S. Ma voi siete anche un samurai. Avete cambiato le leggi qui e siete il primo di una dinastia."
"Mi sei sempre piaciuto, Tora-san." Il vecchio aveva bevuto con piacere un sorso di cha. "Gi, pensa a me sul Trono del Drago... pensaci! Imperatore della Cina, Yodoko imperatrice, e dopo di lei Ochiba la Bella, e dopo di me Yaemon, e Cina e Giappone uniti per sempre, come dovrebbe essere. Ah, sarebbe stato cos facile! E poi, con le nostre legioni e le orde cinesi avrei colpito a nord e a sud e, come prostitute di decima classe, gli imperi di tutta la terra sarebbero caduti nella polvere, a gambe spalancate, per lasciarci prendere quello che volevamo. Siamo imbattibili - tu e io siamo imbattibili - i giapponesi sono imbattibili. Per forza lo siamo... noi conosciamo il segreto della vita. Ne?"
"S."
Gli occhi del Taiko scintillavano stranamente. "Qual ?"
"Dovere, disciplina e morte," aveva risposto Toranaga.
Un'altra risatina. Il vecchio sembrava pi piccolo e pi avvizzito che mai e poi a un tratto, altra sua caratteristica ben nota, ogni calore era svanito. "I reggenti?" aveva chiesto con voce velenosa e ferma. "Chi sceglieresti?"
"I Nobili Kiyama, Onoshi, Ishido, Toda Hiro-matsu e Sugiyama."
La faccia del Taiko si era contorta in una smorfia maliziosa. "Sei l'uomo pi astuto dell'impero... dopo di me! Spiega alle mie signore perch questi cinque."
"Perch si odiano tutti fra loro, ma uniti possono governare con efficienza e distruggere ogni opposizione."
"Anche te?"
"No, non me, signore." Toranaga si era rivolto direttamente a Ochiba. "Dovete aspettare nove anni prima che Yaemon possa ereditare il potere. E per ottenerlo dovete, pi che tutto, conservare la pace del Taiko. Ho scelto Kiyama perch  il capo dei daimyo cristiani, un grande generale e un vassallo fedelissimo. Poi Sugiyama perch  il daimyo pi ricco, di antica famiglia, e odia i cristiani di tutto cuore, ed  quello che ha pi da guadagnare se Yaemon va al potere. Onoshi perch odia Kiyama,  cristiano, ma  un lebbroso che si aggrappa alla vita, sopravviver vent'anni e riversa un odio mostruoso su tutti gli altri, specie Ishido. Ishido lo scelgo perch sa fiutare ogni complotto, perch  un contadino, odia i samurai ereditari ed  violentemente contrario ai cristiani. Toda Hiro-matsu perch  onesto, obbediente e fedele, costante come il sole e simile alla migliore spada creata da un maestro armiere. Dovrebbe essere il presidente del Consiglio."
"E tu?"
"Io far seppuku insieme a Noboru, mio figlio maggiore. Mio figlio Sudara  sposato con la sorella della Nobile Ochiba, quindi non pu costituire una minaccia, non lo sarebbe mai. Potr ereditare il Kwanto, se voi lo volete, a patto che giuri fedelt eterna alla vostra casa."
Nessuno si era stupito che Toranaga si proponesse di fare quello che era evidentemente nei piani del Taiko, perch fra i daimyo l'unica minaccia reale era proprio lui. Poi Ochiba aveva sentito la voce del marito: "O-chan, qual  il vostro parere?"
"Concordo su tutto quanto ha detto Toranaga-sama, signore. Tranne in questo: dovreste ordinare a mia sorella di divorziare da Sudara e lui dovrebbe fare seppuku. Il Nobile Noboru dovrebbe essere erede di Toranaga-sama e ricevere le due province di Musashi e Shimoosa, mentre il resto del Kwanto dovrebbe andare al vostro erede, Yaemon. Io vi suggerisco di provvedere oggi stesso a tutto questo."
"Yodoko-sama?"
Con grande stupore di Ochiba, Yodoko aveva risposto: "Ah, Tokichi, sapete che amo con tutto il cuore voi, O-chan e Yaemon, come fosse figlio mio... Io dico di nominare Toranaga unico reggente."
"Come?"
"Se gli ordinate di morire, credo che condannerete a morte vostro figlio. Soltanto Toranaga-sama possiede abbastanza capacit, abbastanza prestigio, abbastanza astuzia da ereditare il potere adesso. Mettete Yaemon sotto la sua tutela finch sar maggiorenne. Ordinate al Nobile Toranaga di adottarlo ufficialmente. Yaemon sar allevato da Toranaga-sama e erediter il potere dopo di lui."
"No, questo no!" aveva protestato Ochiba.
"Tu che ne dici, Tora-san?" aveva chiesto il Taiko.
"In tutta umilt, signore, devo rifiutare. Non posso accettare e chiedo il permesso di fare seppuku e scomparire prima di voi.
Tu sarai il reggente unico."
"Da quando abbiamo stretto il nostro patto io non ho mai rifiutato di obbedirvi, ma questo ordine non lo eseguir."
Ochiba ricord quanto avesse cercato di forzare il Taiko a lasciare che Toranaga si uccidesse, come del resto il Taiko aveva in precedenza stabilito. Ma il Taiko aveva cambiato idea e alla fine aveva accettato in parte il consiglio di Yodoko, con il compromesso che Toranaga sarebbe stato reggente e presidente del Consiglio. Toranaga aveva giurato fedelt eterna a Yaemon, ma ancora adesso stava tessendo la rete che li invischiava tutti, come la crisi attuale provocata da Mariko. "So che  stato per volont sua," mormor fra s Ochiba, eppure Yodoko aveva ordinato che lei gli si sottomettesse in tutto.
Sposare Toranaga? Budda mi guardi da questa vergogna, dal doverlo accettare, sentirne il peso e la virilit.
Vergogna?
Ochiba, qual  la verit? si chiese. La verit  che un tempo tu lo avresti voluto... prima del Taiko, ne? E anche durante, ne? Molte volte, nel segreto del tuo cuore La saggia Yodoko aveva ragione nel dire che l'orgoglio  il tuo nemico e che hai bisogno di un uomo, di un marito. Perch non accettare Ishido? Ti onora e ti desidera e vincer. Sarebbe facile da maneggiare. Ne? No, non quel goffo contadino incapace! Oh, lo so che cosa vanno dicendo i miei nemici... sporchi impertinenti! Giuro che preferirei le mie cameriere o un harigata per altre mille vite, piuttosto che insudiciare la memoria del mio signore andando con Ishido. Sii onesta, Ochiba. Prendi in considerazione Toranaga. Non lo odii forse perch potrebbe averti visto in quel giorno di sogno?
Era avvenuto pi di sei anni prima, a Kyushu, mentre lei e le sue dame partecipavano con Toranaga e il Taiko a una caccia col falcone. Il gruppo si era disperso e lei, divisa dagli altri, stava cavalcando sola dietro a uno dei suoi falchi. In un bosco, sulle colline, all'improvviso si era imbattuta in un contadino che raccoglieva bacche, accanto al sentiero deserto. Il suo primo figlio era morto da quasi due anni e nel suo grembo non c'erano segni di vita, nonostante tutti i tentativi e le cure e le diete che aveva provato, tutte le superstizioni e le pozioni e le preghiere. Disperava ormai di poter accontentare il desiderio ossessivo del suo signore di avere un figlio.
L'incontro con il contadino era stato improvviso. Lui l'aveva guardata a bocca aperta come se fosse un kami e Ochiba lo aveva ricambiato con altrettanto stupore, perch era identico al Taiko, ma giovane.
Qualcosa in lei aveva gridato che quello era un dono degli dei, il dono tanto implorato. Era scesa da cavallo, lo aveva preso per mano, si erano addentrati di pochi passi nel bosco e lei si era abbandonata come una cagna in calore. Tutto era stato come in sogno: il desiderio e la passione e la rudezza dell'amplesso per terra. E ancora sentiva in s il calore bruciante di lui, il suo respiro dolce, le mani che la stringevano meravigliosamente. Poi se lo era sentito addosso come un peso morto, quel respiro si era fatto putrido e tutto di lui l'aveva respinta. Lo aveva allontanato con violenza. Lui l'avrebbe voluta ancora, ma lei lo aveva colpito, insultandolo, gridandogli che doveva ringraziare gli dei se lei non lo trasformava in un albero per la sua insolenza. E il povero idiota superstizioso si era gettato in ginocchio a chiedere perdono... certo lei era un kami, altrimenti come avrebbe potuto una bellezza simile trascinarsi nella polvere con lui?
Con le membra fiacche, Ochiba era rimontata in sella e si era allontanata, stordita, perdendo di vista ben presto l'uomo e la piccola radura, chiedendosi se non fosse stato tutto un sogno. Forse l'uomo era un kami. Aveva pregato che lo fosse davvero, che il suo seme divino le desse un altro figlio per la gloria del suo signore, portandogli la pace che meritava. E poi, proprio al limitare del bosco, aveva trovato Toranaga che la aspettava. Mi avr visto? si era chiesta, presa dal panico.
"Ero preoccupato per voi, signora," le aveva detto.
"Io... sto benissimo, grazie."
"Ma avete il chimono strappato... e avete dei ramoscelli sulla schiena e fra i capelli..."
"Il cavallo mi ha buttato gi di sella... non  niente." Per dimostrargli che tutto era a posto lo aveva sfidato a una corsa e si era lanciata come il vento. La schiena era ancora segnata dai cespugli, ma dolci unguenti l'avrebbero presto guarita. Quella stessa notte aveva amato il suo signore e padrone, e nove mesi dopo era nato Yaemon, per la felicit di lui. E la sua.
"Ma certo che il padre di Yaemon  nostro marito," aveva risposto con assoluta sicurezza al sussurro di Yodoko. " lui il padre di entrambi i miei figli... l'altro  stato un sogno."
Perch illudersi?  avvenuto davvero. Quell'uomo non era un kami. Tu ti sei rotolata per terra con un contadino per generare un figlio che tu volevi disperatamente come il Taiko, per legarlo a te. Altrimenti avrebbe preso un'altra concubina, ne?
E il primo nato? "Karma," si disse Ochiba.
"Bevi questo, bambina," le aveva ordinato Yodoko, quando, a sedici anni, lei era diventata da un anno concubina del Taiko. E lei aveva bevuto lo strano succo d'erba, si era addormentata e quando si era risvegliata non ricordava che strani sogni erotici e folli colori e la sensazione di essere fuori dal tempo. Al suo risveglio aveva assistito Yodoko, come al momento in cui si era addormentata, piena di premure e preoccupata come sempre dell'armonia del loro signore. Nove mesi dopo il bambino era nato, ma debole e malaticcio, e presto era morto.
Karma, pens. Niente era mai stato detto, n da lei n da Yodoko, su quanto era accaduto, o avrebbe potuto accadere, durante quel lungo, profondo sonno. Niente, se non la parola pronunciata poco prima da Yodoko: "Perdonatemi..." seguita dalla sua risposta: "Non c' niente da perdonare." Non hai colpe, Yodoko-sama, e non  avvenuto nulla, non c' nessun segreto. Il suo sguardo si pos sul viso spento, cos fragile e patetico, adesso, come era stato quello del Taiko, anche lui scomparso senza aver mai posto la sua domanda. E se un segreto c', vecchia signora, ora rester sepolto con te. Se il Taiko fosse vissuto altri dieci anni, pens freddamente, sarei imperatrice della Cina... invece, sono sola.
"Strano, siete morta prima che io promettessi," disse, in quell'odore di incenso e di morte. "Io avrei promesso, ma voi siete morta prima che lo facessi.  anche questo il mio karma! Devo obbedire ugualmente alla vostra richiesta? Cosa devo decidere? Figlio mio, come mi sento sperduta!"
Ricord un ammonimento della saggia Yodoko: "Cercate di pensare come il Taiko... o come Toranaga." E sent in s una nuova forza. Seduta in quella tranquillit assoluta, decise di obbedire.

Con un bisbiglio inatteso, Chimmoko si affacci al cancello del giardino, poi raggiunse Blackthorne e si inchin. "Scusate, Anjin-san, la mia padrona vuole vedervi. Se aspettate un momento, vi accompagno io."
"Va bene. Grazie." Blackthorne, ancora immerso nelle sue riflessioni, si alz. Lo dominava un presagio cupo di sventura. Parte del cortile era gi in ombra. I Grigi si prepararono a muoversi insieme a lui.
Chimmoko si avvicin a Sumiyori. "Scusate, capitano, ma la mia padrona vi prega di preparare tutto, per favore."
"In quale punto vuole che prepariamo?"
La cameriera indic lo spazio davanti al portone. "L, signore."
Sumiyori sussult. "In pubblico? Non in privato, con pochi testimoni? Lo far sotto gli occhi di tutti?"
"S."
"Ma... ebbene, se deve essere qui... Il suo... il suo secondo chi sar?"
"La mia padrona ritiene che il Nobile Kiyama le render questo onore."
"E se non lo facesse?"
"Non so, capitano. Lei... non me lo ha detto." Chimmoko s'inchin, attravers la veranda e s'inchin di nuovo. "Kiritsubo-san, la mia padrona vi prega di scusarla. Torner fra poco."
"Sta bene?"
"Oh, s!" rispose con orgoglio Chimmoko.
Kiri e le altre dame erano quiete e composte, turbate anch'esse dalla comunicazione trasmessa al capitano. "Sa che altre signore aspettano di salutarla?"
"S, Kiritsubo-san. Io... stavo a guardare, e gliel'ho detto. Ha risposto che  molto onorata della loro presenza e che presto verr personalmente a ringraziarle. Scusatemi, prego."
Tutti la osservarono tornare verso il giardino e fare cenno a Blackthorne. I Grigi cominciarono a seguirli, ma Chimmoko scosse la testa e disse che la padrona non li aveva chiamati. E il capitano permise a Blackthorne di seguirla da solo.
Oltre i cancelli del giardino il mondo era diverso, verdeggiante e sereno: i raggi del sole illuminavano ancora le cime degli alberi, gli uccelli cinguettavano e gli insetti ronzavano, mentre il ruscello si riversava con un mormorio dolce nello stagno delle ninfee. Ma Blackthorne non riusciva a scacciare la sua tristezza.
Chimmoko si ferm e gli indic il piccolo padiglione. Egli si sfil i sandali e sal i tre gradini. Dovette chinarsi per passare nella bassa apertura, riparata da uno schermo, e poi si trov all'interno.
Mariko era in ginocchio davanti alla porta, truccata da poco, con le labbra cremisi e la pettinatura impeccabile. Indossava un chimono azzurro cupo orlato di verde e lobi era verde chiaro, come il nastro fra i capelli.
"Sei bellissima."
"Anche tu." Un sorriso lieve. "Mi dispiace che tu abbia dovuto assistere alla scena."
"Era mio dovere."
"Non era un dovere," rispose lei. "Io non prevedevo... non volevo... tanti morti."
"Karma." Con uno sforzo Blackthorne si strapp al trance e pass dal latino al portoghese. "Lo avete preparato da tempo tutto questo... il vostro suicidio. Ne?"
"La mia vita non  mai stata mia, Anjin-san. Ha sempre appartenuto al mio feudatario e, in secondo luogo, al mio padrone. Questa  la nostra legge.
" una cattiva legge."
"S e no." Lei alz lo sguardo dal suolo. "Dobbiamo litigare per cose che non si possono cambiare?"
"No. Scusatemi, prego."
"Ti amo," disse in latino Mariko.
"S, adesso lo so. E io amo te. Ma il tuo scopo  la morte, Mariko."
"Sbagli, amore mio. Il mio scopo  la vita del mio padrone. E la tua. E in verit, la Madonna mi perdoni o mi benedica, vi sono momenti in cui la tua  pi importante."
"Adesso non esiste fuga. Per nessuno."
"Abbi pazienza. Il sole non  ancora calato."
"Non ho nessuna fiducia in questo sole, Mariko-san." Allung una mano e le sfior il viso. "Gomen nasai."
"Ti ho promesso che questa notte sar come alla Locanda delle Camelie. Sii paziente. Conosco Ishido e Ochiba e gli altri."
"Que va gli altri!" esclam lui in portoghese, cambiando umore. "Volete dire che giocate tutto sulla certezza che Toranaga sa quello che fa. Ne?"
"Que va il tuo cattivo umore," ribatt Mariko, dolcemente. "Oggi il giorno  troppo breve."
"Scusate... avete di nuovo ragione. Oggi non  giorno da cattivi umori." La osserv: i raggi del sole che passavano fra i bamb le tracciavano delle righe d'ombra sul volto, che andavano svanendo man mano che il sole calava dietro un bastione.
"Come posso aiutarti?" le chiese.
"Credere che esista domani."
Egli intu il terrore che la invadeva. Le tese le braccia, la strinse e l'attesa non fu pi cos terribile.
Dei passi si avvicinarono.
"S, Chimmoko?"
" ora, padrona."
" tutto pronto?"
"S, padrona."
"Aspettami vicino allo stagno." I passi si allontanarono. Mariko si volt verso Blackthorne e lo baci dolcemente.
"Ti amo," gli disse.
"Ti amo."
Poi lei si inchin e usc. Blackthorne la segu.
Vicino allo stagno Mariko si tolse il chimono azzurro, aiutata da Chimmoko. Sotto a quello ne indossava uno bianco, del bianco pi abbagliante che mai Blackthorne avesse visto. Era il chimono funebre, ufficiale. Mariko si tolse anche il nastro verde che portava fra i capelli e si avvi, senza girarsi a guardare Blackthorne.
Fuori dal giardino tutti i Marroni erano schierati sui tre lati del quadrato formato dagli otto tatami posti al centro del cortile, davanti all'ingresso principale. Yabu e Kiri e le altre signore sedevano al posto d'onore, su una sola fila, rivolti verso sud. Lungo la strada anche i Grigi erano disposti in ordine di cerimonia e molti altri samurai, uomini e donne, si mescolavano a loro. A un segno di Sumiyori tutti si inchinarono. Mariko rispose con un inchino. Quattro samurai avanzarono e disposero un tappeto rosso vivo sui quattro tatami centrali.
Mariko si avvicin a Kiri e salut lei, Sazuko e tutte le altre signore, che le risposero con inchini e formule ufficiali di saluto. Blackthorne aspettava vicino ai cancelli. La vide abbandonare le dame e andarsi a inginocchiare di fronte a un minuscolo cuscino bianco, in mezzo al tappeto rosso. Con la destra estrasse dall'obi, pure bianco, il pugnale e lo depose sul cuscino. Chimmoko avanz e le porse un piccolo lenzuolo bianco e una corda. Con il suo aiuto, Mariko sistem perfettamente le pieghe del chimono, poi si leg alla vita il lenzuolo con la corda. Blackthorne comprese che serviva a non macchiarsi e a non scomporre l'abito al momento della morte.
Serena e pronta, Mariko alz lo sguardo verso il torrione del castello. Il sole ne illuminava ancora l'ultimo piano, scintillando sulle tegole dorate. La luce fiammeggiante saliva rapida lungo la guglia. Poi scomparve.

Appariva minuscola, seduta l da sola, una macchia bianca sul riquadro rosso. La strada era gi buia e i servi stavano accendendo le torce. Appena finito, corsero via rapidi e silenziosi com'erano venuti.
Mariko si sporse in avanti e raddrizz il pugnale, poi ancora una volta guard verso il portone. Ma era vuoto come prima.
"Kasigi Yabu-sama!"
"S, Toda-sama?"
"Sembra che il Nobile Kiyama abbia rinunciato ad assistermi. Vi prego, sarei onorata se voi mi faceste da secondo."
"Sar un onore per me," rispose Yabu. Si inchin e si alz, portandosi dietro di lei, alla sinistra. La spada vibr quando la estrasse dal fodero. Piant saldamente i piedi al suolo e sollev l'arma. "Sono pronto, signora," disse.
"Vi prego, aspettate fino al secondo taglio."
Mariko teneva gli occhi fissi sul pugnale. Con la mano destra si fece il segno della croce sul petto, poi si chin e prese il pugnale, senza un tremito, e lo port alle labbra, quasi ad assaggiare il sapore dell'acciaio lucente. Quindi lo sollev contro la gola, con mano ferma, verso sinistra. In quel preciso istante apparvero delle fiaccole in fondo alla strada. Un corteo si avvicin, guidato da Ishido.
Mariko non allontan da s l'arma. Yabu era come una molla trattenuta, pronta a raggiungere il segno. "Signora," chiese, "volete aspettare o continuare? Desidero essere perfetto per voi."
Mariko si costrinse ad arretrare dal baratro. "Io... aspettiamo. Io..." Abbass il pugnale. La sua mano ora tremava. Con altrettanta lentezza Yabu si rilass. La spada scomparve sibilando nel fodero ed egli si asciug le mani sui fianchi.
Ishido si ferm sul portone. "Non  ancora il tramonto, signora. Il sole  ancora all'orizzonte. Siete cos ansiosa di morire?"
"No, Nobile generale. Solo di obbedire al mio feudatario..." Strinse le mani per trattenerne il fremito.
Un mormorio iroso pass fra i Marroni alla sgarberia arrogante di Ishido e Yabu si mosse per lanciarsi contro di lui, ma si arrest, sentendo che Ishido dichiarava: "La Nobile Ochiba ha pregato i reggenti, in nome dell'erede, di fare un'eccezione nel vostro caso. Noi abbiamo acconsentito alla sua richiesta. Questi sono i vostri permessi per partire domani all'alba." Li infil tra le mani di Sumiyori, che gli si trovava vicino.
"Signore?" chiese Mariko, con un fil di voce, stentando a capire.
"Siete libera di partire. All'alba."
"E Kiritsubo-san e la Nobile Sazuko?"
"Non rientrano anche loro nel vostro 'dovere'? Ci sono anche i permessi per loro."
Mariko cerc di riflettere. "E... e per il bambino?"
"Anche per lui," la risata di Ishido risuon sprezzante. "E per tutti i vostri uomini."
Yabu sillab a fatica: "Un lasciapassare per ognuno?"
"S, Kasigi Yabu-san," rispose Ishido. "Voi siete l'ufficiale al comando, ne? Andate subito dal mio segretario. Sta preparando tutti i vostri permessi, anche se non capisco perch degli ospiti ben accolti e onorati debbano volersene andare. Non ne vale la pena per diciassette giorni. Ne?"
"E io, Nobile generale?" chiese fievolmente la vecchia Nobile Etsu, col cuore che le batteva, e timorosa di mettere in pericolo la vittoria di Mariko. "Io... posso partire anch'io?"
"Naturalmente, Nobile Maeda. Perch dovremmo trattenere qualcuno contro la sua volont? Siamo forse dei carcerieri? Certamente no! Se l'ospitalit dell'erede vi appare cos offensiva da volervene andare, andate, anche se dovete percorrere quattrocento ri fino a casa e altri quattrocento per tornare entro diciassette giorni. Io non capisco."
"Vi prego... scusatemi... l'ospitalit dell'erede non  offens..."
Ishido la interruppe gelido. "Se volete partire, chiedete un permesso per le vie normali. Ci vorr un giorno circa, ma provvederemo perch partiate in tutta sicurezza." Poi si rivolse alle altre. "Tutte le signore, tutti i samurai, possono chiedere il permesso. Come ho gi detto,  stupido andarsene per tornare entro diciassette giorni,  insultante verso l'erede, verso l'ospitalit della Nobile Ochiba e quella dei reggenti..." Il suo sguardo irrequieto torn a posarsi su Mariko. " insultante esercitare pressioni su di loro con minacce di seppuku, che una dama dovrebbe comunque fare in privato e non trasformarlo in un arrogante spettacolo pubblico. Ne? Io non vado cercando la morte delle donne, solo quella dei nemici dell'erede, ma se le donne gli sono dichiaratamente nemiche, sono pronto a sputare anche sui loro cadaveri."
Gir sui tacchi, url un ordine ai Grigi e si allontan. I capitani ripeterono l'ordine e tutti i Grigi si raccolsero in squadre e se ne andarono, salvo pochi che rimasero per rendere onore ai Marroni.
"Signora," sussurr rauco Yabu, asciugandosi di nuovo le mani sudate, e con in bocca un sapore amaro di bile, per non aver raggiunto l'acme dell'estasi di uccidere, "Signora,  finita. Avete... vinto. Avete vinto."
"S... s..." rispose lei. Le mani senza pi forza cercarono di sciogliere i nodi della corda. Chimmoko and ad aiutarla, le tolse il lenzuolo bianco e si ritir dal tappeto rosso. Tutti fissavano Mariko, aspettando di vedere se sarebbe stata in grado di alzarsi e andarsene.
Mariko cerc di rizzarsi, ma non ci riusc. Prov di nuovo e di nuovo non riusc. Kiri, impulsivamente, avanz per aiutarla, ma Yabu scosse il capo. "No,  un suo privilegio," disse, e Kiri, ansante, torn a sedere.
Blackthorne, accanto al cancello, era fuori di s per la gioia di vederla liberata dalla condanna e ricord la notte in cui anch'egli aveva sfiorato la morte, quando aveva dovuto alzarsi da uomo e da uomo tornarsene a casa senza aiuto, ed era diventato samurai. Continu a fissarla, disprezzando il fatto che si ritenesse necessario quel tipo di coraggio, eppure comprendendone e rispettandone la necessit. Vide Mariko appoggiare di nuovo le mani sul tappeto rosso. Questa volta riusc a sollevarsi. Si mise dritta, vacill e quasi cadde, poi i piedi si mossero e lentamente, barcollando, lei usc dal quadrato rosso, dirigendosi verso il portone del castello. A quel punto Blackthorne decise che Mariko aveva agito abbastanza, aveva sopportato abbastanza, aveva dimostrato abbastanza coraggio e le and incontro, accogliendola fra le braccia proprio mentre sveniva.
Per un attimo rimase solo nello spiazzo, dritto, orgoglioso di essere solo e di avere deciso lui. Mariko giaceva fra le sue braccia come una bambola rotta. Egli la port dentro il castello e nessuno si mosse n gli sbarr il passo.

57
L'attacco alla roccaforte dei Marroni cominci due o tre ore prima dell'alba, nella profondit pi cupa della notte. La prima ondata di ninja - i famigerati Segretissimi - si rovesci sopra il bastione di fronte al loro, non pi sorvegliato dai Grigi. Gettarono degli uncini coperti di stracci e attaccati a delle corde, che si agganciarono al tetto della roccaforte, e poi avanzarono come ragni, superando lo spazio vuoto lungo le funi. Indossavano abiti aderenti neri, come neri erano i tabi, i cappucci e le maschere. Anche le mani e i volti erano anneriti. Erano muniti di armi leggere - coltelli con catene e shuriken - piccole armi, fatte a disco o a uncino, irte di punte avvelenate, aguzze come aghi, grandi come il palmo della mano. Sulle spalle portavano dei sacchi e dei corti pali sottili.
I nnja erano mercenari, artisti della segretezza, specializzati nello spionaggio, nell'infiltrarsi fra i nemici e nel dare una morte rapida. I dieci uomini atterrarono senza rumore. Ritirarono i grappini, poi quattro di loro li agganciarono di nuovo a una sporgenza e si lanciarono verso una veranda che si trovava sei metri pi in basso. Quando l'ebbero raggiunta, sempre senza il minimo rumore, i loro compagni staccarono i grappini, glieli gettarono di sotto e si mossero sulle tegole per infiltrarsi in un altro punto. Una tegola scricchiol e tutti si bloccarono, raggelati. Nel cortile - tre piani e venti metri sotto di loro - Sumiyori si ferm e guard in alto, scrutando nel buio. Il tetto con i ninja era nell'ombra, la luna splendeva pallida e anche le stelle apparivano tristi nell'aria densa e umida. Gli uomini rimasero perfettamente immobili, controllando perfino il respiro, tanto da sembrare inanimati come le tegole su cui si appoggiavano.
Sumiyori scrut di nuovo tutt'intorno, con l'orecchio teso, per due volte, quindi, ancora incerto, avanz nel cortile per vederci meglio. Anche i quattro ninja sulla veranda adesso entravano nel suo campo visivo, ma stavano immobili come gli altri ed egli non li scorse.
"Ehi!" grid alle guardie al portone, che ora aveva i battenti sbarrati. "Vedete niente? Sentite niente?"
"No, capitano," risposero le sentinelle. "Le tegole scricchiolano spesso, perch si spostano... per l'umido, o per il caldo, forse."
Sumiyori ordin a uno di loro: "Va' su a dare un'occhiata. Anzi, manda le guardie dell'ultimo piano a controllare dappertutto."
Il soldato part di corsa. Sumiyori guard di nuovo in alto, poi si strinse nelle spalle e continu la sua ispezione, rassicurato.
I ninja sul tetto e sulla veranda rimasero immobili. Nemmeno gli occhi si spostavano. Erano addestrati a restare cos per ore se necessario... non era che una delle capacit a cui venivano continuamente allenati. Poi il capo diede un segnale e tutti insieme ripresero l'attacco. I grappini e le funi li portarono silenziosamente a un'altra veranda, dove potevano passare attraverso le feritoie. Ai piani inferiori tutte le aperture - destinate ai difensori muniti di arco - erano cos strette che nessuno avrebbe potuto penetrarvi. A un secondo segnale i due gruppi entrarono contemporaneamente.
Entrambe le stanze erano al buio e in ognuna dormivano dieci Marroni, distesi in fila. Vennero uccisi senza difficolt e quasi senza rumore, con una pugnalata nella gola. I sensi ben addestrati permettevano agli aggressori di non sbagliare la mira anche nel buio ed entro pochi secondi anche l'ultimo dei Marroni mor senza emettere il grido d'allarme, che gli venne troncato sul nascere. Quindi il capo, con esca e acciarino, accese una candela, si avvicin a una finestra e segnal tre volte. Intanto i suoi uomini, con un secondo colpo di pugnale, si accertavano che i Marroni fossero ben morti. Il capo ripet il segnale luminoso, poi si ritrasse e a gesti diede ordini agli uomini.
Tutti si tolsero i sacchi dalle spalle e prepararono le armi - coltelli corti, a doppio taglio, a forma di falce, con una catena attaccata al manico, provvista di un peso all'estremit, e inoltre shuriken e coltelli da lancio. A un altro ordine, alcuni degli uomini sfoderarono i bastoni, che erano in realt lance telescopiche, capaci di scattare in tutta la loro lunghezza con incredibile rapidit. Appena pronto, ognuno si inginocchi, di fronte alla porta, immobilizzandosi totalmente, con estrema facilit. Il capo aspett che tutti fossero in posizione, poi spense con un soffio la candela.
Quando le campane suonarono la met dell'ora della Tigre - le quattro, un'ora prima dell'alba - giunse la seconda ondata di ninja. In venti scivolarono fuori da un canale in disuso, che serviva un tempo per alimentare i ruscelli del giardino. Questo gruppo era armato di spade. Come ombre si sparsero fra i cespugli, rendendosi praticamente invisibili. Contemporaneamente altri venti con gli uncini e le funi salirono sul bastione che si affacciava sul cortile e sul giardino.
Sui bastioni due Marroni sorvegliavano attentamente i tetti vuoti al di l della strada. Uno di loro, guardandosi intorno, scorse gli uncini alle proprie spalle e tese una mano per indicarli, allarmato. Il suo compagno stava aprendo la bocca per gettare l'allarme generale, quando il primo ninja raggiunse la feritoia e con un rapido gesto del polso gli lanci in bocca uno shuriken, strozzandogli il grido in gola. Intanto si gettava con tutto il peso contro l'altro samurai, con la mano tesa trasformata in un'arma mortale. Il colpo paralizz la guardia e un secondo colpo gli spezz il collo con un rumore secco. Il ninja balz sul primo samurai, che agonizzava gi per gli effetti del veleno, pur tentando di strapparsi dalla bocca lo shuriken. Con un ultimo sforzo il morente estrasse il pugnale e colp. La pugnalata and a fondo, ma, pur ansimando, il ninja non interruppe il suo slancio: con la mano destra colse in pieno la gola del Marrone, rovesciandogli indietro la testa e troncandogli la spina dorsale.
Per quanto sanguinasse abbondantemente, il ninja non emise un gemito e trattenne il cadavere del Marrone, per adagiarlo silenziosamente a terra. Poi gli cadde vicino in ginocchio. Nel frattempo tutti i ninja lo avevano raggiunto. Prima controllarono di essere in possesso del bastione, poi il capo esamin la ferita del compagno. Il sangue usciva copioso e il capo scosse la testa e fece un segno con le dita. Il ferito annu, si trascin faticosamente in un angolo, lasciando dietro di s una scia di sangue, si appoggi al muro e afferr uno shuriken. Si strofin ripetutamente su una mano le punte avvelenate, poi trov il suo stiletto, se lo punt alla gola e lo affond, con tutte le forze.
Dopo averne verificato la morte, il capo torn alla porta fortificata che dava sull'interno e la apr cautamente. Proprio allora risuonarono dei passi e tutti arretrarono, nascondendosi.
Lungo il corridoio, nell'ala ovest, si avvicinava Sumiyori con dieci Marroni. Ne lasci due alla porta e prosegu con gli altri. Questi due uscirono sul bastione, mentre Sumiyori girava l'angolo e scendeva una rampa di scale a chiocciola. In fondo alla scala c'era un altro posto di guardia e due samurai stanchi vennero sostituiti.
"Unitevi agli altri e tornate ai vostri alloggi. Vi sveglieremo all'alba," disse Sumiyori.
"S, capitano." I due salirono i gradini, contenti di smontare dal servizio. Sumiyori percorse il corridoio, sostituendo le sentinelle. Infine, con gli ultimi due samurai, si ferm davanti a una porta.
"Yabu-san?"
"S?" rispose una voce assonnata.
"Scusate,  il cambio della guardia."
"Ah, grazie. Entrate."
Sumiyori apr la porta, restando per prudentemente sulla soglia. Yabu, a letto, stava appoggiato su un gomito, con l'altra mano sulla spada. Quando fu certo che si trattasse di Sumiyori, si rilass e fece un lungo sbadiglio.
Anche Sumiyori si rilass e scosse la testa, poi entr chiudendo la porta. La stanza era ampia e comoda e conteneva un altro letto gi pronto e invitante. Le feritoie davano sulla strada e sulla citt, a una decina di metri d'altezza. "Tutto tranquillo. Lei sta dormendo... Almeno, cos ha detto la cameriera." Avvicinandosi a un cassettone basso, dove ardeva una lampada a olio, si vers del cha freddo. Accanto alla lampada si trovava il lasciapassare, che Yabu aveva ritirato nella segreteria di Ishido.
Yabu sbadigli di nuovo e si stir. "L'Anjin-san?"
"All'ultimo controllo che ho fatto, era sveglio. Era mezzanotte. Mi ha chiesto di non tornare fino all'alba... mi ha spiegato qualcosa sulle sue abitudini. Non ho capito bene tutte le sue parole, ma non importa, c' una sorveglianza molto stretta dovunque, ne? Kiritsubo-sama e le altre signore sono tranquille, anche se lei, Kiritsubo-san,  rimasta sveglia quasi tutta la notte."
Yabu usc dal letto. Indossava solo il perizoma. "A fare cosa?"
"Seduta a una finestra, a contemplare fuori. Non c' niente da vedere, Per. Le ho consigliato di riposare, e lei mi ha ringraziato, ha detto di s ed  rimasta dov'era. Donne, ne?
Yabu si stir le spalle e le braccia e se le frizion energicamente per affrettare la circolazione del sangue, poi cominci a vestirsi. "Dovrebbe dormire. Il viaggio oggi sar lungo."
Sumiyori depose la tazza. "Io penso che sia tutto un trucco."
"Cio?"
"Non credo che Ishido abbia sul serio ceduto."
"Abbiamo i permessi firmati. Eccoli qua. E ci sono tutti i nomi, li avete controllati voi stesso. Come potrebbe rimangiarsi l'impegno preso pubblicamente con noi e con la Nobile Toda?  impossibile, ne?"
"Non so. Scusate, Yabu-san, ma io sono convinto che sia un trucco."
Yabu si annod la cintura con movimenti rallentati. "Che tipo di trucco?'
"Ci tenderanno un'imboscata."
"Fuori dal castello?"
"S. Penso di s," rispose Sumiyori.
"Non oserebbe."
"Oser. Oppure ci costringer a rinviare. Non riesco a credere che lasci andare lei, o la Nobile Kiritsubo, o la Nobile Sazuko e il bambino. E neppure la Nobile Etsu e le altre."
"No, vi sbagliate."
Sumiyori scosse il capo, con tristezza. "Sarebbe stato meglio se lei avesse affondato il pugnale e voi aveste colpito. In questo modo tutto  ancora da risolvere."
Yabu prese le spade e se le infil alla cintura. Sono d'accordo, pensava, niente  risolto e lei ha mancato al suo dovere. Lo sai tu, lo so io e lo sa anche Ishido. Una sciagura! Se lei si fosse uccisa, noi tutti avremmo vissuto per sempre. Cos invece...  tornata indietro e ha disonorato noi e se stessa. Shigata ga nai, ne? Una stupida donna! Ma a Sumiyori rispose: "Credo che vi sbagliate. Ha vinto Ishido e lui non avr il coraggio di tenderci un'imboscata. Andate a dormire, vi sveglier all'alba."
Sumiyori di nuovo scosse la testa. "No, grazie, Yabu-san. Andr di nuovo in ispezione." Si avvicin a una feritoia, a guardare fuori. "C' qualcosa che non va."
" tutto a posto. Potete... Un momento! Che cos' stato? Avete sentito anche voi?" Yabu gli si accost, fingendo di scrutare nel buio, poi, senza preavviso, estrasse la spada e gliela conficc nella schiena, con un gesto fulmineo, mentre con l'altra mano gli copriva la bocca per impedirgli di gridare. Il capitano mor all'istante. Con enorme sforzo Yabu lo tenne dritto e lontano da s per non macchiarsi di sangue, poi lo trasport sul letto, dove lo distese, come se fosse addormentato. Tir fuori la spada dal cadavere e la ripul, furioso che l'intuito di Sumiyori lo avesse obbligato a improvvisarne l'uccisione. Ma non potevo averti fra i piedi, a cacciare il naso, pens.
Qualche ora prima, mentre tornava dalla segreteria di Ishido con il lasciapassare, un samurai, che non aveva mai visto, lo aveva fermato a mezza strada.
" richiesta la vostra cooperazione, Yabu-san."
"Da chi e per cosa?"
"Da qualcuno cui avete avanzato un'offerta ieri."
"Quale offerta?"
"In cambio del salvacondotto per voi e per l'Anjin-san, avreste fatto in modo che lei fosse disarmata al momento dell'imboscata durante il viaggio... Prego, non toccate la spada, Yabu-san, ci sono quattro arcieri che non aspettano altro!"
"Come osate sfidarmi? Quale imboscata?" aveva mentito, sentendosi le gambe molli, perch aveva capito ormai con certezza che quell'uomo era un uomo di Ishido. Nel pomeriggio precedente egli aveva avanzato quella proposta, attraverso suoi intermediari, nel tentativo disperato di salvare qualcosa dal disastro provocato da Mariko in tutti i suoi piani per la Nave Nera e per l'avvenire. Anche in quel momento era consapevole della follia della sua proposta, perch sarebbe stato molto difficile, se non impossibile, disarmare Mariko senza morire, e comunque si sarebbe poi trovato in pericolo da due parti. Non si era meravigliato che Ishido avesse respinto l'offerta, sempre tramite intermediari.
"Non sono al corrente di nessuna imboscata!" aveva risposto bellicoso, con il desiderio di avere accanto Yuriko a tirarlo fuori dal pantano.
"Siete ugualmente invitato a parteciparvi, anche se in modo diverso da quanto avevate progettato."
"Chi siete?"
"In cambio avrete l'Izu, il barbaro e la sua nave... quando la testa del nemico principale sar nella polvere. A patto, naturalmente, che lei sia catturata viva e che voi restiate a Osaka fino al giorno stabilito e giuriate fedelt."
"La testa di chi?" aveva chiesto Yabu, cercando di far lavorare il cervello e rendendosi conto solo allora che Ishido aveva architettato la faccenda dei lasciapassare in modo da potergli fare le sue proposte in tutta sicurezza e negoziare con lui.
"Rispondete s o no?" aveva insistito il samurai.
"Chi siete e di che cosa parlate?" Yabu aveva sollevato il rotolo di pergamena. "Questo  il salvacondotto del generale Ishido. Nemmeno lui stesso potrebbe annullarlo, dopo quanto  avvenuto."
"Cos dicono molti. Ma, scusate, dovr capovolgersi il cielo prima che a voi o a chiunque sia permesso di insultare il Nobile Yaemon... Togliete la mano dalla spada, vi prego!"
"Allora voi badate bene a quello che dite!"
"Naturalmente, scusatemi. Siete d'accordo?"
"Io sono a capo dell'Izu e mi sono stati promessi il Totomi e il Suruga," aveva replicato Yabu, cominciando a trattare. Capiva che, se lui e Mariko erano con le spalle al muro, anche Ishido si trovava nella stessa situazione, perch il dilemma posto da Mariko esisteva ancora.
"Infatti," aveva ammesso il samurai. "Ma a me non  consentito negoziare. Il patto deve essere quello che ho detto. Accettate o no?"
Yabu fin di pulire la spada e sistem le coltri sul cadavere di Sumiyori. Poi si asciug il sudore dalla faccia e dalle mani, domin la collera, spense la candela e apr la porta. I due Marroni aspettavano a pochi passi e si inchinarono.
"Vi sveglier all'alba, Sumiyori-san," disse Yabu, rivolto verso l'interno della stanza. Poi ordin a uno dei Marroni: "Voi state qui di guardia. Nessuno deve entrare. Nessuno! Il capitano deve riposare... ha bisogno di un po' di riposo."
"S, signore."
Il samurai prese posto e Yabu si allontan per il corridoio insieme all'altro, sal una rampa di scale che portava alla sezione centrale del piano e si diresse verso il salone delle udienze e gli appartamenti dell'ala est. Nel corridoio del salone le guardie si inchinarono e lo lasciarono passare. Egli buss a una porta.
"Anjin-san?" chiam piano. Nessuna risposta. Apr lo shoji: la stanza era vuota e l'altro shoji era socchiuso. Yabu aggrott la fronte, fece cenno alla guardia di fermarsi e si affrett ad attraversare la stanza e a passare nel corridoio interno, scarsamente illuminato. Chimmoko gli si par davanti, con un coltello in mano. Vicino a una porta si scorgeva il suo giaciglio disfatto.
"Oh, scusate, signore, stavo dormendo," mormor in tono di scusa, e abbass il coltello, ma non gli lasci il passo.
"Cerco l'Anjin-san."
"Lui e la mia padrona stanno parlando con Kiritsubo-san e la Nobile Achiko, signore."
"Chiedetegli se posso vederlo un momento."
"Certo, signore." Con gentilezza Chimmoko lo invit a tornare nell'altra stanza, attese che egli ci fosse entrato e chiuse lo shoji. La guardia lo fiss con aria interrogativa.
Dopo un istante lo shoji si riapr e comparve Blackthorne, completamente vestito e armato della spada corta.
"Buonasera, Yabu-san," disse.
"Mi spiace disturbarvi, Anjin-san. Volevo solo controllare... essere sicuro che tutto fosse a posto, capite?"
"S, grazie. Non vi preoccupate."
"La Nobile Toda sta bene? Non si sente male?"
"Adesso bene. Molto stanca, ma bene. Presto l'alba, ne?"
Yabu annu. "Volevo solo garantirmi che tutto fosse in ordine. Capite?"
"S. Questo pomeriggio voi detto 'piano', Yabu-san. Ricordare? Prego, quale piano segreto?"
"Nessun segreto, Anjin-san," rispose Yabu, rimpiangendo di aver parlato in quel momento. "Avete capito male. Ho detto solo che era necessario un piano...  molto difficile lasciare Osaka, ne? E bisogna andarsene o..." Yabu indic con il gesto un coltello alla gola. "Capite?"
"S. Ma adesso lasciapassare, ne? Adesso uscire sicuri da Osaka."
"S. Partiremo presto. E con la nave andr bene. Presto troveremo gli uomini a Nagasaki, capite?"
"S."
Yabu se ne and, con aria molto amichevole. Blackthorne gli chiuse la porta alle spalle e torn nel corridoio interno, lasciando socchiusa la propria porta. Super Chimmoko e raggiunse l'altra stanza. Mariko stava seduta sul letto, pi minuta e affascinante che mai. Kiri era inginocchiata sui cuscini e Achiko dormiva in un angolo, raggomitolata.
"Che cosa voleva, Anjin-san?" domand Mariko.
"Solo controllare che tutto fosse a posto."
Mariko tradusse per Kiri. "Kiri domanda se gli avete chiesto del piano."
"S, ma ha evitato di rispondere. Forse ha cambiato idea, non lo so. Posso essermi sbagliato, ma nel pomeriggio mi era sembrato proprio che avesse in mente un piano, o stesse architettandolo."
"Per tradirci?"
"Certo. Ma non capisco come."
Mariko gli sorrise. "Forse vi siete sbagliato. Adesso siamo al sicuro."
La giovane Achiko mormor qualcosa nel sonno e tutti la guardarono. Aveva chiesto lei di restare con Mariko, insieme alla vecchia Nobile Etsu, che dormiva nella camera adiacente. Le altre signore erano tornate alle loro case e tutte avevano domandato ufficialmente il permesso di partire subito. A sera si era sparsa la voce che l'indomani lo avrebbero chiesto in centocinque, quel permesso. Kiyama aveva mandato a chiamare Achiko, moglie di suo nipote, ma la donna aveva rifiutato di abbandonare Mariko. Il daimyo immediatamente l'aveva ripudiata, ordinandole di consegnare il figlio, e lei aveva obbedito. In quel momento la giovane donna soffriva di un incubo, ma poi questo pass e riprese a dormire tranquilla.
Mariko guard Blackthorne. " cos meraviglioso sentirsi in pace, ne?
"S," le rispose. Da quando si era ripresa, ritrovandosi viva e non morta, i loro spiriti si erano uniti pi che mai e per un'ora avevano potuto restare soli, Mariko stretta fra le braccia di lui.
"Sono cos felice che tu sia viva, Mariko! Ti vedevo gi morta.
"Pensavo di esserlo. Ancora non riesco a credere che Ishido abbia ceduto. Non  possibile... Oh, come amo le tue braccia intorno a me, e la tua forza!"
"Stavo pensando che oggi pomeriggio, dal momento della sfida di Yoshinaka, non ho visto che morte... la tua, la mia, di tutti. Ho capito il tuo piano, cos a lunga distanza, ne?"
"S. Fin dal giorno del terremoto, Anjin-san. Perdonami, ma non volevo spaventarti. Temevo che ti saresti opposto. S, ho intuito fin da quel giorno che il mio karma era di portare in salvo gli ostaggi, fuori da Osaka. Io sola potevo farlo per Toranaga. E ora l'ho fatto. Ma a che prezzo, ne? Che la Madonna mi perdoni!"
A quel punto era sopraggiunta Kiri e avevano dovuto staccarsi. Ma non importava a nessuno dei due. Un sorriso o uno sguardo o una parola bastava.
Kiri si accost a una feritoia. Sul mare si scorgevano le macchie di luce delle barche da pesca. "Presto sar l'alba," disse.
" vero," osserv Mariko. "Devo alzarmi."
"Fra poco. Non ancora, Mariko-sama," rispose Kiri. "Riposate, vi prego. Dovete raccogliere tutte le vostre forze."
"Vorrei che fosse qui Toranaga-sama."
"Anch'io."
"Avete preparato un altro messaggio con la notizia della... nostra partenza?"
"S, Mariko-sama, un altro piccione partir all'alba. E oggi Toranaga-sama sapr della vostra vittoria. Sar molto orgoglioso di voi."
"Sono cos lieta che abbia avuto ragione!"
"Davvero," rispose Kiri. "Perdonatemi per aver dubitato di voi e di lui."
"Nel profondo del cuore anch'io ho dubitato di lui. Mi dispiace."
Kiri si volt di nuovo a osservare la citt. Toranaga ha torto, avrebbe voluto gridare. Non lasceremo mai Osaka, per quanto fingiamo. Il nostro karma  di restare, il suo  di perdere.

Nell'ala ovest Yabu si ferm al corpo di guardia. Le sentinelle erano pronte per andare a rimpiazzare le altre. "Voglio fare un'ispezione."
"S, signore."
"Voi verrete con me, gli altri mi aspettino qui."
Scese lo scalone, seguito da una sola guardia. Nell'atrio principale altre sentinelle stavano ai piedi dello scalone. Davanti a esso si aprivano il cortile e il giardino. Una breve occhiata: tutto in ordine. Yabu rientr nella fortezza e cambi direzione. Con grande sorpresa del samurai che lo seguiva, si avvi verso gli alloggi dei servi, i quali al suo arrivo si svegliarono confusi, precipitandosi con la testa fino a terra negli inchini. Yabu non prest loro attenzione, ma prosegu, fino al cuore della fortezza, per scalette e corridoi poco usati, fra muri umidi e ammuffiti, ma ben illuminati. In quelle cantine non c'erano guardie, perch non c'era niente da proteggere. Poi ricominciarono a salire, avvicinandosi alle pareti esterne.
Yabu si ferm di scatto. "Che cosa  stato?"
Il samurai si ferm anche lui, ascolt e mor. Yabu ripul la spada e spinse il cadavere in un angolo scuro, poi corse verso una porta che si distingueva a malapena, una piccola porta di ferro dalle sbarre pesanti, di cui gli aveva parlato l'intermediario di Ishido. Spinse indietro le sbarre arrugginite e la spalanc. Un soffio d'aria fredda lo colp e insieme una lancia gli venne diretta contro la gola, fermandosi a un centimetro dal segno. Yabu non si mosse, paralizzato. Dal buio fitto un ninja lo fissava, con l'arma puntata.
Yabu sollev una mano tremante e fece il segno che gli era stato insegnato. "Sono Kasigi Yabu," disse.
Il capo dei ninja col volto e il cappuccio neri, quasi invisibile, annu, ma tenne la lancia puntata e gli fece cenno di spostarsi. Yabu obbed, arretrando di un passo. Con molta prudenza, il ninja si port al centro del corridoio. Era alto e massiccio, con occhi larghi e poco infossati, nei buchi della maschera. Vide il Marrone morto e con una torsione del polso mand la lancia a conficcarsi nel cadavere. La recuper e in silenzio raccolse nel pugno la catena attaccata all'arma, attento a ogni eventuale pericolo. Infine, tranquillizzato, fece un segnale con la mano. All'istante venti uomini corsero dentro e si precipitarono per le scale, una via d'accesso da lungo tempo dimenticata. Erano armati di coltelli con catena, spade e shuriken. In mezzo ai loro cappucci neri spiccava una macchia rossa.
Il capo non si volt a guardarli salire, ma tenne gli occhi fissi su Yabu, contando lentamente con le dita: "Uno... due... tre..." Yabu avvert molte presenze al di l della porta, ma non pot vedere nessuno.
I ninja cominciarono a salire le scale, a coppie, e si arrestarono, una volta giunti in cima, davanti a una porta. Cercarono di aprirla, ma era bloccata. Uno di loro subito avanz con una sbarra di acciaio e la apr forzandola. Tutti s'infilarono in un passaggio pieno di muffa e all'angolo di nuovo si fermarono: il primo si affacci cautamente poi segnal agli altri via libera e tutti percorsero il corridoio. Nella porta segreta che lo chiudeva, in fondo, un filo di luce indicava la presenza di una fessura. Il primo ninja appoggi l'occhio e scorse il salone, in tutta la sua ampiezza, con due Marroni e due Grigi di guardia alle porte che immettevano negli alloggi. L'uomo fece un cenno con la testa agli altri. Uno di loro stava contando sulle dita, secondo lo stesso ritmo tenuto dal capo che era due piani sotto. Tutti gli sguardi seguivano il movimento di quelle dita.
In cantina il capo scandiva i secondi, sempre con gli occhi fissi su Yabu, il quale a sua volta guardava e aspettava, sentendosi nelle narici l'odore della propria paura. Le dita si fermarono e il capo strinse il pugno. Indic il corridoio e Yabu, annuendo, si avvi lentamente per la via gi percorsa. Dietro di lui ricominci inesorabile il conteggio: "Uno... due... tre..."
Yabu era conscio del terribile rischio che stava correndo, e una volta di pi maledisse Mariko per averlo obbligato a schierarsi con Ishido. Parte del suo compito era proprio di aprire quella porta segreta.
"Cosa ci sar dietro?" aveva chiesto, insospettito.
"Amici. Questo  il segnale, e la parola d'ordine  il vostro nome."
"Poi mi ammazzeranno, ne?
"No. Siete troppo prezioso, Yabu-san."
Lui aveva acconsentito a tutto, ma non aveva mai richiesto l'intervento dei ninja, dei temuti e semileggendari mercenari fedeli soltanto ai propri segreti. Essi erano uniti fra loro da strettissimi legami familiari e si trasmettevano solo fra loro i propri segreti: come nuotare sott'acqua per lunghissimi tratti, come scalare mura praticamente senza appigli o restare per un giorno e una notte senza muovere un muscolo, e come uccidere con le mani e coi piedi e con ogni arma esistente, compresi il veleno, il fuoco e gli esplosivi. La morte violenta su commissione era l'unico scopo della vita dei ninja.
Yabu riusc a mantenere un passo regolare nel percorrere il corridoio, per quanto ancora gli dolesse il petto alla scoperta che gli aggressori erano dei ninja e non dei ronin. Ishido deve essere pazzo, si diceva, con tutti i sensi tesi al massimo nell'attesa di una freccia o di una lancia da un momento all'altro. Era quasi all'angolo, lo super - e niente gli era accaduto. Allora sal le scale tre gradini alla volta, corse lungo il corridoio e gir l'angolo, dirigendosi verso gli alloggi della servit.
Le dita del capo interruppero il conteggio. Fece un segno nel buio e corse dietro a Yabu. Venti ninja emersero dall'oscurit per seguirlo, mentre altri quindici si mettevano in posizione di difesa alle estremit del corridoio, per sorvegliare quella possibile via di fuga che, attraverso un labirinto di cantine e passaggi dimenticati, portava a una botola segreta sotto il fossato, e quindi alla citt.
Yabu correva in fretta, incespicando, e piomb nell'alloggio dei servi rovesciando vasi e padelle e cesti.
"Ninjaaaaaa!" url. Questo non rientrava negli accordi, ma era un suo trucco per difendersi nel caso fosse stato scoperto. Uomini e donne scapparono atterriti, ripetendo il grido e cercando di nascondersi sotto tavoli e panche, mentre egli attraversava le stanze e raggiungeva il primo dei corridoi superiori, dove gi le prime guardie brandivano le spade.
"Suonate l'allarme!" url Yabu. "Ninja... ci sono dei ninja fra i servi!"
Un samurai si precipit su per lo scalone, l'altro coraggiosamente avanz per difendere lo sbocco della scala percorsa da Yabu. Vedendolo, i servi in fuga si fermarono, poi si gettarono a terra, gementi di terrore, coprendosi la testa con le braccia. Yabu, in mezzo alla scala, urlava, secondo gli accordi: "Suonate l'allarme! Siamo attaccati!" Segnalava cos all'esterno la diversione operata, grazie alla quale sarebbe rimasto ancora coperto l'attacco principale al salone delle udienze, attraverso la porta segreta. Lo scopo era di rapire Mariko e portarsela via prima che qualcuno potesse rendersene conto.
I samurai alle porte e nel cortile giravano qua e l, senza sapere dove mettersi di guardia, e in quello stesso istante i ninja in giardino uscirono dai nascondigli e li impegnarono nella lotta. Yabu si ritir nell'atrio, mentre altri Marroni sopraggiungevano di corsa dal corpo di guardia, per aiutare quelli all'esterno.
Un capitano si precipit da lui. "Che cosa succede?"
"Ninja... fuori e fra i servi. Dov' Sumiyori?"
"Non so... nella sua stanza."
Yabu balz verso le scale, mentre altri accorrevano scendendo. Proprio allora il primo ninja apparve come una folgore dalle cantine, superando il groviglio dei servi. Uno shuriken elimin il samurai che tentava di fermarlo, colpi di lancia uccisero i servi. Poi quel gruppo dilag per il corridoio principale, creando una diversione, violenta e urlante, fra i Marroni che si agitavano senza sapere da dove sarebbe giunto un altro eventuale attacco.
All'ultimo piano i ninja in attesa avevano aperto le porte al primo allarme e avevano inseguito gli ultimi Marroni che si lanciavano verso le scale, uccidendoli. Continuarono a inseguirli, facendo sempre maggiore strage con gli shuriken e le frecce avvelenate. I Marroni vennero ben presto schiacciati e gli attaccanti ne calpestarono i cadaveri per raggiungere il corridoio del piano inferiore. Una carica furiosa dei Marroni di rinforzo venne respinta dai ninja con le catene, che si avvolgevano al collo dei samurai strozzandoli, o stringevano in una morsa le loro spade, rendendo facile ammazzarli con i coltelli. Gli shuriken volavano lampeggiando nell'aria e i Marroni vennero decimati. Alcuni ninja furono colpiti, ma come animali inferociti continuavano ad attaccare strisciando, finch la morte non li fermava.
Il primo sopraggiungere di rinforzi in giardino venne facilmente respinto, nel momento stesso in cui i Marroni uscivano dal portone. Invece la seconda carica dei Marroni, piena di coraggio, fece indietreggiare gli attaccanti. A un ordine urlato nel buio, i ninja si ritirarono e gli abiti neri li rendevano dei bersagli difficili da raggiungere. I Marroni li inseguirono esultanti, cascarono nelle imboscate e furono sterminati.
Fuori dal salone, intanto, il gruppo con la macchia rossa sul cappuccio stava ancora in attesa. Il capo spiava sempre dalla fessura: vedeva i Marroni e i Grgi di Blackthorne, a guardia della porta fortificata che dava in corridoio, tendere angosciosamente l'orecchio alla strage di cui giungeva l'eco. La porta si apr e altre guardie, Marroni e Grigi, si affollarono nell'apertura, finch gli ufficiali, incapaci di aspettare ancora, ordinarono a tutti i loro uomini di lasciare il salone e mettersi in posizione difensiva all'estremit del corridoio. Adesso la strada era libera: la porta del corridoio interno era aperta, custodita soltanto dal capitano dei Grigi, che stava per andarsene anche lui. Il capo dei ninja vide una donna varcare in fretta quella soglia, seguita dal barbaro di alta statura, e riconobbe la sua preda. Dietro ai due si stringevano altre donne. Impaziente di condurre a termine la missione e spinto dalla smania di uccidere, diede il segnale e irruppe nel salone un attimo troppo presto.
Blackthorne lo vide arrivare e automaticamente estrasse dalla cintura la pistola e spar. Mezza testa dell'uomo vol in frammenti, e l'attacco per un istante si interruppe. Nello stesso momento il capitano dei Grigi si gett con pazza ferocia e uccise un altro ninja. Gli altri aggressori gli si buttarono addosso e lo finirono, ma quei pochi secondi consentirono a Blackthorne di spingere indietro Mariko, al sicuro, e di chiudere la porta con uno spintone. Freneticamente vi mise la sbarra di ferro proprio mentre i ninja sopraggiungevano. Alcuni di loro aggredirono la porta, altri si aprirono a ventaglio davanti all'ingresso principale del salone.
"Cristo! Che suc..."
"Ninjaaaaaa!" url Mariko, mentre Kiri, Sazuko, la vecchia signora Etsu, Chimmoko, Achiko e le cameriere uscivano stravolte dalle loro stanze, e il fracasso dei colpi battuti contro la porta aumentava.
"Da questa parte, svelte!" grid Kiri, superando il chiasso generale, e fugg verso le camere interne. Le donne la seguirono alla rinfusa. Due di loro aiutavano la vecchia signora. Blackthorne vide che la porta stava per cedere sotto gli assalti furiosi. Gi qualche crepa si era aperta. Corse nella sua stanza a prendere la polvere da sparo e le spade.
Nel salone i ninja avevano gi sterminato le sei guardie che si trovavano fuori dall'ingresso principale e stavano sgominando i Marroni e i Grigi nel corridoio. Per due di loro erano morti e due erano feriti. Poi riuscirono a chiudere quella porta e a sbarrarla. Quella zona era in mano loro.
"Muovetevi!" ringhi il nuovo capo. Gli uomini armati di piedi di porco non avevano bisogno di esortazioni per attaccare con energia la porta interna. Il nuovo capo rest un momento fermo accanto al cadavere del fratello, poi lo prese furiosamente a calci, ben sapendo che l'attacco a sorpresa era andato a vuoto per la sua impazienza.
Blackthorne, nel corridoio, stava ricaricando in fretta la pistola, mentre la porta strideva sotto i colpi. Prendere la polvere, premere bene con la bacchetta... uno dei pannelli scricchiol... poi il tampone di carta per tenere pressata la carica e poi la pallottola di piombo e un altro tampone... uno dei cardini salt e la punta di ferro apparve nell'apertura... poi, soffiare via con cura la polvere dalla pietra focaia.
"Anjin-san!" grid Mariko da una delle stanze interne. "Svelto!" Ma Blackthorne non le prest attenzione, si avvicin alla porta, infil la canna della pistola in una fessura e tir il grilletto. Dall'altra parte giunse un grido e l'assalto si interruppe. L'inglese si ritir e cominci a ricaricare l'arma. Prima la polvere, pressarla con cura... tutta la porta trem, mentre gli uomini l'aggredivano inferociti a spallate, pugni e calci... poi il tampone di carta e la pallottola e un altro tampone... la porta rintron e uno dei chiavistelli salt, finendo in terra con rumore metallico...
Kiri correva ansimando lungo un passaggio interno. Le altre la seguivano trascinando la Nobile Etsu, mentre Sazuko gridava: " inutile, non c' dove andare..." Ma Kiri continuava a correre. Entr in una stanzetta, la attravers e fece scorrere uno degli shoji della parete: nel muro si apriva una porticina segreta, dai cardini ben oliati.
"Questo... questo  il rifugio segreto del mio padrone," ansim e si accinse a entrarvi, ma si ferm a un tratto. "Dov' Mariko?"
Chimmoko subito corse indietro.
Nel primo corridoio Blackthorne soffi via con cura la polvere dalla pietra focaia e avanz. La porta stava per crollare, ma gli offriva ancora un riparo. Spar e di nuovo un grido e un momento di respiro. Poi i colpi ricominciarono, un altro chiavistello salt e tutta la porta trem. Lui cominci a ricaricare.
"Anjin-san!" Mariko gli faceva segni disperati dal fondo del corridoio, cos egli raccolse le armi e corse da lei, che fugg, guidandolo. La porta croll e i ninja si precipitarono dentro.
Mariko correva veloce, con Blackthorne alle calcagna. Attraversando una camera, la donna inciamp nelle gonne e cadde. Lui la raccolse e raggiunse un'altra stanza, tenendola in braccio. Chimmoko li incontr. "Svelti!" url, aspettando che passassero. Li segu per un attimo, poi si volt e si mise in mezzo al passaggio, con un coltello fra le mani.
I ninja sopraggiunsero, la cameriera si lanci contro il primo, che la gett da parte come un giocattolo, precipitandosi dietro a Mariko e Blackthorne. L'ultimo a passare spezz il collo di Chimmoko con una pedata e corse avanti.
Mariko procedeva rapida, ma le sottane lunghe la intralciavano e Blackthorne cercava di aiutarla. Attraversarono una stanza, poi voltarono a destra in un'altra ed egli vide Kiri e Sazuko che li aspettavano, con volti atterriti, mentre Achiko e le cameriere cercavano di soccorrere la vecchia signora. Spinse Mariko verso la salvezza e si gir, con la pistola scarica in una mano e la spada nell'altra, in attesa di Chimmoko. Non vedendola comparire si mosse per tornare a cercarla, ma i passi dei ninja in arrivo lo costrinsero a fermarsi e ad arretrare, mentre appariva il primo di loro. Riusc a sbattergli la porta in faccia e lance e shuriken si infissero nel legno. Di nuovo ebbe appena il tempo di chiudere i chiavistelli, che gli aggressori si gettarono contro la porta.
Confusamente ringrazi Dio per la fuga e lo ringrazi di nuovo vedendo che la porta era solida e che per il momento erano al sicuro perch i piedi di porco non riuscivano facilmente ad abbatterla e a scardinarla. Cercando di riprendere fiato, si guard intorno. Mariko, in ginocchio, sembrava soffocare. Intorno c'erano sei cameriere, Achiko, Kiri, Sazuko e la Nobile Etsu, che giaceva quasi incosciente, con il volto cinereo. La stanza era piccola, con pareti di pietra. Una porta laterale immetteva in una veranda sui bastioni. Blackthorne arranc fino a una finestra. Si trovavano in un angolo che guardava sulla strada e sul cortile, e gli giunsero i suoni della battaglia che infuriava di sotto, urla e grida. Parecchi Grigi e alcuni samurai stavano raccogliendosi nella strada e sul bastione di fronte al loro. Ma il portone d'ingresso era sprangato e custodito dai ninja.
"Che diavolo succede?" chiese Blackthorne, col petto dolorante.
Nessuna gli rispose ed egli and a inginocchiarsi accanto a Mariko. La scosse dolcemente. "Che succede?" Ma lei non era ancora in grado di parlare.

Yabu stava correndo lungo un corridoio dell'ala ovest, verso il suo alloggio. Gir un angolo e si blocc di scatto: un folto gruppo di samurai tentava di resistere a un feroce attacco dei ninja.
"Che succede?" url Yabu, perch in quel punto non avrebbe dovuto esserci nessun ninja. Secondo il piano a lui noto, avrebbero dovuto trovarsi soltanto di sotto.
"Ce ne sono dappertutto," rispose, ansimando, un samurai. "Questi sono venuti da sopra..."
Yabu bestemmi, rendendosi conto di essere stato ingannato. "Dov' Sumiyori?"
"Dev'essere morto. Quel settore lo hanno tutto in mano loro. Siete stato fortunato, signore. Sono arrivati poco dopo che vi eravate allontanato. Ma perch ci attaccano i ninja?"
Una serie di grida li distrasse: in fondo al corridoio i Marroni tornavano ad attaccare, riparando i samurai che manovravano le lance. I lancieri riuscirono a respingere i ninja e i Marroni li inseguirono, ma una nuvola di shuriken li accolse ed essi finirono a terra, urlando e contorcendosi per il veleno e ingombrando tutto il passaggio. Il resto dei Marroni per il momento si ritir, cercando di ristabilire l'ordine.
Yabu, senza esporsi, grid: "Chiamate gli arcieri!" e alcuni samurai corsero a obbedirgli.
"Ma per cosa attaccano? Perch sono cos in forze?" ripet il samurai, con il viso coperto di sangue per una ferita. Abitualmente gli odiati ninja attaccavano da soli o a piccoli gruppi, per scomparire rapidi come venivano non appena compiuta la loro missione.
"Non lo so," rispose Yabu. Tutto quel settore del castello era in subbuglio, i Marroni ancora non erano riusciti a coordinare i loro movimenti, sconvolti dalla terrificante velocit dell'attacco e della strage.
"Se... se qui ci fosse Toranaga-sama, potrei capire che Ishido scatenasse un attacco a sorpresa, ma adesso... perch?" insisteva il samurai. "Non c' niente e ness..." A un tratto comprese. "La Nobile Toda!"
Yabu fece finta di non averlo sentito, ma l'uomo url: " lei che vogliono, Yabu-san! Devono essere qui per lei!" e si precipit verso l'ala est, seguito dagli altri. Yabu esit, poi li segu anche lui.
Per raggiungere l'ala est dovevano attraversare il pianerottolo principale, che era saldamente in mano ai ninja. Da ogni parte giacevano cadaveri di samurai. Trascinati dalla consapevolezza del pericolo di Mariko, loro capo riverito in quelle ore, i Marroni ruppero il cordone dei ninja con l'impeto della corsa, ma poi i primi vennero rapidamente eliminati. Altri intanto avevano sentito il grido del samurai e se lo ripetevano, e tutti raddoppiarono gli sforzi. Yabu corse a guidare lo scontro, cercando di tenersi al sicuro. Un ninja apr il sacco che aveva in spalla, accese un barilotto munito di detonatore e lo lanci sopra i Marroni. Il barilotto urt contro un muro ed esplose, spargendo fuoco e fumo, e subito il ninja si gett al contrattacco. I Marroni arretrarono in disordine, tra le fiamme, mentre dal piano di sotto accorrevano altri ninja, nascosti dal fumo.
"Ritiratevi e raggruppatevi!" urlava Yabu, in uno dei corridoi che sboccavano sul pianerottolo principale, cercando di ritardare le operazioni il pi possibile, supponendo che Mariko fosse gi stata catturata e portata nelle cantine, e in attesa dello squillo di tromba che avrebbe segnalato il successo dell'impresa e la ritirata di tutti i ninja. Ma un gruppo di Marroni si lanci in una carica suicida dal piano di sopra e ruppe lo sbarramento dei ninja. Morirono, ma altri, disobbedendo a Yabu, li seguirono e caricarono. Altre bombe vennero lanciate e appiccarono il fuoco alle tappezzerie. Le fiamme lambirono le pareti, le scintille piovvero sui tatami. Una fiammata avvolse un ninja e lo trasform in una torcia urlante. Poi il fuoco prese il chimono di un samurai ed egli si gett addosso a un ninja e bruciarono insieme. Un altro samurai coperto di fiamme maneggiava la spada come un'ascia per aprirsi la via fra gli assalitori. In dieci lo seguirono e due morirono, tre rimasero feriti mortalmente, ma gli altri riuscirono a passare e a lanciarsi verso l'ala est. Dieci Marroni li seguirono. Yabu guid il gruppo successivo, in tutta sicurezza, perch i ninja rimasti stavano ritirandosi ordinatamente verso il pianterreno e la fuga. Cominci la battaglia per l'ala est.

Nella minuscola stanza tutti guardavano la porta. Udivano gli attaccanti accanirsi contro i cardini. Poi ci fu un battere di martelli e una voce soffocata diede degli ordini. Due cameriere cominciarono a piangere.
"Che cos'ha detto?" chiese Blackthorne.
Mariko si inumid le labbra aride. "Ha detto di aprire la porta e arrendersi, o ci far saltare in aria."
"Possono farlo, Mariko-san?"
"Non lo so. Possono... usare la polvere, certo, e..." la mano di Mariko corse alla cintura e la trov vuota. "Dov' il mio coltello?"
Tutte le donne cercarono i propri pugnali: Kiri non lo aveva, Sazuko non lo aveva, n lo avevano Achiko e la Nobile Etsu. Blackthorne aveva ricaricato la pistola e brandiva lo spadone. La spada corta gli era caduta durante la fuga disperata verso la salvezza.
La voce soffocata risuon, pi irosa e pressante, e tutti gli sguardi si rivolsero a Blackthorne. Ma Mariko cap di essere stata tradita. L'ora era venuta.
"Ha detto che se apriamo la porta e ci arrendiamo, tutti saranno liberi, tranne voi." Mariko si tolse dalla fronte una ciocca di capelli. "Ha detto che vi vogliono in ostaggio, Anjin-san. Non vogliono altro..."
Blackthorne si mosse per aprire la porta, ma Mariko gli si mise davanti, col viso sconvolto. "No, Anjin-san!  un trucco. Scusate, ma  me che vogliono, non voi! Non credetegli. Io non gli credo."
Lui sorrise, la sfior appena con una mano, poi si sporse per aprire uno dei chiavistelli.
"Non voi! Vogliono me,  un trucco! Lo giuro! Non credetegli, vi prego!" esclam lei e gli afferr la spada. L'aveva gi estratta per met, quando Blackthorne cap che cosa voleva fare e le trattenne la mano.
"No! Fermatevi!" ordin.
"Non consegnatemi a loro! Non ho il coltello! Vi prego, Anjin-san!" Mariko cerc di sfuggire alla sua stretta, ma lui la sollev da terra, la spost di fianco e appoggi la mano sul chiavistello. "Dozo," disse alle altre, mentre Mariko tentava disperatamente di fermarlo. Achiko si fece avanti per calmarla, ma Mariko la allontan gridando: "Anjin-san,  un inganno... per amor di Dio!"
La mano di lui sollev il chiavistello superiore.
"Mi vogliono viva!" url Mariko, fuori di s. "Non capite? Vogliono catturarmi, non lo vedete? Mi vogliono viva e sar tutto per niente... domani Toranaga passer il confine... vi scongiuro,  un inganno, davanti a Dio..."
Blackthorne apr il chiavistello. Achiko abbracciava Mariko, implorandola, trascinandola via. "Isogi, isogi, Anjin-san..."
"Per amor di Dio, non rendete inutili tante morti! Aiutatemi! Ricordatevi il giuramento!"
A un tratto la verit delle sue parole lo colp e, preso dal panico, egli richiuse il chiavistello. "Perch dovrebbero..." Un battere infuriato sulla porta lo interruppe. Ferro contro ferro. Poi la voce parl, con un crescendo feroce. Ogni suono all'esterno cess. Le donne si addossarono per terra, contro la parete opposta.
"Toglietevi dalla porta!" url Mariko, stringendosi a loro. "Sta per far esplodere la porta!"
"Trattenetelo, Mariko-san!" ordin Blackthorne. "I nostri uomini arriveranno presto. Muovete i chiavistelli, dite che sono bloccati... una cosa qualunque!" Poi, con un balzo, raggiunse la porta laterale e cominci a trafficare con il catenaccio, che era arrugginito. Mariko, obbediente, corse all'altra porta, fingendo di tentare di muovere il chiavistello, e implorando i ninja dall'altra parte. Poi si mise a picchiare sul chiavistello inferiore. Giunse di nuovo la voce, pi insistente, e Mariko raddoppi le sue implorazioni.
Blackthorne stava picchiando pugni contro la sbarra superiore, che non si spostava. Le donne lo guardavano disperate. Finalmente la sbarra si mosse, con fragore. Mariko cerc di coprirne il rumore e Blackthorne pass all'ultimo catenaccio, con le mani ormai coperte di sangue. Il ninja ripet il suo feroce ultimatum e Blackthorne, alla disperazione, afferr la spada e ne us l'elsa come una mazza, ormai incurante del rumore, mentre Mariko cercava ancora di coprirlo.
Il ninja fuori dalla porta era quasi impazzito dalla rabbia. Quel rifugio segreto era inatteso: gli ordini del capo del suo clan gli imponevano di catturare Mariko viva, assicurarsi che fosse disarmata, e consegnarla ai Grigi che aspettavano in fondo alla galleria che usciva dalle cantine. Sapeva che il tempo stava passando troppo in fretta, udiva lo scontro feroce nel corridoio e capiva che avrebbero potuto trovarsi gi al sicuro di sotto, avendo compiuto la missione, senza quel maledetto rifugio segreto e se quell'imbecille scatenato di suo fratello non avesse cominciato troppo presto l'attacco.
Karma avere un simile fratello! Teneva in mano una candela accesa e aveva sistemato una striscia di polvere da sparo fino ai barilotti che si erano portati nei sacchi, per far saltare l'ingresso segreto alle cantine e assicurarsi la ritirata. Ma adesso si trovava in un dilemma, far saltare la porta era l'unico mezzo per entrare nel rifugio, ma la donna si trovava proprio davanti alla porta e l'esplosione avrebbe ucciso tutti quelli che stavano nella stanza. Cos la sua missione sarebbe andata in fumo e tutte le loro perdite sarebbero state inutili.
Uno dei suoi uomini sopraggiunse correndo. "Sbrigati!" gli sussurr. "Non possiamo trattenerli ancora per molto!"
Il capo decise. Ordin agli uomini di ritirarsi al coperto e grid un ultimo avvertimento. "Levatevi di l! Faccio saltare la porta!" Avvicin la candela alla striscia di polvere e corse al riparo. La polvere tossicchi, prese fuoco e serpeggi verso i barilotti.
Blackthorne riusc a spalancare la porta laterale, e la stanza fu invasa dalla dolce aria notturna. Le donne si precipitarono nella veranda. La vecchia signora cadde, Blackthorne la raccolse e la spinse fuori, poi gir su se stesso per raggiungere Mariko. Ma lei si era addossata all'altra porta, dichiarando con voce alta e ferma: "Io, Toda Mariko, protesto contro questo ignobile attacco e con la mia morte..." Si gett verso di lei, ma l'esplosione lo respinse da un lato, mentre la porta si staccava dai cardini e piombava dentro la stanza, colpendo una parete. Lo spostamento d'aria fece cadere in terra Kiri e le altre sul bastione, ma senza ferirle. La stanza si riemp di fumo e subito comparvero i ninja.
Il capo si inginocchi accanto a Mariko, mentre gli altri lo circondavano per proteggerlo. Cap subito che stava morendo in fretta. Karma, pens, e balz di nuovo in piedi. Blackthorne giaceva intontito, perdeva sangue dal naso  dagli orecchi, e annaspava tentando di riprendersi. La pistola, ormai inutilizzabile, era in un angolo.
Il capo avanz di un passo e dovette fermarsi. Sulla soglia stava Achiko. Il ninja la riconobbe. Guard Blackthorne, disprezzandolo per l'uso della pistola e la vilt di aver sparato alla cieca attraverso la porta, uccidendo un uomo e ferendone un altro. Guard di nuovo Achiko e mise mano al coltello. Achiko gli si gett contro in un impeto disperato. Il coltello la colp al seno sinistro e la ragazza cadde morta. L'uomo estrasse il coltello dal corpo che si torceva, per condurre a termine l'ultima parte della sua missione, secondo gli ordini del mandante - che, secondo lui, era Ishido, anche se nessuno avrebbe mai potuto provarlo. Se avesse fallito e Mariko fosse riuscita a uccidersi, doveva lasciarla stare e non tagliarle la testa come trofeo; inoltre doveva proteggere il barbaro e non toccare le altre, meno Kiyama Achiko. Non sapeva perch gli fosse stato ordinato di ucciderla, ma per quello era stato pagato, e infatti lei era morta.
Diede il segno della ritirata. Uno degli uomini si port alle labbra un corno ricurvo e il suono stridente riecheggi per il castello e nell'oscurit. Il capo diede un'ultima occhiata di controllo a Mariko e all'altra donna. E al barbaro che avrebbe tanto voluto morto. Poi gir sui tacchi e guid la ritirata fino al salone. I ninja che difendevano il portone d'ingresso attesero che il gruppo con la macchia rossa si fosse avviato verso la fuga, poi gettarono altre bombe nel corridoio e corsero in salvo anche loro. Il capo attese che tutti fossero al sicuro, poi sparse sul pavimento numerosi chiodi a quattro punte, poco visibili e mortali per il veleno di cui erano cosparsi. Mentre i Marroni irrompevano nel salone, fugg tra il fumo. Qualcuno lo insegu, e intanto un altro gruppo si precipit verso il corridoio. Gli inseguitori lanciarono grida di dolore quando i chiodi a quattro punte gli si conficcarono nei piedi e caddero, agonizzanti.
Nella stanzetta l'unico suono era il respiro affannoso di Blackthorne. Sul bastione Kiri riusc a rimettersi in piedi, con il chimono strappato e le mani e le braccia coperte di graffiature. Barcollando rientr nella stanza e url alla vista di Achiko, poi corse accanto a Mariko e cadde in ginocchio. Un'altra esplosione in qualche parte del castello sollev una nuvola di polvere, poi si udirono grida e urla lontane: "Al fuoco!" Il fumo invadeva la stanzetta. Sazuko e alcune cameriere si rimisero in piedi. Sazuko aveva un polso rotto e molte abrasioni sul viso e sulle spalle. Vide Achiko, con gli occhi e la bocca spalancati nel terrore della morte, ed emise un gemito.
Kiri la guard con occhi annebbiati e le indic Blackthorne. Sazuko, avanzando verso Kiri, scorse Mariko e scoppi in lacrime, poi, riprendendosi, si accost a Blackthorne e cerc di aiutarlo a rialzarsi. Le cameriere corsero da lei. Aggrappandosi a loro, Blackthorne si sollev, poi vacill e ricadde, tossendo, mentre il sangue continuava a uscirgli dagli orecchi. I Marroni irruppero nella stanza e osservarono la scena con terrore.
Kiri era sempre in ginocchio accanto a Mariko. Un samurai la sollev, mentre gli altri gli si affollavano intorno. All'ingresso di Yabu, con la faccia color cenere, si spostarono. Quando vide che Blackthorne era vivo, molta della sua ansia scomparve.
"Chiamate un medico! Svelti!" ordin e si inginocchi accanto a Mariko. Respirava ancora, ma stava morendo. Il viso era quasi intatto, il corpo, per, era orrendamente straziato. Yabu si strapp di dosso il chimono e la copr.
"Portate il dottore al pi presto," disse rauco e si avvicin a Blackthorne. Lo aiut a sedere, appoggiato al muro.
"Anjin-san! Anjin-san!"
Blackthorne era ancora in stato di shock, con gli orecchi ronzanti, gli occhi offuscati, la faccia ridotta a un ammasso di ferite e di polvere nera. Poi la vista gli si schiar ed egli scorse Yabu, L'immagine ballava, come fosse stato ubriaco, l'odore della polvere da sparo lo soffocava e non capiva dove si trovasse. Gli sembrava di essere sul ponte della nave in battaglia, sentiva che la nave era stata colpita e aveva bisogno di lui. Poi vide Mariko e ricord tutto.
Ondeggiando si alz in piedi, con l'aiuto di Yabu, e and da lei.
Sembrava in pace, addormentata. Con mosse pesanti, Blackthorne le si inginocchi vicino, sollev il chimono e lo rimise a posto. Il polso di Mariko batteva impercettibilmente. Poi si ferm.
Lui rimase a guardarla, vacillando. Un attimo dopo giunse il medico, che scosse il capo e disse qualcosa, ma Blackthorne non udiva n comprendeva. Sapeva soltanto che per lei era venuta la morte e che anche lui era morto.
Tracci su di lei il segno della croce e pronunci le parole latine dell'estrema unzione e preg per lei, senza che un suono gli uscisse dalle labbra. Gli altri lo guardavano. Quando ebbe compiuto il suo dovere, si alz e rimase eretto. Poi la testa parve esplodergli in mille luci rosse e purpuree ed egli croll. Delle mani gentili lo afferrarono e lo deposero sul pavimento, a riposare.
" morto?" chiese Yabu.
"Quasi. Non so come vadano gli orecchi, Yabu-sama," rispose il medico. "Forse c' un'emorragia interna."
Un samurai intervenne, innervosito. "Sar meglio affrettarsi, portarli fuori di qui. Il fuoco pu dilagare e ci troveremmo bloccati."
"S," disse Yabu. Un altro samurai lo chiam con urgenza dai bastioni ed egli usc. La vecchia Nobile Etsu giaceva fra le braccia della cameriera. Aveva il viso grigio e gli occhi pieni di lacrime. Con difficolt concentr lo sguardo su Yabu. "Kasigi Yabu-san?"
"S, signora."
"Siete voi l'ufficiale al comando?"
"S, signora."
"Aiutami ad alzarmi," ordin la vecchia dama alla cameriera.
"Ma dovreste aspettare, il dott..."
"Aiutami ad alzarmi!"
I samurai nella veranda la guardarono drizzarsi, sostenuta dalla ragazza. "Ascoltatemi," disse la signora, con voce fragile e rauca nel silenzio. "Io, Maeda Etsu, moglie di Maeda Arinosi, signore del Nagato, dell'Iwami e dell'Aki, io testimonio che Toda Mariko-sama ha sacrificato la sua vita per non essere disonorevolmente catturata da quegli esseri ignobili e vergognosi. Io testimonio che... Kiyama Achiko ha preferito aggredire il ninja, sacrificando la Vita, piuttosto che rischiare il disonore di essere fatta prigioniera... che senza il coraggio del samurai barbaro la Nobile Toda sarebbe stata catturata e disonorata e che noi tutti, che siamo ancora vivi, gli dobbiamo la nostra gratitudine, e gratitudine gli devono i nostri signori, perch ci ha protetto da tanta vergogna... Io accuso il generale Ishido di aver predisposto questo disonorevole attacco... e di tradire l'erede e la Nobile Ochiba..." La vecchia dama vacill, sul punto di cadere, e la cameriera, con un singhiozzo, l'afferr pi saldamente. "E... e il generale Ishido ha tradito loro e il Consiglio dei reggenti. Chiedo a voi tutti di essere testimoni che io non posso pi vivere con questa vergogna..."
"No, no, padrona... non vi lascer..."
"Vattene! Kasigi Yabu-san, vi prego, aiutatemi. Vattene, donna!"
Yabu sollev la dama, che pesava come una piuma, e allontan la cameriera.
La Nobile Etsu soffriva molto e respirava a stento. "Io testimonio la verit delle mie parole con la mia morte," disse con un fil di voce, e alz lo sguardo verso Yabu. "Sarei onorata se voleste essere... il mio secondo. Vi prego, aiutatemi a salire sul bastione."
"No, signora. Non  necessario morire."
Lei gli fece cenno di avvicinarsi e sussurr: "Sto gi morendo, Yabu-sama. Ho un'emorragia interna - qualcosa si  spezzato - per l'esplosione... Aiutatemi a compiere il mio dovere... Sono vecchia e inutile e da vent'anni il dolore  il mio compagno. Lasciate che anche la mia morte aiuti il nostro padrone, ne?" Una scintilla brill nei vecchi occhi. "Ne?"
Con dolcezza egli la sollev e le rimase orgogliosamente vicino, aiutandola a mettersi dritta. Tutti si inchinarono.
"Ho detto la verit. Lo provo con la mia morte," dichiar Etsu, eretta e solitaria sul bastione, con voce tremante. Chiuse gli occhi con gratitudine e si lasci andare in avanti, verso la morte desiderata.

58
I reggenti erano riuniti nel salone grande, al secondo piano del torrione. Ishido, Kiyama, Onoshi, Zataki e Ito. Il sole sorgente disegnava ombre lunghe e nell'aria indugiava ancora l'odore degli incendi. Assisteva alla riunione anche la Nobile Ochiba, molto turbata.
"Spiacente, generale, io non sono d'accordo," stava dicendo Kiyama con la sua voce secca. " impossibile mettere a tacere il seppuku della Nobile Toda e il coraggio di mia nipote e la testimonianza ufficiale della Nobile Maeda, confermata dalla sua morte... per non parlare dei centoquarantasette uomini di Toranaga uccisi e dell'incendio di un'ala del castello. Semplicemente non si pu ignorare tutto questo."
"Sono d'accordo," convenne Zataki. Era arrivato la mattina prima da Takato e quando aveva saputo i particolari dello scontro fra Mariko e Ishido se ne era sentito segretamente felice. "Se a Mariko-san fosse stato permesso di partire ieri, come io consigliavo, adesso non ci troveremmo in questo enorme guaio."
"Non  grave come credete." La bocca di Ishido non era che una sottile linea dura e Ochiba in quel momento lo odi, per aver fallito e averli coinvolti tutti in quella crisi. "I ninja erano soltanto alla caccia di bottino."
"Il barbaro  bottino?" ribatt Kiyama. "Avrebbero inscenato una simile aggressione soltanto per un barbaro?"
"Perch no? Poteva essere riscattato, ne?" Ishido squadr il daimyo, fiancheggiato da Ito e Zataki. "I cristiani di Nagasaki pagherebbero per averlo, vivo o morto. Ne?"
"Questo  possibile," ammise Zataki. "Cos si combattono i barbari fra di loro."
Kiyama chiese in tono irritato: "State affermando dichiaratamente che sono stati i cristiani a preparare questa ignobile aggressione?"
"Ho detto che era possibile. Ed  possibile."
"S, ma improbabile," intervenne Ishido, volendo che il precario equilibrio esistente fra i reggenti non venisse spezzato in quel momento da una lite aperta. Era ancora cieco di furore perch le spie non lo avevano informato dell'esistenza di quel rifugio segreto di Toranaga e ancora non capiva come si fosse potuto costruirlo senza che ne trapelasse la minima notizia. "Secondo me i ninja erano in cerca di bottino e di preda."
"Questo  ragionevole e giusto," comment Ito, con un lampo di malignit nello sguardo. Era un uomo di mezza et, piccolo, vestito magnificamente, in alta tenuta, con le spade da cerimonia, nonostante lo avessero strappato dal letto, come tutti gli altri. Era truccato come una donna e aveva i denti anneriti. "S, generale. Ma forse i ninja non volevano consegnarlo a Nagasaki, bens a Yedo a Toranaga. Non  sempre il suo lacch?"
A quel nome Ishido aggrott la fronte. "Penso anch'io che dovremmo occuparci di Toranaga e non dei ninja. Probabilmente ha ordinato lui l'attacco, ne?  abbastanza infido da farlo."
"No, non ricorrerebbe mai ai ninja!" insorse Zataki. "Tradimenti s, ma mai una tale immondezza. Sono cose che fanno i mercanti... o i barbari. Non il Nobile Toranaga.
Kiyama guard con odio Zataki. "I nostri amici portoghesi non potrebbero, non vorrebbero mai interferire in tale modo nelle nostre faccende."
"Sareste disposto a credere che loro o i loro preti hanno congiurato con uno dei daimyo cristiani di Kyushu per muovere guerra ai non-cristiani... una guerra appoggiata da un'invasione straniera?"
"Chi? Ditemelo. Avete delle prove?"
"Non ancora, Nobile Kiyama, ma la voce esiste e prima o poi otterr anche le prove." Zataki si rivolse di nuovo a Ishido. "Che possiamo fare per questa aggressione? Come usciamo dal dilemma?" chiese, e guard Ochiba. La donna stava osservando Kiyama, poi spost lo sguardo su Ishido, poi di nuovo su Kiyama, e mai era parsa a Zataki tanto desiderabile.
"Tutti siamo d'accordo sul fatto che evidentemente  stato Toranaga a progettare che saremmo rimasti tutti giocati da Mariko-sama," dichiar Kiyama, "per quanto coraggiosa fosse e onorevole e obbediente al suo dovere, che Dio ne abbia piet."
Ito aggiust una piega dell'impeccabile chimono. "Ma non pensate che sarebbe uno stratagemma degno di Toranaga aggredire i suoi stessi vassalli? Oh, Nobile Zataki, so bene che non sarebbe mai ricorso ai ninja, ma  molto abile a insinuare le sue idee in altri e lasciar credere loro di averle avute per proprio conto. Ne?"
"Gi. Comunque, siamo in trappola." Kiyama fiss Ishido. "E chiunque sia stato a ordinare quell'attacco,  stato un idiota e non ci ha certo reso un servizio."
"Forse ha ragione il Nobile generale, forse la cosa non  grave come ci sembra adesso," intervenne Ito. "Ma  triste... una morte cos poco elegante, povera signora!"
"Era il suo karma, e noi non ci troviamo in nessuna trappola." Ishido fiss a sua volta Kiyama. " stata fortunata ad avere quel rifugio, altrimenti quei vermi l'avrebbero catturata."
"Per non l'hanno catturata, e lei ha commesso una specie di seppuku e cos pure le altre, e adesso, se non lasciamo partire tutti, ci saranno altre morti per protesta. E noi non possiamo permettercelo," ribatt Kiyama.
"Non sono d'accordo. Tutti dovrebbero restare qui... almeno fino a quando Toranaga non sar entrato nei nostri confini."
"Quello sar un giorno da ricordare," mormor sorridendo Ito.
"Credete che non lo far?" chiese Zataki.
"Non importa quello che io credo, Nobile Zataki. Sapremo presto che cosa intende fare. E qualunque cosa faccia, non porter differenza. Perch l'erede riceva la sua eredit, Toranaga deve morire." Ito guard Ishido. "Il barbaro non  ancora morto?"
Ishido scosse la testa e guard Kiyama. "Sarebbe una sfortuna per lui morire adesso, o restare invalido... un uomo coraggioso come lui..."
"Io lo giudico una sventura e pi presto morir, meglio sar."
"Potrebbe esserci utile. Concordo con il Nobile Zataki - e con voi - sul fatto che Toranaga non  certo uno sciocco. Deve avere avuto ottimi motivi per trattarlo cos bene. Ne?"
"S,  vero," disse Ito. "Per essere un barbaro, l'Anjin-san si  comportato bene. Toranaga ha avuto ragione a nominarlo samurai." Si rivolse a Ochiba. "Quando vi ha offerto quel fiore, ho pensato che era un gesto poetico, degno di un cortigiano."
Tutti assentirono. "Che ne sar adesso della gara di poesia, signora?" chiese Ito.
"Bisogner rinunciarvi, mi spiace," mormor Ochiba.
"Certo," conferm Kiyama.
Avevate gi composto i vostri versi, signore?" domand lei.
"No," rispose Kiyama, "ma adesso potrei dire:

Su un ramo spoglio
si avvent la tempesta
Lacrime di una cupa estate."

"Che sia l'epitaffio per lei," propose Ito. "Era una samurai. Condivido queste lacrime d'estate."
"Io," intervenne Ochiba, "preferirei questi versi:

Su un ramo spoglio
la neve ascoltava...
il silenzio d'inverno.

Per sono d'accordo, Nobile Ito. Penso anch'io che condivideremo tutti le lacrime di questa cupa estate."
"No, mi spiace, ma avete torto, signora," afferm Ishido. "Ci saranno lacrime, s, ma le spargeranno Toranaga e i suoi alleati." Si accinse a concludere la riunione. "Avvier un'inchiesta sull'aggressione dei ninja, immediatamente. Ma dubito che scopriremo mai la verit. Nel frattempo purtroppo, per motivi di sicurezza generale e personale, tutti i permessi saranno ritirati e a tutti sar vietato di partire, fino al ventiduesimo giorno."
"No." Era Onoshi il lebbroso, il quinto reggente, che aveva assistito alla riunione in solitudine, dietro le tendine abbassate della sua lettiga. "Scusate, ma  proprio quello che non potete fare. Adesso dovete lasciar partire tutti. Tutti."
"Perch?"
La voce di Onoshi risuon sicura e carica di ostilit. "Se non lo fate, disonorate la dama pi coraggiosa del regno, disonorate le Nobili Maeda e Kiyama Achiko, che Dio abbia piet delle loro anime. Quando tutti saranno informati di questo gesto ignobile, solo Dio sa quali conseguenze dannose ricadranno sull'erede... e su tutti noi, se non stiamo ben attenti."
Ochiba si sent percorrere da un brivido freddo. Un anno prima, quando Onoshi si era presentato a rendere omaggio al Taiko morente, le guardie avevano insistito per aprire le cortine della sua lettiga, per controllare che egli non nascondesse armi, e Ochiba aveva visto la terribile faccia semidivorata - senza pi naso n orecchi - e gli occhi ardenti di fanatico, il moncherino sinistro e la mano destra stretta sulla spada.
In quel momento preg di nuovo che la lebbra non colpisse mai n lei n Yaemon. Anche Ochiba avrebbe voluto che la riunione si concludesse, perch doveva decidere la propria linea d'azione... riguardo a Toranaga e riguardo a Ishido.
"In secondo luogo," stava dicendo Onoshi, "se usate questo sporco assalto come scusa per trattenere qui qualcuno, rivelate di non aver mai pensato di lasciarli andare, neppure mentre lo promettevate solennemente per scritto. In terzo luogo, voi..."
Ishido lo interruppe: "Tutto il Consiglio ha acconsentito a rilasciare i permessi."
"Scusate, il Consiglio ha accettato il saggio parere della Nobile Ochiba di offrire i salvacondotti, pensando, come lei, che pochi avrebbero approfittato dell'occasione e che comunque vi sarebbero stati dei rinvii."
"Volete dire che le donne di Toranaga e Mariko-sama non sarebbero partite e le altre non le avrebbero seguite?"
"Quanto  avvenuto a quelle donne non sposter di un filo Toranaga dai suoi propositi! Noi dobbiamo preoccuparci dei nostri alleati! Senza l'aggressione dei ninja e i tre seppuku tutta questa follia non sarebbe nata!"
"Non sono d'accordo."
"In terzo e ultimo luogo: se non lasciate partire tutti, dopo la pubblica testimonianza della Nobile Etsu, la maggioranza dei daimyo vi accuser di aver ordinato l'attacco - anche se non pubblicamente - e noi correremo lo stesso rischio, e allora di lacrime ne scorreranno molte."
"Io non avrei bisogno di affidarmi ai ninja."
"Naturalmente," rispose Onoshi, con voce velenosa. "Nemmeno io, n altri qui dentro. Ma sento che  mio dovere rammentarvi che esistono duecentosessantaquattro daimyo, che la forza dell'erede si affida alla coalizione di circa duecento di loro e che egli, l'erede, non pu permettersi di vedere voi, il suo comandante in capo e pi fedele sostenitore, giudicato colpevole di simili metodi ignobili. E anche di una simile mostruosa inefficienza, dato che l'attacco  fallito."
"Affermate che sono stato io a ordinarlo?"
"Naturalmente no, scusate. Ho solo detto che ne sareste accusato, se non lascerete partire chiunque lo voglia."
"C' qui qualcuno che pensa sia stato io a ordinare l'attacco?" Nessuno volle sfidarlo apertamente. Non esistevano prove. Correttamente, Ishido non li aveva consultati e aveva parlato solo con vaghi sottintesi, anche a Kiyama e a Ochiba. Ma tutti sapevano, e tutti erano altrettanto adirati per la sua stupidit nel fallire il colpo... tutti meno Zataki. Per Ishido era tuttora padrone di Osaka, e governatore del tesoro del Taiko, quindi non si poteva toccarlo n allontanarlo dalla carica.
"Bene," dichiar Ishido in tono conclusivo. "I ninja erano a caccia di bottino. Per i salvacondotti, voteremo. Io propongo che vengano ritirati."
"Io non sono d'accordo," annunci Zataki.
"Mi spiace, anch'io mi oppongo," afferm Onoshi.
Ito arross sotto i loro sguardi. "Io devo concordare con il Nobile Onoshi, ma al tempo stesso...  difficile, ne?"
"Votate!" ringhi Ishido.
"Sono d'accordo con voi, generale."
"Io no, mi dispiace," disse Kiyama.
"Bene!" esclam Onoshi. "Questo  sistemato, ma penso come voi, generale, che abbiamo altri problemi pressanti da esaminare. Dobbiamo sapere che cosa far adesso Toranaga. Che ne pensate voi?"
Ishido stava guardando Kiyama, con profonda collera. Poi chiese a denti stretti: "Voi come rispondete?"
Kiyama stava cercando di sgombrare la mente da tutti gli odi e i timori e le ansie, di compiere la scelta definitiva: Ishido o Toranaga. Era giunto il momento. Ricordava vividamente Mariko che gli parlava del supposto inganno di Onoshi, del supposto tradimento di Ishido e della supposta prova di quei tradimenti, in mano a Toranaga, e del barbaro, della sua nave... e di quanto sarebbe accaduto all'erede e alla Chiesa se Toranaga avesse regnato e di quanto sarebbe avvenuto delle loro leggi, se nel paese avessero dominato i santi padri. E dietro a quelle parole gli riappariva l'angoscia del padre visitatore per l'eretico e la sua nave, e quello che sarebbe accaduto se la Nave Nera fosse andata persa, e la convinzione del capitano-generale che l'Anjin-san fosse una creatura di Satana e Mariko fosse stregata come Rodrigues. Povera Mariko! pens con tristezza, morire cos, dopo tante sofferenze, senza assoluzione, senza riti, senza un sacerdote, condannata per l'eternit a restare lontana dalla dolce grazia di Dio. Che la Madonna ne abbia piet. Quante lacrime d'estate!
 Achiko? Il capo dei ninja l'aveva individuata o non si era trattato che di un'altra morte casuale? Era stata coraggiosa, povera piccola, a gettarsi avanti e non piegarsi. Perch il barbaro  ancora vivo? Perch il ninja non l'ha ucciso? Avrebbe dovuto ricevere anche quest'ordine, se l'attacco  stato concepito da Ishido... come  stato, certamente. Vergognoso per Ishido fallire, disgustoso. Ma quanta audacia in Mariko, quanta intelligenza nell'osare invischiarci tutti nella sua rete! E anche nel barbaro, quanta grandezza d'animo!
Al suo posto, non avrei mai saputo trattenere i ninja con tanto coraggio, n proteggere Mariko dalla vergogna della cattura... e Kiritsubo e Sazuko e la Nobile Etsu, e anche Achiko. Senza di lui e il rifugio segreto, Mariko sarebbe stata catturata, insieme a tutte le altre.  mio dovere di samurai rendere onore allAnjin-san per essere stato un vero samurai. Ne?
Dio mi perdoni, non mi sono presentato a Mariko come suo secondo, come era mio dovere di cristiano. Ed  stato l'eretico ad aiutarla e a sollevarla da terra, come Ges aiutava e sollevava gli altri, mentre io l'avevo abbandonata. Chi  il cristiano? Non lo so. Ma anche cos, lui deve morire.
"Che dite di Toranaga, Nobile Kiyama?" ripet Ishido. "Che dite del nemico?"
"E voi che mi dite del Kwanto?" replic Kiyama, fissandolo.
"Quando Toranaga sar stato distrutto, propongo di dare il Kwanto a uno dei reggenti."
"Quale?"
"A voi," rispose calmo Ishido, poi aggiunse: "O forse al Nobile Zataki, signore dello Shinano." Kiyama giudic questa mossa molto abile, perch Zataki era indispensabile finch Toranaga era vivo, e Ishido lo aveva gi avvertito, un mese prima, che Zataki chiedeva il Kwanto come compenso per la sua opposizione a Toranaga. Insieme avevano deciso che Ishido glielo promettesse, sapendo entrambi che sarebbe stata una promessa vana, ed essendo entrambi convinti che Zataki avrebbe dovuto perdere il pi presto possibile la provincia e la vita per la sua impertinenza.
"Naturalmente io non sono l'uomo giusto per un tale onore," disse Kiyama, valutando con cura quanti dei presenti gli erano favorevoli e quanti contrari.
Onoshi tent di nascondere la sua disapprovazione. "Questo suggerimento  certo importante, e merita di essere discusso, ne? Ma riguarda il futuro. Che cosa far adesso l'attuale signore del Kwanto?"
Ishido stava sempre fissando Kiyama. "Ebbene?"
Kiyama avvertiva l'ostilit di Zataki, anche se la sua faccia non rivelava niente. Due contro di me, pens, oltre a Ochiba, ma lei non ha potere di voto. Ito voter sempre come Ishido, quindi io vincer... se Ishido  deciso a mantenere quello che ha detto. Lo sar? si chiese, studiando la faccia dura che gli stava di fronte, alla ricerca della verit. Poi si decise e dichiar apertamente ci che pensava. "Toranaga non verr mai a Osaka."
"Bene," rispose Ishido. "Allora sar isolato, fuori legge, e l'ordine imperiale di fare seppuku  gi pronto per la firma. E questa sar la fine di Toranaga e della sua discendenza. Per sempre."
"S. Se il Figlio del Cielo verr a Osaka."
"Come?"
"Io concordo con il Nobile Ito," continu Kiyama, preferendo Ito alleato che nemico. "Toranaga  il pi astuto degli uomini. Io lo ritengo tanto abile da fermare la venuta dell'imperatore."
"Impossibile!"
"E se la visita venisse rinviata?" chiese Kiyama, con un improvviso slancio di odio verso Ishido, per il suo fallimento.
"Il Figlio del Cielo sar qui come prestabilito!"
"E se cos non fosse?"
"Vi dico che ci sar!"
"E se non ci sar?"
"Come potrebbe riuscire a tanto il Nobile Toranaga?" domand Ochiba.
"Non lo so. Ma se l'imperatore volesse rinviare la sua visita di un mese... noi non potremmo fare niente. Toranaga non  forse un maestro nel creare diversioni? Niente gli  impossibile, secondo me... neppure far cambiare parere al Figlio del Cielo."
Nella stanza cadde un silenzio assoluto. L'enormit di quell'ipotesi e delle sue ripercussioni li sconvolgeva.
"Scusatemi, ma... allora qual  la risposta?" Ochiba parl per tutti.
"La guerra!" esclam Kiyama. "Oggi mobiliteremo... in segreto. Attenderemo che la visita sia rinviata, come certo sar. Sar il segno per noi che Toranaga ha raggiunto il Figlio del Cielo. Quello stesso giorno marceremo contro il Kwanto, durante la stagione delle piogge."
D'improvviso il suolo trem. La prima scossa fu leggera, di pochi secondi, ma il legname scricchiol.
Un'altra scossa, pi violenta. Una crepa corse su per la parete, poi si ferm. La polvere cadde dalle travi del soffitto. Travi, assi e tegole scricchiolarono e da un tetto alcune tegole piovvero nel cortile.
Ochiba prov un senso di nausea e si sent svenire. Si chiese se fosse il suo karma di restare sepolta quel giorno fra le rovine. Si attacc al pavimento che sussultava e attese, come tutti nel castello e in citt e sulle navi in porto, che venisse la scossa vera. Invece non venne. Il terremoto cess. La vita riprese. La gioia di vivere invase tutti e il castello echeggi di risa. Per quella volta, lo sentivano tutti, per quel giorno, per quell'ora, la morte non li aveva afferrati.
"Shigata ga nai," mormor Ishido, ancora tremante. "Ne?"
"S!" esclam Ochiba, con esultanza.
"Votiamo," disse Ishido, felice di esistere. "Io sono per la guerra!"
"Anch'io!"
"Anch'io!"
"Anch'io!"
"Anch'io!"

Quando riprese coscienza, Blackthorne sapeva che Mariko era morta, e come e perch. Giaceva fra le coltri, con alcuni Grigi di guardia, un soffitto a travi sulla testa, un sole abbagliante che lo infastidiva, un silenzio spettrale. Il medico stava esaminandolo e la prima delle sue grandi paure lo lasci. Ci vedo.
Il dottore sorrise e disse qualcosa che Blackthorne non ud. Cerc di alzarsi, ma un dolore spaventoso gli provoc un violento ronzio agli orecchi. Tutto il corpo era dolorante e in bocca sentiva ancora il sapore della polvere.
Perse di nuovo coscienza, per qualche istante, poi qualcuno, con mani premurose, gli sollev la testa e gli port una tazza alle labbra. Il cha al gelsomino, con il suo gusto dolce-amaro, gli tolse finalmente il sapore di polvere. Si costrinse ad aprire gli occhi e vide che il medico parlava, ma lui non sentiva niente. Di nuovo lo invase il terrore, tuttavia riusc a dominarsi, ricordando l'esplosione e la visione di Mariko morta e l'assoluzione che lui le aveva impartito senza averne il diritto. Con uno sforzo di volont deliberato, respinse quel ricordo, costringendosi a ripensare all'altra esplosione, quando era stato scaraventato fuori bordo, dopo che Alban Caradoc aveva perso le gambe. Aveva provato allora lo stesso ronzio e tintinnio negli orecchi e lo stesso dolore e la stessa sordit, ma dopo qualche giorno l'udito gli era tornato.
Dalla lunghezza delle ombre e dalla qualit della luce cap che era da poco sorta l'alba e ringrazi Dio che la vista gli fosse rimasta intatta. Scorse i movimenti delle labbra del medico, ma nessun suono lo raggiunse. Si tocc cautamente la faccia, la bocca e le mascelle: n dolore n ferite. Poi il collo, le braccia e il petto. Nessuna ferita. Pass le mani sui fianchi, sul ventre, sui genitali. Non era mutilato, come era rimasto Alban Caradoc, che per di pi era rimasto anche vivo e in grado di capire.
Ripos un momento, perch la testa gli faceva spaventosamente male, poi si tocc le gambe e i piedi. Tutto a posto, a quanto pareva. Piano, piano, si mise le mani sugli orecchi e premette, apr la bocca e inghiott e sbadigli, cercando di liberarli, ma non riusc che ad aumentare il dolore.
Aspetterai un giorno e mezzo, comand a se stesso, e anche dieci volte tanto, se  necessario, e fino ad allora non ti spaventerai. Il medico lo tocc. Muoveva le labbra.
"Non sentire, scusate," gli disse calmo Blackthorne, senza udire la propria voce. Il medico annu e parl di nuovo. Blackthorne gli lesse sulle labbra: "Capisco. Prego, adesso dormite."
Ma lui sapeva che non avrebbe dormito. Doveva architettare nuovi piani. Doveva alzarsi e lasciare Osaka, raggiungere Nagasaki, trovare cannonieri e marinai per conquistare la Nave Nera. Non c'era pi nient'altro da pensare, o da ricordare. Non c'era pi ragione di giocare al samurai o al giapponese. Era libero ormai, e ogni debito e ogni amicizia erano cancellati, perch lei era morta.
Alz la testa e di nuovo il dolore lo accec. Lo vinse e si mise a sedere. La stanza gli vortic intorno ed egli ramment che in sogno si era ritrovato durante il terremoto ad Anjiro, quando era balzato avanti a salvare lei e Toranaga dal baratro. Aveva risentito l'umidit fredda, l'odore di morte che salivano dalla spaccatura della terra, e nel suo sogno Toranaga rideva, enorme e mostruoso. Si obblig ad aprire gli occhi. La stanza si ferm e la nausea anche. "Cha, dozo," mormor, perch gli era tornato il sapore della polvere in bocca. Lo aiutarono a bere e poi a un suo gesto lo aiutarono a mettersi dritto in piedi. Senza quell'aiuto sarebbe crollato a terra. Tutto il corpo era dolorante, ma adesso era sicuro che non c'era niente di rotto, n dentro n fuori, salvo gli orecchi, e che tempo, riposo e massaggi lo avrebbero guarito, e ringrazi di nuovo Dio. I Grigi lo aiutarono a rimettersi seduto ed egli si appoggi un momento con la schiena alla parete. Non not che il sole aveva camminato un bel pezzo da quando aveva chiuso gli occhi, a quando infine li riapr.
Buffo, pens, misurando le ombre, avrei giurato che era l'alba. La vista mi gioca degli scherzi. Ora  quasi la fine del turno del mattino. E questo lo riport al ricordo di Alban Caradoc, e di nuovo si tocc per controllare d'essere intero.
Qualcuno lo sfior ed egli alz gli occhi. Yabu lo stava osservando e gli parlava. "Spiacente," disse lui, lentamente, "non ancora sentire, Yabu-san. Presto bene. Orecchi colpiti, capite?"
Vide Yabu annuire, aggrottando la fronte. Poi si mise a parlare col medico e infine, a segni, comunic a Blackthorne che sarebbe tornato presto e che lui doveva riposare. Quindi se ne and.
"Prego, bagno e massaggio," chiese Blackthorne. Lo sollevarono e lo condussero fino al bagno. Si addorment sotto le dita sapienti, con il corpo beato per il calore e la morbidezza e gli oli profumati che gli penetravano nella carne. Mentre dormiva, i Grigi trasportarono la sua lettiga nei quartieri interni del torrione, ma lui non si svegli, vinto dall'esaurimento e dalla pozione soporifera.
"Adesso sar al sicuro, signora," disse Ishido.
"Da Kiyama?" domand Ochiba.
"Da tutti i cristiani." Ishido avvert le guardie di stare all'erta e si allontan con Ochiba. Si ritirarono in un giardino pieno di sole.
"Per questo  stata uccisa Achiko? Perch era cristiana?"
Ishido aveva dato quell'ordine temendo che la ragazza fosse stata incaricata dal nonno Kiyama di uccidere Blackthorne. "Non ne ho idea," rispose.
"Si stringono tutti insieme come api nell'alveare. Ma come pu una persona, chiunque, credere a tante sciocchezze sulla religione?"
"Non lo so. Ma presto saranno tutti eliminati."
"Come, Nobile generale? Come farete, visto che tanto dipende dalla loro disponibilit?"
"Promesse... fino a che Toranaga sar morto. Poi si getteranno uno addosso all'altro. Non  quello che fa Toranaga, che ha fatto il Taiko? Kiyama vuole il Kwanto, ne? Per il Kwanto  disposto a obbedire. E gli  stato promesso, per l'avvenire. Onoshi? Chiss mai cosa vuole quel pazzo... a parte sputare in faccia a Toranaga e a Kiyama prima di morire."
"E se Kiyama scopre che avete promesso a Onoshi tutte le sue terre... o che intendete mantenere la promessa fatta a Zataki e non quella fatta a lui?"
"Bugie, signora, diffuse dai miei nemici." Ishido la fiss. "Onoshi vuole la testa di Kiyama. Kiyama vuole il Kwanto. E Zataki pure."
"E voi, generale? Voi, cosa volete?"
"Innanzi tutto che l'erede raggiunga i quindici anni in tutta sicurezza, poi che possa regnare in sicurezza. E voglio proteggere voi e lui fino ad allora. Nient'altro."
"Niente?"
"No, signora."
Bugiardo, pens Ochiba. Colse un fiore fragrante e lo annus, poi glielo offr. "Bello, ne?
"S, bello," rispose Ishido, prendendolo. "Grazie."
"Il funerale di Yodoko-sama  stato splendido. Complimenti.
"Mi dispiace che sia scomparsa. Il suo consiglio era sempre molto utile," disse educatamente Ishido.
Passeggiarono un poco. "Sono partiti, Kiritsubo-san, Sazuko-san e il piccolo?" chiese Ochiba.
"No, partiranno domani, dopo i funerali della Nobile Toda. E molti partiranno domani. E questo  male."
"Scusate, ma che importanza ha, adesso che tutti riteniamo che Toranaga non verr mai qui?"
"Io lo ritengo un male, ma non ha importanza, finch siamo padroni del castello di Osaka. No, signora, dobbiamo essere pazienti, come ha consigliato Kiyama. Aspetteremo fino al giorno fissato, poi ci metteremo in marcia."
"Perch aspettare? Non potreste muovervi adesso?"
"Ci vuole tempo per riunire le truppe."
"Quanti ne muoverete contro Toranaga?"
"Trecentomila uomini. Circa tre volte quelli che ha lui."
"E la mia guarnigione?"
"Ne lascer ottantamila, scelti, dentro le mura e altri cinquanta ai passi."
"E Zataki?"
"Tradir Toranaga. Alla fine l'abbandoner."
"Non vi sembra strano che mia sorella con il marito e tutti i figli sia in visita a Takato?"
"No. Naturalmente Zataki avr finto di raggiungere un qualche accordo segreto con il fratello. Ma non  che un trucco: lo abbandoner."
"Dovrebbe... appartiene allo stesso lignaggio marcio," osserv lei con disdegno. "Ma io non sopporterei che qualcosa accadesse a mia sorella e ai suoi figli."
"Non accadr niente, signora. Sono sicuro."
"Se Zataki era pronto a uccidere la propria madre... ne? Siete certo che non abbandoner voi?"
"No. Alla fine no. Perch odia Toranaga pi di quanto odi me, signora, e onora voi, e vuole il Kwanto pi di ogni altra cosa." Ishido sorrise, rivolto al cielo altissimo. "Finch il castello  nostro e esiste il Kwanto da promettere a qualcuno, non c' niente da temere."
"Stamattina ho avuto paura" disse Ochiba, annusando un fiore quasi a togliersi il ricordo e il sapore di quella paura, che ancora la assillavano. "Avrei voluto scappare, ma poi mi sono rammentata dell'indovino."
"Eh? Oh, l'avevo dimenticato," fece Ishido, con aria di tetro divertimento. Si trattava dell'indovino cinese che aveva predetto al Taiko che sarebbe morto nel suo letto, lasciando un figlio sano e robusto, e aveva predetto a Toranaga che sarebbe morto di spada nella mezza et, e a Ishido che sarebbe morto vecchio, con i piedi ben saldi sulla terra, divenuto il generale pi famoso del regno. E a Ochiba che sarebbe morta nel castello di Osaka, attorniata dalla migliore nobilt dell'impero.
"Gi, l'avevo dimenticato," ripet Ishido. "Toranaga ormai  nella mezza et, ne?"
"S." Ochiba avvert il suo sguardo pesare su di s, e si illanguid al pensiero di un vero uomo dentro di lei, sopra di lei, intorno a lei, capace di prenderla e di darle nuova vita. E un figlio, questa volta con onore, non come per Yaemon, quando si chiedeva atterrita che aspetto avrebbe avuto. Come sei sciocca, Ochiba, si disse, vagando per i sentieri ombrosi e profumati. Dimentica quegli stupidi incubi... non sono altro. Stavi pensando a un uomo.
A un tratto desider avere accanto a s Toranaga e non Ishido. Desider che fosse lui il padrone del castello di Osaka e del tesoro del Taiko", lui il protettore dell'Erede e comandante in capo delle Armate dell'Ovest. Lui e non Ishido. Allora non ci sarebbero stati problemi. Insieme, sarebbero stati loro due i padroni del regno, tutto intero, e lei in quel momento stesso, subito, l'avrebbe chiamato nel proprio letto o in un boschetto invitante e l'indomani si sarebbero sposati, e comunque andasse il futuro, in quel momento lei avrebbe posseduto e sarebbe stata posseduta, e in pace.
Allungando una mano si accost al viso un rametto di gardenia e ne aspir la fragranza. Lascia stare i sogni, si ammon. Sii realistica come il Taiko... e come Toranaga.
"Che cosa ne farete dell'Anjin-san?" domand.
Ishido rise. "Lo terr stretto... forse gli lascer prendere la Nave Nera, oppure, se servir, lo user come una minaccia per Kiyama e Onoshi. Lo odiano tutti e due, ne? Eh, s,  come una spada alla gola, per loro... e la loro sporca chiesa."
"Nella partita di scacchi dell'Erede contro Toranaga, generale, qual  secondo voi il valore dell'Anjin-san? Una pedina? Un alfiere, forse?"
"Ah, nella Grande Partita non  che una piccola pedina," rispose subito lui. "Ma nel gioco dell'Erede contro i cristiani,  una torre, e forse due."
"Non credete che le partite si intreccino una all'altra?"
"S, si intrecciano, ma la Grande Partita sar giocata dai daimyo contro i daimyo, da samurai contro samurai, e da spada contro spada. Naturalmente, in entrambe le partite, voi siete la regina."
"No, generale, scusate, non una regina," rispose, lieta che lui avesse capito. Poi, per sicurezza, cambi argomento. "Si dice che l'Anjin-san e Mariko-san siano stati sul cuscino insieme."
"Gi, l'ho sentito anch'io. Vorreste sapere la verit in proposito?"
Ochiba scosse la testa. "Sarebbe impossibile crederci."
Ishido la sorvegliava attento. "Credete che sarebbe utile distruggere l'onore di lei? Adesso, subito? E insieme distruggere Buntaro-san?"
 "Non intendevo niente del genere. Era solo una domanda oziosa... una curiosit femminile. Ma, come ha detto stamattina Kiyama... sono lacrime di una triste e cupa estate. Molto tristi, ne?
"Io ho preferito i vostri versi, signora. E vi prometto che sar il partito di Toranaga a piangere."
"Quanto a Buntaro-san, forse n lui n Hiro-matsu combatteranno per Toranaga in quella battaglia."
" un fatto certo?"
"No, generale,  una possibilit."
"Ma voi potete forse agire in qualche modo?"
"No, salvo chiedere il loro appoggio per l'Erede... e chiederlo a tutti i generali di Toranaga, una volta che la battaglia sia inevitabile."
" gi inevitabile: un movimento a tenaglia nord-sud, e l'attacco definitivo a Odawara."
"S, ma non  ancora una realt. Non lo  finch gli eserciti non si scontrano in campo." Poi aggiunse: "Scusate, ma siete certo che sia saggio che l'Erede stia alla testa delle truppe?"
"Io ne sar alla testa, ma l'Erede deve essere presente. Allora Toranaga non potr vincere. Non oser mai assalire la bandiera dell'Erede."
"Non sarebbe pi sicuro per lui restare qui... a causa degli assassini, degli Amida... Non possiamo rischiare la sua vita. Toranaga ha le braccia lunghe, ne?"
"S, ma non fino a questo punto. La bandiera dell'Erede mette tutti noi dalla parte della legge e Toranaga dalla parte dell'illegalit. Io conosco Toranaga: alla fine  rispettoso della legge. E soltanto questo metter la sua testa su una picca.  gi morto, signora. E allorch sar scomparso io schiaccer la chiesa cristiana... da cima a fondo. E allora, finalmente, voi e l'Erede sarete al sicuro."
Ochiba lo guard, con una promessa negli occhi. "Pregher per il vostro trionfo... e il vostro ritorno."
Ishido si sent gonfiare il petto. Da tanto aspettava quel momento. "Grazie, mia signora, grazie" disse, comprendendo quanto non era stato detto. "Non vi deluder."
Ochiba si inchin e gli volt le spalle. Che impertinenza, pensava. Come se io potessi mai prendermi per marito un contadino. Vediamo, devo veramente scartare Toranaga?

Dell'Aqua era inginocchiato in preghiera davanti all'altare, fra le rovine della cappella. Il tetto aveva in gran parte ceduto, insieme a una parete, ma il presbiterio non era stato danneggiato dal terremoto. Cos pure erano intatte la vetrata multicolore e la statua della Madonna che costituivano l'orgoglio della cappella.
Il sole del pomeriggio penetrava fra le travi spezzate. Fuori gi gli operai stavano portando via le macerie dal giardino e riparando i danni, sempre chiacchierando. Insieme a quel parlottare Dell'Aqua udiva le strida dei gabbiani che volavano a riva e sentiva un odore misto di sale e fumo, di alghe e di fango. Un odore che lo riportava a Napoli, a casa sua, dove al profumo del mare si mescolavano le fragranze degli aranci e dei limoni e del pane appena sfornato e della pasta, dell'aglio, dell'abbacchio che arrostiva sulle braci. E nella grande villa le voci di sua madre, dei fratelli e delle sorelle e dei nipotini, tutti allegri, felici e vivaci, a godersi il sole dorato. Oh, Madonna, fammi andare presto a casa, pregava. Troppo a lungo sono stato lontano da casa e dal Vaticano. Liberami da questo peso, Madonna! Perdonami, ma sono stanco a morte dei giapponesi e di Ishido e di uccisioni, del pesce crudo e di Toranaga e Kiyama e dei cristiani di riso, e dello sforzo per mantenere viva la Chiesa. Dammi la Tua forza. E proteggici dai vescovi spagnoli. Gli spagnoli non capiscono n il Giappone n i giapponesi e distruggeranno quanto noi abbiamo iniziato per la Tua gloria. Perdona alla Tua serva Maria, e prendila sotto la Tua protezione...
Qualcuno stava percorrendo la navata e, terminate le preghiere, si alz e si volt.
"Mi spiace interrompervi, Eminenza," disse padre Soldi, "ma avete chiesto di essere subito informato. C' un messaggio cifrato urgente da padre Alvito. Il piccione  appena arrivato da Mishima."
"E..."
"Dice soltanto che oggi incontrer Toranaga. Ieri sera gli  stato impossibile, perch Toranaga non era in citt, ma dovrebbe tornare per oggi a mezzogiorno. Il messaggio  datato stamattina all'alba."
Dell'Aqua domin l'irritazione, poi osserv le nuvole, cercando qualche elemento che lo rassicurasse. All'alba erano state inviate a Alvito le notizie relative all'attacco dei ninja e alla morte di Mariko, con due copie del messaggio affidate a due piccioni, per sicurezza.
"Le notizie gli saranno arrivate ormai," disse padre Soldi.
"S, cos spero." Dell'Aqua lasci la cappella, seguito da Soldi, e attravers il chiostro, dirigendosi verso il suo ufficio. Soldi, minuto e piccolo come un uccello, faticava a tenere il passo con lui, cos alto. "C' un'altra cosa molto importante, padre," gli disse, correndogli dietro. "I nostri informatori avvertono che all'alba il Consiglio ha votato per la guerra."
Dell'Aqua si arrest. "La guerra?"
"A quanto pare, sono convinti che Toranaga non si presenter mai a Osaka, n all'imperatore, perci hanno deciso di marciare contro il Kwanto, tutti uniti."
" una cosa certa?"
"S, Eminenza.  la guerra. Kiyama ne ha mandato la notizia attraverso fratello Michele, che  appena tornato dal castello. Conferma quanto ci ha detto l'altra nostra fonte. Il voto  stato unanime."
"Fra quanto tempo?"
"Appena sapranno con sicurezza che l'imperatore non verr qui."
"La guerra non finir pi. Dio abbia piet di noi! E benedica Mariko... almeno Kiyama e Onoshi sono stati avvertiti del doppio gioco di Toranaga.
"Che dite di Onoshi, Eminenza? Del suo doppio gioco contro Kiyama?"
"Non ne ho le prove, Soldi.  troppo complicato. Non posso credere che Onoshi sia capace di tanto."
"Ma se lo fosse, Eminenza?"
"Non  possibile in questo momento, anche se l'aveva progettato. Adesso hanno bisogno uno dell'altro."
"Fino alla scomparsa di Toranaga..."
"Non avete bisogno di rammentarmi l'inimicizia fra quei due, o fino a che punto sappiano arrivare... Dio li perdoni tutti e due." E riprese a camminare. Soldi lo raggiunse.
"Devo mandare questa notizia a padre Alvito?"
"Non ancora. Devo prima decidere la nostra linea d'azione. Toranaga ne sar presto informato dalle sue fonti. Che Dio prenda sotto la Sua protezione questo paese e abbia piet di noi tutti."
Soldi gli apr la porta. "L'unica altra cosa importante  che il Consiglio ha rifiutato ufficialmente di affidarci il cadavere della Nobile Maria. Domani avr un funerale di Stato e noi non siamo invitati."
"C'era da aspettarselo, ma  bello che vogliano renderle onore. Manda qualcuno dei nostri a raccogliere parte delle sue ceneri... questo sar permesso. E quelle ceneri le seppelliremo in terra consacrata a Nagasaki." Con gesto meccanico raddrizz un quadro storto, poi sedette alla scrivania. "Dir un requiem per lei, qui da noi - invece la Messa da Requiem, con pompa e cerimoniale, la celebreremo laggi, quando seppelliremo ufficialmente i suoi resti. Sar seppellita nel terreno della cattedrale, come benedetta figlia della Chiesa. Prepara una lapide e affidala ai migliori incisori e calligrafi... deve essere tutto perfetto."
"S, Eminenza."
"Il suo coraggio benedetto e il suo sacrificio daranno enorme incoraggiamento al nostro gregge.  molto importante, Soldi."
"E la nipote di Kiyama, Eminenza? Le autorit ci consegneranno il suo corpo. Lui ha molto insistito."
"Bene. I suoi resti vanno mandati subito a Nagasaki. Mi consulter con Kiyama per sapere quanta importanza vuole dare al funerale."
"Celebrerete voi il rito, Eminenza?"
"Certo, se mi sar possibile partire da qua."
"Il Nobile Kiyama sarebbe molto contento di un tale onore."
"S, ma dobbiamo essere sicuri che il rito per lei non sminuisca quello per la Nobile Maria. Politicamente Maria  di grandissima importanza."
"Naturalmente, Eminenza. Capisco bene."
Dell'Aqua osserv attentamente il segretario. "Perch non ti fidi di Onoshi?"
"Scusate, Eminenza... forse perch  un lebbroso e mi paralizza. Ne chiedo perdono."
"Chiedilo a lui, Soldi, perch non  colpa sua se  malato. Per non abbiamo prove del suo complotto.
"Le altre rivelazioni della Nobile Maria si sono dimostrate vere. Perch non dovrebbe esserlo anche questa?"
"Non abbiamo prove. Sono tutte voci e ipotesi."
"S, voci."
Dell'Aqua spost la brocca di vetro, osservando il rifrangersi della luce. "Durante le preghiere ho sentito l'odore di zagare e di pane fresco, e ho tanto desiderato di andarmene a casa."
Soldi sospir. "Io sogno l'abbacchio, Eminenza, e la carne alla pizzaiola, e una bottiglia di Lacrima Christi e, Dio mi perdoni, la fame! Ma presto potremo tornare a casa, Eminenza. L'anno venturo. Per l'anno venturo qui tutto sar a posto."
"Niente sar a posto per l'anno venturo. Questa guerra ci far molto male. Terribilmente male alla Chiesa e ai fedeli."
"No, Eminenza. Kyushu rester cristiana, chiunque esca vincitore," disse Soldi con tono fiducioso, per confortare il superiore. "L'isola pu aspettare per secoli. E c' pi che abbastanza da fare a Kyushu, vero, Eminenza? Tre milioni di anime da convertire e mezzo milione di fedeli a cui badare. E poi ci sono Nagasaki e il commercio. Del commercio hanno bisogno assoluto. Ishido e Toranaga si sbraneranno, ma che importa? Sono entrambi degli anticristo, pagani e assassini."
"S, ma disgraziatamente quello che avviene a Osaka e Yedo si ripercuote a Kyushu. Che dobbiamo fare?" Dell'Aqua allontan la malinconia. "Che mi dici dell'ingeles? Dove si trova adesso?"
"Sempre nel mastio, sotto sorveglianza."
"Lasciami solo per un poco, amico mio, devo riflettere. Devo decidere come comportarci. Definitivamente. La Chiesa  in grave pericolo." Dell'Aqua guard dalla finestra in cortile e vide avvicinarsi Frate Perez.
Soldi and alla porta per fermarlo. "No," esclam il padre visitatore, "lo ricever subito."
"Buon pomeriggio, Eminenza," salut Frate Perez, grattandosi distrattamente. "Volevate vedermi?"
"S. Portami la lettera, Soldi."
"Ho sentito che la vostra cappella  andata distrutta."
"Danneggiata, s. Sedetevi, prego." Dell'Aqua si accomod nel seggiolone dietro la scrivania e il frate davanti a lui. "Nessuno  stato ferito, grazie a Dio. In pochi giorni torner come nuova. Che mi dite della vostra Missione?"
"Intatta," rispose il frate, con soddisfazione. "Dopo le scosse sono scoppiati incendi tutt'intorno, e molti sono morti, ma noi non siamo stati toccati. L'Occhio di Dio ci guarda." Poi aggiunse, in tono ambiguo: "Ho sentito che i pagani hanno ammazzato i pagani ieri notte nel castello."
"S, e una delle nostre convertite pi importanti, la Nobile Maria,  rimasta uccisa nello scontro."
"Gi, l'ho saputo. 'Uccidetelo, Yoshinaka,' ha detto la Nobile Maria, e cos ha dato il via alla carneficina. Ho sentito che ha cercato di ammazzare qualcuno con le sue mani, prima di tentare il suicidio."
Dell'Aqua arross. "Non capite niente dei giapponesi, nemmeno dopo tanto tempo!, eppure ne parlate un po' anche la lingua."
"Io capisco l'eresia, la stupidit, le uccisioni e le interferenze politiche, e parlo la lingua benissimo. Capisco molte cose di questi pagani."
"Ma pochissimo di buona educazione."
"La parola di Dio non ne ha bisogno.  Il Verbo. Oh, e capisco anche l'adulterio. Voi che cosa pensate dell'adulterio... e delle prostitute?"
La porta si apr. Soldi porse a Dell'Aqua la lettera del papa, e si ritir. Il padre visitatore porse il foglio al frate, assaporando la vittoria. "Questa  di Sua Santit.  arrivata ieri da Macao, con un messaggero speciale."
Il frate lesse il messaggio. Con l'approvazione ufficiale del re di Spagna, prescriveva che tutti i religiosi di qualunque ordine, in avvenire, si recassero in Giappone soltanto via Lisbona, Goa e Macao; che a tutti era vietato, pena la scomunica, di recarsi direttamente in Giappone da Manila; e infine che tutti, tranne i gesuiti, dovevano lasciare immediatamente il Giappone per Manila; da l, se i loro superiori lo approvavano, avrebbero potuto tornare in Giappone, ma solo passando per Lisbona, Goa e Macao.
Frate Perez esamin il sigillo e la firma e la data, rilesse tutto il messaggio, poi rise con disprezzo e gett la lettera sul tavolo. "Non ci credo!"
" un ordine di Sua Santit..."
" un'altra eresia contro i Fratelli di Dio, contro di noi e ogni mendicante che porti ai pagani il Verbo di Dio. Con questo trucco ci si chiude il Giappone per sempre, perch i portoghesi, spalleggiati da chi so io, non ci concederanno mai permessi n passaggi sulle navi. Se questo messaggio  autentico, dimostra solo quanto io vado sostenendo da anni: che i gesuiti sono capaci di sovvertire perfino il Vicario di Cristo a Roma!"
Dell'Aqua represse la collera. "Vi  ordinato di partire, o sarete scomunicato."
"Le minacce dei gesuiti sono insensate, Eminenza. Non parlate la Lingua di Dio, non l'avete mai parlata n mai la parlerete. Non siete soldati di Cristo. Voi servite un papa, Eminenza, un uomo. Siete dei politici, intenti ai beni terreni, con le vostre sete pagane e le vostre terre, ricchezze, poteri e influenze. Il Signore Ges Cristo venne sulla terra come un povero che si grattava e andava a piedi nudi. Io non partir mai, n partiranno i miei Fratelli!"
Mai in vita sua Dell'Aqua era stato cos adirato. "Voi... lascerete... il... Giappone!"
"Davanti a Dio, giuro di no! Ma questa  l'ultima volta che vengo qui. In avvenire, se mi vorrete, verrete voi alla missione, e curerete i poveri e gli ammalati e gli indesiderabili, come fece Cristo. Gli laverete i piedi, come faceva Lui, e vi salverete l'anima prima che sia troppo tardi."
"Vi  ordinato di lasciare il Giappone immediatamente, pena la scomunica."
"Suvvia, Eminenza, non sono e non sar mai scomunicato. Naturalmente accetto questo documento, ma ormai  scaduto.  datato 16 settembre 1598, quasi due anni fa. Bisogna controllare, perch  troppo importante per accettarlo a occhi chiusi... e ci vorranno almeno quattro anni."
"Naturalmente non  affatto scaduto!"
"Vi sbagliate. E io sono certo che  scaduto, Dio me ne  giudice. Entro poche settimane, o pochi mesi, avremo finalmente un arcivescovo del Giappone. Spagnolo! Le lettere che ho ricevuto da Manila riferiscono che l'Ordinanza Reale arriver da un giorno all'altro."
"Impossibile! Questo  territorio portoghese e provincia nostra!"
"Era portoghese. Era gesuita. Ma adesso  tutto cambiato. Con l'aiuto dei nostri Fratelli e la guida di Dio, il re di Spagna ha rovesciato il vostro Generale a Roma."
"Tutte sciocchezze, bugie e chiacchiere. Per la vostra anima immortale, obbedite al comando del Vicario di Cristo."
"Lo far. Gli scriver oggi, ve lo prometto. Nel frattempo aspetto un vescovo spagnolo, un vicer spagnolo e un nuovo capitano per la Nave Nera... spagnolo anche lui! Anche questo sar stabilito dall'Ordinanza Reale. Abbiamo amici anche in alto loco e finalmente hanno avuto la meglio sui gesuiti, una volta per tutte! Dio sia con voi, eminenza." Frate Perez si alz, apr la porta e se ne and.
Soldi, nel suo ufficio, lo guard allontanarsi, e corse dal padre visitatore. Spaventato dal suo aspetto, gli vers subito del brandy nel bicchiere. "Eminenza?"
Dell'Aqua scosse il capo, continuando a fissare il vuoto, senza vedere. Gi da qualche anno riceveva notizie preoccupanti, dai gesuiti della corte di Filippo di Spagna, sulla crescente influenza dei nemici della Compagnia.
"Non  vero, eminenza. Gli spagnoli non possono venire qui, non  vero."
"Pu essere vero. Molto facilmente. Troppo facilmente." Dell'Aqua sfior la lettera papale. "Questo papa pu anche essere morto nel frattempo, e pu essere morto il nostro Generale... o il re di Spagna. Intanto..." si alz e si eresse in tutta la sua statura. "Intanto noi ci prepareremo al peggio e pregheremo e agiremo nel miglior modo possibile. Manda Frate Michele, che mi porti qui al pi presto Kiyama."
"S, eminenza. Ma Kiyama non  mai venuto qui finora... non sar un po' difficile che ci venga?"
"Di' a Michele di ricorrere a qualsiasi argomento, ma prima del tramonto deve portarmi qui Kiyama. Poi manda subito a Alvito la notizia della guerra, perch la trasmetta a Toranaga, immediatamente. Tu scriverai i particolari, per voglio unirci un mio messaggio personale cifrato. E poi manda qualcuno a chiamare Ferriera."
"S, eminenza... ma per Kiyama, certo Michele non riuscir..."
"Che gli ordini di venire qui, in nome di Dio, se occorre! Siamo Soldati di Cristo, entriamo in guerra... nella Guerra di Dio! Svelto!"

59
"Anjin-san?"
Blackthorne ud il proprio nome in sogno. Giungeva da molto lontano, con un'eco prolungata. "Hai?" rispose.
Poi lo sent ripetere e una mano lo tocc. Allora apr gli occhi e si mise a sedere, riprendendo coscienza. C'era di nuovo il medico, inginocchiato vicino al letto. Accanto a lui, Kiritsubo e Ochiba lo osservavano. La grande stanza era piena di Grigi. Le lanterne a olio tremolavano.
Il dottore gli rivolse di nuovo la parola. Ancora il ronzio agli orecchi, ma non poteva sbagliarsi: ci sentiva. Istintivamente si port le mani agli orecchi e premette, per schiarirsi l'udito. Subito gli scoppi nel cranio il dolore, pulsante e simile a una miriade di scintille.
"Scusate," mormor, aspettando che quell'agonia diminuisse, "mi spiace, orecchie male, ne? Ma adesso sento... capito, dottore-san? Adesso sento... un poco. Scusate, cosa dite?" Osserv le labbra del medico, per capire meglio.
"La Nobile Ochiba e Kiritsubo-sama vogliono sapere come state."
"Ah!" Blackthorne le guard e not che erano in abiti da cerimonia. Kiritsubo era tutta in bianco, con una sciarpa verde sul capo. Ochiba aveva un chimono verde scuro, senza ricami n ornamenti, e uno scialle di velo bianco. "Meglio, grazie," disse, inquieto per quel bianco. "S, meglio." Poi osserv la luce all'esterno e cap che era l'alba e non il tramonto. "Dottore-san, ho dormito un giorno e una notte?"
"S, Anjin-san. Un giorno e una notte. Sdraiatevi, prego." Con le lunghe dita il medico strinse il polso di Blackthorne, ascoltando i nove battiti, tre in superficie, tre medi e tre in profondit, come la medicina cinese insegnava da tempo immemorabile.
Tutti aspettavano la diagnosi, finch il dottore chin pi volte il capo, soddisfatto. "Sembra tutto a posto, Anjin-san. Niente ferite gravi, capito? Molto mal di testa, ne?" Si volt a dare altri particolari alle signore.
"Anjin-san," disse Ochiba, "oggi ci sono i funerali di Mariko-sama. Capite 'funerali'?"
"S."
"Bene. Si svolgeranno subito dopo l'alba.  vostro privilegio assistervi, se lo volete. Capite?"
"S, credo di s. Prego, s, vengo anch'io."
"Benissimo." Ochiba si rivolse al dottore, spiegandogli di prendersi la massima cura del paziente. Poi, con un inchino a Kiritsubo e a Blackthorne, se ne and.
Kiri aspett che fosse scomparsa. "Tutto bene, Anjin-san?"
"Male testa, signora. Mi spiace."
"Scusatemi, ma volevo ringraziarvi. Capite?"
"Dovere, solo dovere. Fallito. Mariko-sama morta, ne?"
Kiri gli si inchin in segno di omaggio. "Non avete fallito. Oh, no, nient'affatto. Grazie, Anjin-san, per lei e per me e per le altre. Parleremo meglio pi tardi. Grazie." Poi se ne and anche lei.
Raccogliendo le forze, Blackthorne si alz. Il dolore alla testa era cos terribile da strappargli quasi delle grida. Strinse le labbra. Anche il petto e lo stomaco gli dolevano e gli bruciavano. Per un attimo solo la nausea pass, lasciandogli per un cattivo sapore in bocca. Muovendosi piano, and alla finestra e si aggrapp al davanzale, lottando per non vomitare. Poi cammin su e gi, ma non gli passavano n il mal di testa n la nausea.
"Sto bene, grazie," disse al medico e si rimise a sedere, con gioia.
"Qua, bevete questo. Starete meglio. Sistema hara." Il dottore aveva un sorriso benevolo. Blackthorne bevve, sconvolto dall'odore della pozione, che sembrava fatta di sterco d'uccelli, alghe ammuffite e foglie fermentate.
Il sapore era anche peggio.
"Bevete. Presto starete meglio."
Si costrinse a mandarne gi un altro sorso. E poi a finirla. Intanto arrivarono le cameriere a pettinarlo. Un barbiere gli fece la barba. Si pul viso e mani con le salviette umide e si sent molto meglio. Per il dolore alla testa restava. Altri servi lo aiutarono a indossare il chimono da cerimonia e il mantello con le alette. C'era anche una spada nuova. "Un regalo, Anjin-san. Di Kiritsubo-sama," gli spieg una cameriera. Blackthorne l'accett e l'infil alla cintura, insieme allo spadone donatogli da Toranaga, con l'elsa piegata e quasi spezzata per aver martellato sul chiavistello. Ricordava Mariko appoggiata alla porta, poi pi niente fino a quando, in ginocchio, l'aveva guardata morire. Poi di nuovo niente, fino al momento attuale.
"Scusate, questo  il mastio, ne? chiese al capitano dei Grigi.
"S, Anjin-san." Il capitano si inchin con deferenza, tozzo come una scimmia e altrettanto pericoloso.
"Perch sono qui, prego?"
Il capitano sorrise gentilmente. "Ordine del Nobile generale."
"Ma perch qui?"
"Ordine del Nobile generale," ripet il capitano. "Scusate, prego, capite?"
"S, grazie," rispose stancamente Blackthorne.
Quando finalmente fu pronto, si sentiva malissimo. Per un poco un sorso di cha gli giov, ma poi lo rigett in un bacile sorretto da un servo. Il petto e la testa sembravano trapassati da aghi infuocati a ogni spasimo.
"Mi spiace," disse il medico, paziente. "Bevete questo, prego."
Bevve di nuovo la pozione, ma gli serv a poco. Ormai l'alba invadeva il cielo. I servi gli fecero un cenno e l'aiutarono a uscire dalla stanza. Le sue guardie lo precedevano, gli altri samurai lo seguivano. Scesero lo scalone e uscirono in cortile. Un palanchino, con altre guardie, era in attesa ed egli vi sal con un senso di gratitudine. A un ordine del capitano, i portatori sollevarono il palanchino e fra uno sciame di guardie si unirono alla processione di lettighe e samurai e dame che usciva dal castello, attraverso il labirinto di vicoli e vie. Tutti erano in alta tenuta. Le donne erano vestite in abiti scuri, con veli bianchi sul capo, o tutte in bianco, con una sciarpa colorata.
Blackthorne sentiva di essere osservato. Finse di non notarlo, cercando di stare ben eretto e di mantenere un viso impassibile, pregando di non sentirsi male. Il dolore aumentava.
Il corteo pass davanti a interminabili file di samurai silenziosi. Nessuno veniva interrogato, nessun documento era richiesto. Il corteo super un corpo di guardia dietro l'altro, super le saracinesche e cinque fossati senza che nessuno si facesse avanti. Usciti dal portone principale, fuori dalle fortificazioni, Blackthorne not che i suoi Grigi stavano all'erta, gli si stringevano pi vicini, scrutando chiunque si avvicinasse. E la sua ansiet diminu. Non aveva dimenticato di essere un uomo segnato. La processione gir intorno a uno spazio aperto, pass su un ponte, e si ferm nella piazza accanto alla riva del fiume.
Era uno spiazzo di trecento passi per cinquecento. Al centro vi era una buca quadrata di quindici passi, profonda cinque, piena di legna. Sopra alla buca si ergeva un baldacchino di seta bianca, da cui pendevano pareti di tela bianca, appese a bastoni di bamb, rivolte esattamente ai quattro punti cardinali. In mezzo a ogni parete si apriva una porticina di legno.
"Le porte servono all'anima per passare quando vola in cielo," gli aveva spiegato Mariko a Hakon.
"Andiamo a nuotare, o parliamo d'altro. Di cose felici."
"S, certo, ma prima lasciatemi finire, perch questa  una cosa felice. Il nostro funerale  importantissimo per noi, Anjin-san, perci dovete imparare, ne?"
"E va bene. Ma perch quattro porte? Non ne basta una?"
"L'anima deve poter scegliere.  saggio... oh, siamo molto saggi, ne? Ti ho gi detto oggi che ti amo?" gli aveva risposto. "Siamo molto saggi a permettere all'anima di scegliere. Quasi tutte le anime scelgono la porta sud.  la pi importante, dove ci sono tavoli carichi di fichi secchi e melagrane fresche e frutta, ravanelli e verdure, e fasci di pianticelle di riso, se  la stagione giusta. E c' sempre una ciotola di riso appena cotto, che  la cosa pi importante. Vedete, l'anima pu voler mangiare prima di andarsene."
"Se fosse la mia, metteteci un fagiano arrosto o..."
"Mi dispiace, niente carne, e neanche pesce. Siamo molto seri in questo, Anjin-san. E sul tavolo c' un piccolo braciere con i carboni accesi, con legni preziosi e oli profumati, perch tutto profumi..."
Gli occhi gli si riempirono di lacrime.
"Voglio che il mio funerale sia all'alba" aveva detto Mariko, con grande serenit. "Amo l'alba pi di ogni cosa. E se potesse avvenire in autunno..."
Mio povero tesoro, pens, sapevi bene che non ci sarebbe mai stato l'autunno... La sua lettiga si ferm in un posto d'onore in prima fila, vicino al centro, tanto che egli pot scorgere le gocce come lacrime sulla frutta. Tutto era proprio come aveva detto lei. Centinaia di palanchini si allineavano tutt'intorno e la piazza era affollata da migliaia di samurai e dalle loro mogli, a piedi, tutti immobili e in silenzio. Riconobbe Ishido e Ochiba, che non lo guardarono. Seduti sui palanchini sontuosi, fissavano le pareti di tela bianca mosse dalla brezza. All'altro lato di Ochiba si trovava Kiyama, e vicino a lui Zataki, con Ito. Era presente anche la portantina chiusa di Onoshi. E ognuno di loro era scortato dalle rispettive guardie. I samurai di Kiyama e di Onoshi portavano al collo il crocifisso.
Blackthorne si guard intorno, cercando Yabu, ma non lo trov, n scorse nessun Marrone e nessun'altra faccia amica. Adesso Kiyama lo stava fissando, col volto di pietra, e vedendo quello sguardo Blackthorne si rallegr di essere cos ben custodito. Tuttavia si inchin leggermente. Kiyama non spost lo sguardo, n diede segno di accettare la cortesia. Poi finalmente gir gli occhi e Blackthorne respir pi liberamente.
Il suono dei tamburi, delle campane e degli strumenti di metallo riempiva l'aria. Clangori discordanti, penetranti. Tutti gli occhi si volsero al portone del castello: ne usc un palanchino riccamente adorno, portato da otto sacerdoti Shinto. Vi sedeva un alto sacerdote, simile a un Budda. Altri sacerdoti, davanti e dietro al palanchino, avanzavano battendo strumenti metallici, poi vennero duecento preti buddisti con vesti arancione e altri sacerdoti Shinto in abito bianco, e infine il catafalco di Mariko. Alto e sontuoso, era parato di bianco, e di bianco era vestita lei, seduta, con la testa leggermente china, il viso truccato e l'acconciatura perfetta. Dieci Marroni reggevano il catafalco e due giovani chierici lo precedevano, spargendo petali di rose di carta, che il vento trascinava in aria, a significare che la vita  effimera come un fiore; dietro il catafalco, due sacerdoti portavano due lance, a indicare che era una samurai, forte nel suo dovere, come l'acciaio delle lame. Poi altri quattro sacerdoti con delle fiaccole spente. Li seguiva Saruji, con il viso bianco come il gesso; quindi Kiritsubo e Sazuko, in bianco, con i lunghissimi capelli sciolti trattenuti da una fascia di tulle verde. Un intervallo, e infine quello che restava della guarnigione di Toranaga. Alcuni Marroni erano feriti e molti zoppicavano.
Ma Blackthorne non vide che lei: sembrava assorta in preghiera e non si scorgeva nessun segno dello strazio che ne aveva dilaniato il corpo. Blackthorne rimase immobile, conscio che una simile cerimonia pubblica, alla presenza di Ishido e di Ochiba, era un grandissimo onore che le veniva reso. Quella consapevolezza non attenuava la sua infelicit, tuttavia.
Per oltre un'ora l'alto sacerdote cantilen le sue formule e i tamburi rullarono. Poi, in un improvviso silenzio, Saruji avanz, prese una torcia spenta e si avvicin a ognuna delle quattro porticine per assicurarsi che fossero aperte. Blackthorne lo vide tremare, con lo sguardo fisso a terra, mentre tornava presso il catafalco. Quindi il ragazzo sollev il cordone bianco che vi era legato e guid i portatori attraverso la porta sud. L'intero catafalco venne deposto sul mucchio di legna. Un altro canto solenne, quindi Saruji appoggi un attimo la torcia impregnata d'olio sui carboni ardenti. Subito si accese. Egli esit, poi usc da solo dalla porta sud e diede fuoco al rogo. La legna, anch'essa impregnata d'olio, divent ben presto una fiamma sola, alta pi di tre metri. Il calore respinse Saruji, che raccolse legni profumati e li gett sul fuoco. Il baldacchino salt in aria, le pareti di tela avvamparono. Tutta la buca era una massa ardente, che scricchiolava e gemeva.
I pali di sostegno del baldacchino crollarono e un sospiro pass fra gli spettatori. I sacerdoti avanzarono, aggiunsero altra legna e le fiamme salirono pi alte, fra nuvole di fumo. Non restavano pi che le quattro porte. Blackthorne vide il fuoco annerirle e poi anch'esse scomparvero.
A quel punto Ishido, il pi importante dei testimoni, scese dal palanchino ed esegu il rito dell'offerta di legni preziosi. Si inchin solennemente e torn al proprio posto. Al suo ordine i portatori sollevarono la portantina e tornarono nel castello. Ochiba lo segu e anche altri cominciarono a allontanarsi.
Saruji si inchin un'ultima volta alle fiamme, poi si gir e and da Blackthorne. Fermo davanti a lui, si inchin. "Grazie, Anjin-san," disse, e si allontan con Kiri e Sazuko.
" tutto finito, Anjin-san," disse il capitano dei Grigi con un sorriso. "Il kami  in salvo adesso. Andiamo al castello."
"Aspettate, prego."
"Spiacente, ma ho degli ordini, ne?" rispose il capitano, ansioso, mentre gli altri si stringevano pi vicini.
"Prego, aspettate." Indifferente alla loro preoccupazione, Blackthorne scese dal palanchino, nonostante il dolore che lo accecava, e i samurai si precipitarono a ripararlo da ogni lato. And al tavolo, raccolse qualche pezzo di legno di canfora e lo gett nel fuoco. Attraverso la cortina di fiamme non vedeva niente. "In nomine Patris et Filii et Spirtus Sancti mormor, tracciando un piccolo segno di croce. Poi anch'egli se ne and.

Quando si svegli, la testa era molto meno dolorante, ma ancora sentiva pulsare le tempie e la fronte, e gli sembrava di essere prosciugato.
"Come vi sentite, Anjin-san?" chiese il dottore, col suo sorriso pieno di denti. "Avete dormito a lungo."
Blackthorne si alz su un gomito e osserv, ancora assonnato, le ombre sul pavimento. Devono essere le cinque del pomeriggio, pens. Ho dormito pi di sei ore. "Dormito tutto il giorno, ne?
Il medico sorrise. "Tutto ieri e la notte e quasi tutto oggi..."
Il morbido giaciglio era riparato da tre lati da squisiti paraventi, intarsiati d'avorio e dipinti con paesaggi campestri e marini. La grande stanza era piacevole e quieta, la luce penetrava dalle finestre di fronte a lui, le mosche ronzavano piano. Da fuori giungevano i rumori del castello, un trotto di cavalli fra il tinnire dei finimenti. La brezza leggera portava odore di fumo. Non so se mi piacerebbe venire bruciato, si disse... per, forse  meglio che essere infilato in una cassa e finire in pasto ai vermi. Basta, ordin a se stesso, sentendosi trascinare in una spirale che scendeva in basso. Non c' da pensarci tanto, il karma  il karma, e quando sei morto sei morto, e non sai pi niente... e tutto  comunque meglio che affogare, meglio dell'acqua che ti gonfia e del corpo che marcisce, mentre i granchi... Basta!
"Bevete, prego." Il medico gli porgeva un'altra dose dell'orribile pozione. Ebbe un rigurgito di nausea, ma riusc a mandarla gi e a tenerla dentro.
"Cha, prego." La cameriera glielo vers e lui la ringrazi. Era una donna di mezza et, con la faccia a luna piena, gli occhi come fessure e un vuoto sorriso fisso. Dopo tre tazze, sent la bocca quasi a posto.
"Prego, Anjin-san, gli orecchi come vanno?"
"Uguale. Ancora lontano... lontano, capite? Molto lontano."
"Ho capito. Mangiate, Anjin-san."
Su un vassoio gli servirono riso, zuppa e pesce alla brace. Lo stomaco gli si stringeva, ma ricordando che da due giorni non mangiava si costrinse a inghiottire un po' di riso e di zuppa di pesce. Lo stomaco miglior e allora mangi anche il resto, con i bastoncini che ormai usava senza accorgersene, come fossero le sue dita. "Grazie. Molta fame."
"Certo," disse il medico. Gli mise sul tavolino un sacchetto di tela pieno d'erba. "Preparate il cha con queste, Anjin-san. Una volta al giorno, finch tutto sar passato. Capito?"
"S. Grazie."
" stato un onore prendermi cura di voi." Il vecchio con un cenno ordin alla domestica di portare via il vassoio e usc dietro di lei. Blackthorne si adagi sul letto, sentendosi veramente meglio.
"Avevo solo fame!" esclam a voce alta. Indossava soltanto il perizoma. I suoi abiti da cerimonia stavano gettati alla rinfusa dove li aveva lasciati spogliandosi, e questo lo meravigli. Per accanto alle spade c'era un chimono marrone, pulito. Mentre si riposava, avvert a un tratto una presenza estranea. Si alz a sedere e si guard intorno, poi si sollev sulle ginocchia e guard sopra al paravento. Allora balz in piedi, con una fitta tremenda di dolore alla testa per il movimento improvviso: un gesuita giapponese, inginocchiato immobile presso la porta, lo fissava. Fra le mani stringeva il crocifisso e il rosario.
"Chi siete?" gli chiese, vincendo il dolore.
"Sono Fratello Michele, senhor." Gli occhi neri non si spostavano di un millimetro. Blackthorne si avvicin alle spade.
"Che volete da me?"
"Sono stato mandato a domandarvi come state," rispose calmo Michele, in un buon portoghese, per quanto con inflessioni giapponesi.
"Mandato da chi?"
"Dal Nobile Kiyama."
D'improvviso Blackthorne si rese conto che erano completamente soli. "Dove sono le mie guardie?"
"Non ne avete, senhor."
"Ma certo che le ho! Venti Grigi. Dove sono?"
"Quando sono arrivato non c'era nessuno, mi spiace. Stavate ancora dormendo." Michele accenn alla porta. "Forse dovete chiedere a quei samurai."
Blackthorne afferr la spada. "Prego, toglietevi dalla porta."
"Io non sono armato, Anjin-san."
"Comunque non avvicinatevi. I preti mi innervosiscono."
Obbediente, Michele si alz in piedi e si spost, con la stessa calma esasperante. Fuori dalla porta due Grigi stavano appoggiati alla ringhiera del pianerottolo.
"Buongiorno," disse cortesemente Blackthorne, pur non riconoscendoli.
Non si inchinarono. "Buongiorno, Anjin-san," rispose uno dei due.
"Prego, dove altre mie guardie?"
"Tutte le guardie sono state ritirate stamattina all'Ora della Lepre. Capite 'Ora della Lepre'? Noi non siamo le vostre guardie, Anjin-san. Questo  il nostro solito turno di servizio."
Blackthorne sent un sudore freddo corrergli per la schiena. "Le guardie tolte... ordine di chi?"
Entrambi i samurai risero. Il pi alto rispose: "Qui nel mastio, Anjin-san, soltanto il generale d ordini, o la Nobile Ochiba. Come vi sentite adesso?"
"Meglio, grazie."
Il samurai chiam qualcuno nell'atrio e dopo pochi istanti da una stanza usc un ufficiale con quattro samurai. Era giovane e robusto. Vedendo Blackthorne, gli si illumin lo sguardo. "Ah, Anjin-san. Come state?"
"Meglio, grazie. Prego, scusatemi, ma dove sono le mie guardie?"
"Ho ordine di comunicarvi, appena sveglio, che dovete tornare alla vostra nave. Ecco il vostro permesso." Il capitano trasse il foglio dalla manica e glielo consegn, indicando con un gesto di disprezzo il gesuita. "Questo individuo deve guidarvi."
Blackthorne cerc di far funzionare il cervello, che dava segnali d'allarme. "S, grazie. Ma prima devo vedere generale Ishido."
"Spiacente. Gli ordini sono che dovete tornare alla nave appena sveglio. Capite?"
"S. Perdonate, ma molto importante vedere Nobile generale Ishido. Prego, dite vostro capitano. Subito. Necessario vedere Nobile generale prima di andare. Molto importante, scusate."
Il samurai si gratt il mento butterato dal vaiolo. "Domander. Vestitevi, prego." Con sollievo di Blackthorne, si allontan con aria d'importanza. Gli altri quattro samurai rimasero fermi. Blackthorne si vest in fretta, sotto i loro occhi. Il prete attendeva in corridoio. Sii paziente, si esort. Non pensare e non ti preoccupare.  un errore. Niente  cambiato. Possiedi ancora il potere di prima.
Infil le spade alla cintura e bevve il resto del cha. Poi vide il permesso, un foglio coperto di caratteri fitti. Non c' da sbagliarsi, si disse. Il chimono pulito gi gli aderiva al corpo per il caldo.
"Anjin-san," disse uno dei samurai, "ho sentito che avete ammazzato cinque ninja. Molto, molto bene, ne?"
"Scusate, solo due. Forse tre." Blackthorne gir il capo di qua e di l, nel tentativo di schiarirsi la mente e di alleviare il dolore.
"Ho sentito che hanno trovato cinquantasette ninja morti... e centosedici Marroni.  giusto?"
"Non lo so. Mi dispiace."
Il capitano rientr nella stanza. "L'ordine  che andiate alla nave, Anjin-san. Il prete vi guider."
"S grazie, ma prima vedere Nobile Ochiba. Molto, molto importante, prego, chiedo..."
Il capitano si gir verso Michele e gli parl gutturalmente e molto in fretta. "Ne?" Michele si inchin, imperturbabile, e si volse a Blackthorne. "Spiacente, senhor. Dice che il suo superiore parler al suo superiore, ma nel frattempo dovete andarvene subito e seguirmi alla galea."
"Ima!" aggiunse con enfasi il capitano.
Blackthorne cap di essere un uomo morto. "Grazie," sent pronunciare dalla propria voce. "Dove mie guardie, prego?"
"Non avete guardie."
"Prego mandate alla mia nave. Prego chiamate miei vassalli..."
"L'ordine  di andare alla nave, subito! Capito, ne? Le parole risuonarono sgarbate e definitive. "Alla nave!" concluse il capitano con un sorriso storto, aspettando che Blackthorne si inchinasse per primo. Egli lo not e gli parve di trovarsi in un incubo, dalle mosse rallentate e confuse. Avrebbe voluto asciugarsi il sudore e inchinarsi, ma sapeva che il capitano non gli avrebbe reso l'inchino, e certo non da suo pari, e cos lui si sarebbe coperto di vergogna ai loro occhi. Era chiaro: era stato abbandonato e venduto ai nemici cristiani, e Kiyama, Ishido e i preti facevano tutti parte del complotto. E per qualunque ragione, a qualunque prezzo, ora non gli restava che asciugarsi il sudore, inchinarsi e uscire. Andare verso quelli che lo stavano aspettando.
Ad un tratto si sent accanto Mariko, ricord il terrore che l'aveva invasa, e tutto ci che essa aveva significato e fatto e insegnato. Costrinse la mano a appoggiarsi sull'elsa dello spadone e si piant a gambe larghe, con aria truculenta, conscio che il suo fato era deciso, il suo karma ormai chiaro, ma che se doveva morire preferiva morire in quell'istante con onore anzich pi tardi.
"Io sono John Blackthorne, Anjin-san," dichiar, e l'impegno che aveva preso con se stesso gli diede uno strano potere e un'assoluta scortesia. "Generale della nave del Nobile Toranaga. Di tutte le sue navi. Samurai e hatamoto! Voi chi siete?"
Il capitano arross. "Saigo Masakatsu di Kaga, capitano, della guarnigione del Nobile Ishido."
"Io sono hatamoto. Voi lo siete?" insist Blackthorne, ancora pi rudemente, senza nemmeno raccogliere il nome dell'altro e vedendolo con una chiarezza che aveva dell'irreale: ne scorgeva i pori della pelle, gli spunzoni della barba, ogni macchia di colore negli occhi ostili, ogni pelo sulla mano che stringeva la spada.
"No, non sono hatamoto."
"Siete un samurai... o un ronin?" L'ultima parola usc come un sibilo e Blackthorne sent gli uomini agitarsi alle sue spalle, ma non se ne cur. Fissava il capitano, in attesa del fendente improvviso e mortale, in cui si concentravano tutti gli hara-gei, tutte le energie interiori, e si preparava a restituirlo con altrettanta furia cieca, per sconfiggere il nemico in una reciproca e onorevole morte.
Con grande stupore vide cambiare lo sguardo del capitano. L'uomo si rattrapp e si inchin, profondamente e umilmente, a lungo, senza difendersi. "Prego... scusate le mie cattive maniere. Io... io ero un ronin, ma il Nobile generale mi ha offerto una nuova possibilit. Prego, scusate la mia maleducazione, Anjin-san." La voce era piena di vergogna. Blackthorne era ancora pronto a colpire, ansioso di colpire, pronto alla morte e non a una vittoria. Gli sembr tutto ancora pi irreale. Guard gli altri samurai: tutti si inchinarono, dandogli la vittoria totale.
Dopo un momento anche Blackthorne si inchin rigidamente, ma non da loro pari. E quelli rimasero inchinati finch egli si fu allontanato per il corridoio, seguito da Michele. Scese lo scalone e usc nel cortile. Ora non provava pi nessun dolore, gonfio soltanto di felicit. I Grigi lo osservarono e il gruppo di samurai che lo scort con Michele sino al primo posto di guardia si tenne a debita distanza dalla sua spada. Uno di loro si affrett avanti. Al posto di guardia un altro ufficiale gli si inchin e lui rispose correttamente. Il permesso venne attentamente esaminato, e un'altra scorta li accompagn al successivo controllo. Tutta la scena si ripet. Nessuno mise ostacoli e nessuno gli rivolse particolare attenzione.
Si rese conto che la testa non gli doleva quasi pi. Il sudore si era asciugato. Tolse dalla spada le dita intorpidite e le pieg e distese pi volte. Si ferm a una fontana, bevve e si gett dell'acqua fresca sulla testa, mentre i Grigi della scorta aspettavano tranquillamente. E intanto lui almanaccava cercando di capire perch Ishido e Ochiba gli avessero tolto il loro favore e la loro protezione. Non pu essere tutto cambiato, pensava disperato. Alz gli occhi e scorse Michele che lo fissava. "Che volete?"
"Niente, senhor," rispose Michele, gentilmente. Poi si illumin di un sorriso pieno di calore. "Ah, senhor, mi avete fatto un grande piacere lass, costringendo quel cabron villano a rimangiarsi la sua villania. Che gioia  stata vedervi! Tu," aggiunse in latino, "ti ringrazio."
"Non era per voi," rispose Blackthorne in portoghese.
"S, ma la pace sia con voi, senhor. So che Dio ha le sue vie misteriose.  stato un servizio reso a tutti gli uomini. Quel ronin  stato svergognato e lo meritava.  una vergogna abusare del bushido."
"Siete anche voi samurai?"
"S, senhor, ho quest'onore," rispose Michele. "Mio padre  cugino del Nobile Kiyama e il mio clan  della provincia di Hizen, a Kyushu. Come sapevate che era un ronin?"
Blackthorne tent di ricordare. "Non ne ero sicuro. Forse perch ha detto che era di Kaga, che si trova molto lontano e Mariko... la Nobile Toda... mi aveva spiegato che Kaga era nell'estremo nord. Non so, non ricordo neanche bene che cosa ho detto."
L'ufficiale della scorta torn presso di loro. "Scusate, Anjin-san, ma questo individuo vi disturba forse?"
"No, no, grazie." Blackthorne si rimise in cammino. Il permesso fu di nuovo controllato, con cortesia, ed essi proseguirono. Il sole stava calando e l'aria calda sollevava nugoli di polvere. Oltrepassarono numerose scuderie, da cui spuntavano i cavalli. I samurai lustravano cavalli e finimenti, e dappertutto si scorgevano lance e selle pronte per una partenza immediata. Blackthorne fu sbalordito dalla quantit di samurai.
"Quanti cavalli, capitano?" chiese.
"Migliaia, Anjin-san. Dieci, venti, trentamila, qui e in tutte le parti del castello."
Mentre attraversavano il posto di guardia presso l'ultimo fossato, Blackthorne con un cenno chiam Michele. "Voi mi guidate alla galea?"
"S. Cos mi  stato ordinato, senhor."
"Non in un altro posto?"
"No, senhor."
"Chi ve l'ha ordinato?"
"Il Nobile Kiyama. E il padre visitatore, senhor."
"Ah, lui! Preferisco Anjin-san, non 'senhor'... padre."
"Scusate, Anjin-san, non sono 'padre', non sono stato ordinato."
"Quando lo sarete?"
"Quando a Dio piacer," rispose tranquillo e fiducioso Michele.
"Dov' Yabu-san?"
"Non lo so, mi spiace."
"Mi portate alla nave e non altrove?"
"S, Anjin-san."
"E poi sono libero? Libero di andare dove voglio?"
"A me  stato detto di chiedervi come stavate e poi accompagnarvi alla nave. Nient'altro. Non sono che un messaggero, una guida."
"Lo giurate davanti a Dio?"
"Sono solo una guida, Anjin-san."
"Dove avete imparato cos bene il portoghese? E il latino?"
"Ero uno dei quattro chierici mandati a Roma. Allora io avevo tredici anni e Uraga-noh-Tadamasa dodici.
"Ah, adesso ricordo! Uraga-san mi parl di voi. Eravate suo amico. Sapete che  morto?"
"S. Ho molto sofferto quando l'ho saputo."
"Sono stati i cristiani a ucciderlo."
"Sono stati degli assassini, dei sicari, Anjin-san. E saranno giudicati, non temete."
Dopo un momento Blackthorne gli chiese: "Vi  piaciuta Roma?"
"La detestavo. E cos tutti gli altri di noi. Ogni cosa ci era odiosa: il cibo e il sudiciume e la bruttezza. Sono tutti eta laggi... incredibile! Ci sono voluti otto anni per tornare a casa e ho tanto ringraziato la Madonna quando ci siamo riusciti."
"E la Chiesa? I padri?"
"Detestabili. Per la maggior parte," rispose tranquillo Michele. "Mi hanno sconvolto la loro immoralit e le amanti e l'avidit, la pompa, l'ipocrisia e la maleducazione... e le loro due facce: una per il gregge, l'altra per i pastori. Tutto era odioso... eppure in alcuni di loro ho scoperto Dio, Anjin-san.  cos strano. Ho scoperto la Verit nelle cattedrali, nei chiostri e tra i padri." Michele lo guard con occhi innocenti, pieni di dolcezza. "Avveniva di rado, Anjin-san, molto di rado, di trovare una scintilla,  vero, per ho trovato Dio e la Verit, e ho capito che il cristianesimo  l'unica via verso la vita eterna... scusatemi, prego, il cattolicesimo.''
"Avete conosciuto l'Inquisizione, le prigioni... i tribunali?"
"Ho visto molte cose terribili. Pochissimi sono i saggi... la maggioranza  fatta di peccatori e grandi mali avvengono sulla terra in nome di Dio. Ma non  Dio. Questo mondo  una valle di lacrime, che deve solo prepararci alla vita eterna." Preg per qualche istante, in silenzio, poi, riconfortato, guard Blackthorne. "Anche qualche eretico pu essere buono, ne?"
"Forse," rispose Blackthorne, provando simpatia per lui.
L'ultimo fossato e l'ultimo portone, il principale. L'ultimo controllo, e il permesso venne ritirato. Michele super l'ultima saracinesca e Blackthorne lo segu. Fuori dal castello erano in attesa un centinaio di samurai. Uomini di Kiyama. Vedendone i crocifissi e l'aria ostile, Blackthorne si arrest. L'ufficiale gli fece cenno di proseguire e egli obbed. I samurai lo chiusero in mezzo a loro. Mentre passavano per le strade, portatori e piccoli mercanti si scostavano e si appiattivano a terra, aspettando che si allontanassero. Qualcuno sollevava patetiche croci e Michele li benediceva. Era lui a guidare il gruppo, che pass lungo lo spiazzo dove nessun rogo ardeva pi. Superarono un ponte e si addentrarono nella citt, diretti verso il mare. Fra i passanti si vedevano dei samurai e dei Grigi che salivano al castello. Scorgendo Michele si oscuravano in volto e lo avrebbero respinto da una parte, se non ci fosse stato alle sue spalle il folto gruppo di samurai di Kiyama.
Blackthorne camminava ormai senza pi paura. L'aveva superata, pur sentendo ancora il desiderio di fuggire. Ma non aveva dove fuggire n dove nascondersi. La sua unica salvezza era sull'Erasmus, in alto mare, con un numeroso equipaggio, e abbondanti armi e provviste.
"Cosa succeder sulla galea, fratello?"
"Non lo so, Anjin-san."

Stavano avvicinandosi al mare. Superato un angolo si trovarono in un mercato del pesce, all'aperto. Cameriere belle e grasse, vecchie signore e ragazzi, uomini e venditori e clienti, e bambini, tutti lo rimiravano a bocca spalancata, poi si affrettavano a inchinarsi. Blackthorne seguiva i samurai fra banchi e ceste e vassoi di bamb, carichi di ogni genere di pesce odoroso di mare, esposto in bell'ordine: aragoste e granchi e gamberi, anche di fiume, alcuni ancora vivi dentro i secchi d'acqua. Mai visti tanto puliti a Londra, pens distrattamente, n i pesci n i venditori. Poi vide una fila di banchi col pesce che arrostiva sulle braci. Gliene giungeva il profumo. Senza riflettere, cambi direzione e immediatamente un samurai gli sbarr il passo. Gomen nasai, kinjiru.
"Iy!" ribatt lui, con altrettanta durezza. "Watashi tabetai desu, ne? Watashi Anjin-san, ne?" Ho fame. Sono l'Anjin-san!
Si fece strada a spinte e l'ufficiale superiore accorse per bloccarlo. Michele si affrett a spiegare con calma autorevole e il permesso fu accordato, sia pure di malavoglia.
"Prego, Anjin-san," gli disse, "l'ufficiale dice di mangiare, se volete. Che cosa preferite?"
"Qualcuno di quelli," rispose Blackthorne indicando dei gamberi giganti, aperti per il lungo, con la carne bianca e rosa, arrostiti alla perfezione. Non riusciva a staccarne gli occhi. "Prego, dite all'ufficiale che non mangio da quasi due giorni e d'un tratto ho molta fame. Mi dispiace."
Il venditore era un vecchio con tre denti soli e la pelle coriacea, vestito del solo perizoma. Gonfiandosi d'orgoglio per essere stato il prescelto, serv su un vassoio di bamb i cinque gamberoni pi belli e subito ne mise degli altri sul braciere.
"Dozo, Anjin-sama!"
"Domo." Blackthorne si sentiva lo stomaco illanguidito. Voleva solo riempirlo, ma con calma scelse un gambero, lo sollev con i bastoncini puliti, lo immerse nella salsa e mangi con enorme piacere. Era delizioso.
"Fratello Michele?" disse, offrendogli il vassoio. Michele ne accett uno, ma solo per educazione. L'ufficiale ringrazi, ma rifiut. Blackthorne spolver quel vassoio e poi altri due. Ne avrebbe divorati anche altri due, ma decise di no per cortesia verso gli altri e anche per non aggravare troppo lo stomaco.
"Domo," disse, deponendo il vassoio, con l'obbligatorio rutto di soddisfazione. "Bimi desu!" Deliziosi.
L'uomo sorrise beato e si inchin, imitato da tutti i venditori vicini e a quel punto Blackthorne si rese conto, inorridito, di non avere denaro. Arross.
"Cosa succede?" domand Michele.
"Io... ehm... non ho denaro. Non ho niente da dargli. Io... potreste prestarmi qualcosa?"
"Non ho niente, Anjin-san. Noi non portiamo mai soldi."
Ci fu un silenzio imbarazzato. Il venditore sorrideva, aspettando paziente. Michele, altrettanto imbarazzato, si rivolse all'ufficiale, che guard Blackthorne con'ferocia, poi chiam un samurai che pag generosamente. Il venditore lo copr di ringraziamenti, mentre Michele, sudato e rosso, riprendeva il cammino. Blackthorne lo raggiunse. "Mi dispiace tanto di questo... non mi  mai successo!  la prima volta che mi capita di comprare qualcosa da quando sono qui. Non ho mai avuto denaro, per assurdo che possa sembrare, e non ho mai pensato... non ne ho mai tenuto in tasca..."
"Prego, dimenticatelo, Anjin-san. Non  niente."
"Dite all'ufficiale, prego, che glieli restituir appena saremo alla nave."
Michele obbed e proseguirono tutti in silenzio. In fondo alla strada c'era il mare, calmo nel tramonto. Riconoscendo il luogo, Blackthorne indic un'ampia strada che andava da est a ovest. "Passiamo di l."
"Ma questa strada  pi breve, Anjin-san."
"S, ma bisogna passare davanti alla missione gesuita e al lorcha portoghese. Preferisco allungare e andare di qua."
"Mi hanno detto di fare questa strada."
"Prendiamo l'altra," insist Blackthorne. L'ufficiale volle sapere di che si trattava e alla risposta di Michele accenn di proseguire, per la via pi corta.
Blackthorne soppes l'eventualit di un rifiuto: l'avrebbero costretto, legato o trasportato, o trascinato. Non gli piaceva l'idea, cos si strinse nelle spalle e riprese il cammino. Uscirono sulla strada spaziosa che costeggiava la spiaggia. A un mezzo r sorgevano le banchine e i magazzini dei gesuiti. A un centinaio di passi di distanza egli scorse la nave portoghese. Duecento passi pi avanti, c'era la sua galea, ancora troppo lontana per vedere gli uomini a bordo.
Blackthorne raccatt un sasso e lo mand sibilando a volare in mare. "Camminiamo un po' sulla spiaggia."
"Certo Anjin-san." Michele s'inoltr sulla rena. E Blackthorne lo segu, godendo la frescura, il lieve singhiozzo delle onde.
" una delle migliori ore della giornata, ne?"
"Ah, Anjin-san" esclam Michele con improvvisa, schietta cordialit, "ci sono tante volte in cui, la Madonna mi perdoni, vorrei non essere prete, ma solo figlio di mio padre. E questa  una di quelle volte."
"Perch?"
"Vorrei potervi trasportare, voi e la vostra strana nave di Yokohama, a Hizen, il nostro grande porto nel Sasebo. E vi chiederei di fare uno scambio con me: voi insegnereste a me e ai nostri capitani i vostri sistemi per governare la nave e per navigare e in cambio io vi offrirei i migliori maestri del regno, maestri di bushido, di cha-no-yu, hara-gei, ki, meditazione zasen, disposizione dei fiori e di tutte le speciali conoscenze, uniche al mondo, che noi possediamo."
"Mi piacerebbe. Perch non lo facciamo subito?"
"Oggi non  possibile. Ma voi avete gi imparato tanto e in cos poco tempo, ne? Mariko-sama  stata una meravigliosa maestra. Voi siete un degno samurai. E avete una dote molto rara fra noi: siete imprevedibile. Lo era anche il Taiko, e lo  Toranaga. Capite, di solito noi siamo gente molto prevedibile."
"Anche voi?"
"S."
"Allora cercate di prevedere in che modo potr sfuggire alla trappola in cui mi trovo chiuso."
"Scusate, ma non c' nessuna trappola, Anjin-san," replic Michele.
"Non ci credo. Come sapevate che la mia nave  a Yokohama?"
"Lo sanno tutti."
"Davvero?"
"Quasi tutto di voi, e di come avete difeso Toranaga e la Nobile Maria, la Nobile Toda,  risaputo. E onorato."
"Non credo neanche a questo." Blackthorne raccolse un'altra pietra piatta e la mand a roteare sul pelo dell'acqua. Camminando canticchiava una canzone marinaresca, provando una viva simpatia per Michele. Si trovarono davanti a un frangiflutti e dovettero tornare sulla via. I magazzini dei gesuiti e la missione si ergevano cupi nel rosso del tramonto. Scorgendo i fratelli laici, in abito arancione, a guardia del portone ad arco, ne avvert l'ostilit. Per non lo toccarono. La testa riprese a fargli male.
Come si aspettava, Michele si diresse verso la missione e lui si prepar, deciso a lottare fino all'incoscienza prima di entrare e consegnare le armi.
"Dunque, mi dovete solo guidare alla galea, eh?"
"Certo, Anjin-san." Con sua grande meraviglia, Michele gli accenn di fermarsi fuori del portone. "Niente  cambiato. Devo solo informare il padre visitatore che passiamo di qui. Scusate, ma dovete aspettarmi un momento."
Blackthorne con stupore lo guard entrare da solo. Si era immaginato che alla Missione il suo viaggio sarebbe finito. L'Inquisizione, il processo, con la relativa tortura, e poi lo avrebbero consegnato al capitano-generale. Osserv il lorcha a un centinaio di passi. A poppa stavano Ferriera e Rodrigues e il ponte era affollato di armati. Dietro la nave la banchina s'incurvava leggermente ed egli riusc a scorgere a fatica la galea. C'erano degli uomini alla falchetta e gli parve di riconoscere Vinck e Yabu, ma non ne era sicuro. Gli parve di scorgere anche delle donne, ma non capiva chi potessero essere. Intorno alla galea c'erano dei Grigi, molto numerosi.
Torn a osservare Ferriera e Rodrigues. Entrambi erano armati fino ai denti, come del resto i marinai. I cannonieri sembravano oziare presso i cannoncini puntati verso la spiaggia, ma in realt si tenevano pronti. Riconobbe la mole di Pesaro, il nostromo, in mezzo a un gruppo di uomini. Li segu con lo sguardo e si sent gelare il sangue. All'estremit del molo un lungo palo era stato confitto in un mucchio di terra e alla sua base era stata accatastata della legna.
"Ah, capitano-pilota, come state?"
Dal portone usciva Dell'Aqua e al suo fianco Michele sembrava un nano. Quel giorno il padre indossava una tonaca da gesuita, e la statura e la grande barba grigia gli davano la minacciosa regalit di un patriarca biblico. Un inquisitore da capo a piedi, esteriormente benevolo, pens Blackthorne. Fiss lo sguardo negli occhi bruni, meravigliandosi di dovere, per una volta, alzare i suoi e ancor pi meravigliato di scorgervi della compassione. Ma sapeva che non ci sarebbe stata piet in quell'uomo, n se l'aspettava.
"Come state?" rispose, e i gamberi gli parvero di piombo nello stomaco.
"Vogliamo proseguire?"
"Perch no?" Dunque a bordo ci sar l'Inquisizione, pens disperato, desiderando avere alla cintura le sue pistole. Sareste il primo a morire, Eminenza.
"Tu resta qui, Michele" disse Dell'Aqua. Guard la fregata portoghese e il viso gli si indur. Poi si avvi.
Blackthorne esit. Michele e i samurai lo guardavano stranamente.
"Sayonara, Anjin-san," salut Michele. "Dio vi accompagni."
Blackthorne annu e attravers le file di samurai, aspettandosi che gli piombassero addosso a spade levate. Ma lo lasciarono passare senza sfiorarlo. Si ferm e si volt a guardarli, col cuore che batteva veloce. Per un attimo fu tentato di estrarre lo spadone e caricarli: Ma non c'era via di fuga da quella parte. Non si sarebbero battuti, lo avrebbero afferrato, legato e consegnato. Non mi lascer consegnare legato mani e piedi, si giur. L'unica strada possibile era quella davanti a lui, e l le sue spade sarebbero state inutili contro le armi da fuoco.
"Capitano Blackthorne, venite," lo chiam Dell'Aqua.
"S, un momento solo," rispose. Con un cenno fece avvicinare Michele. "Ascoltate, fratello, l, sulla spiaggia, avete detto che ero un degno samurai. Lo pensavate davvero?"
"S, Anjin-san, e anche tutto il resto."
"Allora, da samurai, vi chiedo un favore," disse quieto, ma pressante.
"Quale?"
"Di morire da samurai."
"La vostra morte non  nelle mie mani, ma in quelle di Dio."
"S, ma vi chiedo un favore." Blackthorne indic il palo. "Quello non  il modo.  ignobile..."
Michele, perplesso, guard verso il lorcha e per la prima volta scorse il palo. "Madonna benedetta..."
"Capitano Blackthorne, prego, venite..." chiam di nuovo Dell'Aqua.
In tono incalzante, Blackthorne insist: "Vi prego, spiegatelo all'ufficiale. Ha abbastanza samurai con s da potersi imporre, ne? Diteglielo. Siete stato in Europa, sapete come vanno le cose. Non chiedo molto, ne? Prego, sono un samurai. Uno di loro potrebbe farmi da secondo."
"Io... domander." Michele corse dall'ufficiale e cominci a parlare piano e in fretta.
Blackthorne si volt e concentr l'attenzione sulla nave. Avanz e Dell'Aqua riprese a camminare quando egli l'ebbe raggiunto. Blackthorne vide Ferriera lasciare la poppa, attraversare il ponte, con le pistole alla cintura e la spada al fianco. Rodrigues lo guardava, la destra sulla pistola da duello a canna lunga. Pesaro e dieci marinai erano gi sulla banchina, appoggiati ai moschetti con le baionette innestate. E l'ombra del lungo palo si tendeva verso di lui. Oh, mio Dio, avere un paio di pistole e un cannone, pens, mentre lo spazio diminuiva inesorabilmente. Dio, lascia che io non sia coperto di vergogna...
"Buonasera, Eminenza" esclam Ferriera, con lo sguardo fisso su Blackthorne. "Dunque, inge..."
"Buonasera, capitano-generale." Dell'Aqua indic con un gesto di collera il palo. " una vostra idea, quella?"
"S, eminenza."
"Tornate a bordo della vostra nave!"
"Questa  una decisione di carattere militare."
Tornate a bordo della vostra nave!"
"No! Pesaro!" Il nostromo e i marinai avanzarono subito verso Blackthorne e Ferriera estrasse la pistola. "Dunque, ingeles, ci incontriamo di nuovo."
"Una cosa che non mi piace affatto," ribatt Blackthorne e sfoder la spada, brandendola a due mani. Il manico rotto gli faceva male.
"Stanotte vi piacer l'inferno!" proruppe Ferriera con ira.
"Se aveste un filo di coraggio, vi battereste da uomo a uomo. Ma non siete un uomo, siete un vigliacco, uno spagnolo vigliacco senza coglioni."
"Disarmatelo!" ordin Ferriera. Immediatamente i dieci uomini avanzarono, con le baionette puntate. Blackthorne arretr, ma si trov circondato. Le baionette gli miravano alle gambe ed egli respinse uno degli assalitori con lo spadone, ma un altro subito l'attacc alle spalle. Dell'Aqua si riprese dallo sbalordimento e url: "Deponete i fucili! In nome di Dio, vi ordino di fermarvi!"
I marinai erano eccitati. Tutti i moschetti erano puntati su Blackthorne, che stava inutilmente in posizione di difesa, con la spada levata.
"Tornate indietro, tutti quanti!" grid Dell'Aqua. "Indietro! In nome di Dio, indietro! Siete delle bestie?"
"Voglio quell'uomo!" grid Ferriera.
"Lo so, e vi ho gi detto che non potete averlo! Ve l'ho detto ieri e oggi! Siete sordo? Che Dio mi doni la pazienza! Ordinate agli uomini di risalire a bordo!"
"Ordino a voi di andarvene!"
"Voi date ordini a me?"
"Certo, ve lo ordino io, capitano-generale, governatore di Macao, primo ufficiale del Portogallo in Asia! Quest'uomo  una minaccia per lo Stato, per la Chiesa, per la Nave Nera e per Macao!"
"In nome di Dio io vi scomunico e con voi scomunicher tutta la vostra ciurma se farete male a quest'uomo. Mi avete sentito?" Dell'Aqua si volt con furia verso i marinai, che arretrarono spaventati. Tutti, meno Pesaro, che rimase al suo posto, con aria di sfida, in attesa degli ordini di Ferriera. "Salite sulla nave e toglietevi di mezzo!"
"Commettete un terribile errore!" tuon Ferriera. " una minaccia! Io sono il comandante militare in Asia e..."
"Questo  un problema della Chiesa e non militare..."
Blackthorne, di nuovo in preda a un dolore lancinante alla testa, stentava a pensare e a vedere. Tutto si era susseguito cos in fretta: prima custodito, poi abbandonato, prima nelle mani dell'Inquisizione, poi salvo, e quindi di nuovo in pericolo, per essere difeso dal capo dell'Inquisizione. Non aveva senso.
Ferriera stava urlando: "Io vi diffido! Dio mi sia giudice, commettete un errore e io ne informer Lisbona!"
"Intanto rimandate i vostri uomini a bordo, o vi tolgo il grado di capitano-generale della Nave Nera!"
 "Non avete questo potere!"
"Se non rimandate a bordo gli uomini e non lasciate immediatamente libero l'ingeles, vi dichiaro scomunicato... voi e chiunque serva ai vostri ordini, e getter la maledizione su voi e tutti i vostri uomini!"
"Per la Madonna..." Ferriera s'interruppe. Non temeva per s, ma la sua Nave Nera era in pericolo. Sapeva che la maggioranza dell'equipaggio lo avrebbe abbandonato, se non avesse obbedito. Cedette. "E sia. A bordo, tutti quanti! Abbassate le armi!"
Gli uomini obbedirono e si allontanarono, lieti di sfuggire all'ira del sacerdote. Blackthorne, stordito, si domandava se la sua testa non lo ingannasse. E in quel momento, nella confusione, l'odio di Pesaro esplose. Prese la mira. Dell'Aqua scorse il gesto e si lanci avanti per riparare Blackthorne con la sua mole. Pesaro schiacci il grilletto, ma in quello stesso istante una pioggia di frecce lo trafisse e egli cadde urlando, mentre lo sparo finiva nel vuoto.
Blackthorne si gir e vide sei arcieri di Kiyama con le frecce gi incoccate negli archi. Accanto a loro stava Michele. L'ufficiale giapponese parl duramente. Pesaro si contorse e con un ultimo grido mor.
Michele tremava, nel prendere la parola. "L'ufficiale dice di scusare, ma ha temuto per la vita del padre visitatore." Michele stava pregando Dio di perdonarlo per aver dato il segnale di tirare. Ma Pesaro era stato avvertito, si disse, e il mio dovere  di far obbedire agli ordini del padre visitatore, di proteggere la sua vita, di eliminare gli assassini e di non vedere nessuno scomunicato.
Dell'Aqua era in ginocchio accanto al corpo di Pesaro. Pronunciando le formule benedette, tracci il segno della croce. I portoghesi osservavano i giapponesi, smaniosi di uccidere gli assassini. Gli altri uomini di Kiyama accorrevano dalla Missione, dove erano rimasti in attesa e molti Grigi stavano sopraggiungendo dalla loro postazione presso la galea, per indagare sugli avvenimenti. Nonostante la rabbia che lo accecava, Ferriera comprese di non poter sostenere uno scontro, in quel momento e in quel luogo.
"Tutti a bordo! E prendete il corpo di Pesaro!"
Blackthorne, intontito, abbass la spada, sempre tenendola sguainata.
Rodrigues, sul cassero, ordin calmo: "Attenti a respingere chi volesse salire a bordo, ma attenzione, per amor di Dio!" Subito gli uomini corsero ai loro posti. "Coprite il capitano-generale! Preparate la scialuppa..."
Dell'Aqua si rialz e si volse a Ferriera, che si teneva pronto con arroganza a difendere la nave. "Siete voi il responsabile di questa morte!" gli ringhi fra i denti. "Con la vostra fanatica smania di vendetta e..."
"Prima che diciate in pubblico qualcosa di cui potreste pentirvi, Eminenza, pensateci su," lo interruppe Ferriera. "Ho ceduto al vostro ordine, pur sapendo, Dio mi  testimone, che commettete un terribile sbaglio. Mi avete sentito ordinare agli uomini di ritirarsi! Pesaro ha disobbedito a voi, non a me e la verit  che ne siete responsabile voi, e voi soltanto. Voi avete impedito a lui e a noi di compiere il nostro dovere. Quell'ingeles  un nemico! E perdio era una questione militare! Ne informer Lisbona." Con lo sguardo controllava i preparativi della nave e l'avvicinarsi dei samurai.
Rodrigues si era accostato alla passerella. "Capitano-generale, non posso prendere il mare con questo vento e questa corrente."
"Preparate la scialuppa per rimorchiarci, se  necessario."
"Lo stiamo facendo."
Ferriera grid di sbrigarsi agli uomini che trasportavano il cadavere di Pesaro e in fretta tutti risalirono a bordo. I cannoni, sia pure in modo poco visibile, erano pronti e ogni uomo aveva due moschetti accanto a s. I samurai si erano raggruppati sulla banchina, ai due lati della nave, ma nessuno intervenne. Prima di risalire a bordo, Ferriera si volse a Michele, in tono di comando: "Dite a tutti quanti di andarsene! Non c' nessun problema qui... non hanno niente da fare.  stato uno sbaglio, grave, ma avevano il diritto di colpire il nostromo. Ditegli di andarsene." Odi se stesso nel pronunciare quelle parole e li avrebbe volentieri sterminati tutti, ma fiutava il pericolo nell'aria e non poteva che ritirarsi.
Michele obbed, ma gli ufficiali non si allontanarono.
"Meglio che ve ne andiate, eminenza," osserv amaro Ferriera. "Per non finir qui... rimpiangerete di averlo salvato!"
Anche Dell'Aqua avvertiva la tensione minacciosa tutt'intorno, ma non ne era turbato. Tracci il segno della croce, pronunci una benedizione e si volt. "Venite, pilota!"
"Perch mi lasciano andare?" domand Blackthorne, ancora incapace di crederci, e torturato dal dolore alla testa.
"Venite, pilota!"
"Perch mi lasciano andare? Non capisco."
"Nemmeno io," ribatt Ferriera. "Anch'io vorrei sapere la ragione vera, Eminenza. Non rappresenta forse ancora un pericolo per noi e per la Chiesa?"
Dell'Aqua lo fiss. S, avrebbe voluto rispondere, per spegnere l'arroganza di quella faccia di bellimbusto, ma la guerra  un pericolo maggiore e bisogna guadagnare tempo per te e per cinquanta anni di Navi Nere, e bisogna scegliere fra Toranaga e Ishido. Tu non capisci niente dei nostri problemi, Ferriera, n delle poste in gioco, e della delicatezza della nostra posizione qui, n dei suoi pericoli.
"Prego, Nobile Kiyama, riprendete in esame la situazione. Io vi consiglierei di scegliere il Nobile Toranaga," aveva detto il giorno prima al daimyo, usando come interprete Michele, perch non si fidava del proprio giapponese, appena discreto.
"Questa  un'interferenza indebita nelle questioni giapponesi.  fuori della vostra giurisdizione. E il barbaro deve morire."
Dell'Aqua era ricorso a tutta la propria abilit diplomatica, ma Kiyama era rimasto sulle sue decisioni, rifiutando di impegnarsi o di cambiare. Poi, quella mattina stessa, egli si era recato da Kiyama per dirgli che grazie a Dio, lingeles era neutralizzato e una lieve speranza si era presentata.
"Ho riflettuto sulle vostre parole," aveva dichiarato Kiyama. "Non mi alleer con Toranaga. Nel periodo fra oggi e il giorno della battaglia osserver molto attentamente entrambi i contendenti e al momento giusto sceglier. E adesso acconsento a lasciar andare il barbaro... non per quanto mi avete detto voi, ma per rendere onore alla Nobile Mariko, e perch l'Anjin-san  un samurai..."
Ferriera lo stava fissando. "Non  ancora un pericolo, l'ingeles?"
"Fate buon viaggio, capitano-generale, e veloce. Pilota, vi accompagno alla vostra galea... State bene?"
"... la mia testa... per via dell'esplosione... Davvero mi lasciate andare? Perch?"
"Perch la Nobile Maria, la Nobile Mariko, ci ha chiesto di proteggervi." Dell'Aqua si incammin.
"Ma questa non  una ragione! Non lo fareste soltanto perch lei ve l'ha chiesto."
"Questo  certo," esclam Ferriera. E a voce alta: "Eminenza, perch non gli dite tutta la verit?"
Dell'Aqua non si ferm. Blackthorne cominci a muoversi, senza per voltare le spalle alla nave, ancora aspettandosi un attacco a tradimento. Sapete bene che vi distrugger, che vi strapper la Nave Nera..."
Ferriera rise con disprezzo. "Con che cosa, ingeles? Non avete pi nave!"
"Che intendete dire?"
"Non avete pi la nave.  morta. Se non fosse cos, non vi lascerei mai andare, qualunque cosa dicesse sua eminenza."
"Non  vero!"
Attraverso una nebbia Blackthorne sent Ferriera ripeterglielo e ridere forte, aggiungendo qualcosa su un incidente e la mano di Dio, e "la vostra nave  bruciata fino alla carcassa, cos non toccherete pi la mia, adesso, anche se siete sempre un nemico, un eretico e un pericolo per la Fede." Poi scorse Rodrigues chiaramente: sul suo viso c'era la piet e le labbra dicevano: " vero, ingeles."
"Non  vero, non pu essere vero." E da mille leghe di distanza gli giunse la voce dell'inquisitore che diceva: "Ho ricevuto un messaggio stamattina da padre Alvito. A quanto pare un terremoto ha provocato una grande ondata, che..."
Blackthorne non l'ascoltava pi. Il suo animo gridava: la tua nave  morta! tu l'hai abbandonata e lei  morta! Non hai pi nave, pi nave, pi nave...
"Non  vero! Mentite! La mia nave  in un porto sicuro, custodita da quattromila uomini.  salva!"
Qualcuno esclam: "Ma non dalla mano di Dio," e poi di nuovo sent l'inquisitore: "L'ondata ha travolto la nave. Dicono che le lanterne sul ponte si sono rovesciate e hanno appiccato il fuoco. La nave  affondata..."
"Menzogne! E la guardia sul ponte? C' sempre la guardia!  impossibile!" url, ma cap che, in qualche modo, la nave era stata il prezzo della sua vita.
 "Siete a terra, ingeles," insisteva Ferriera, malvagiamente. "In secca. Resterete qui per sempre, perch non troverete mai un passaggio su una nostra nave. Siete a terra per sempre..."
Gli sembrava di affogare. Ma infine gli si schiar la vista, ud le strida dei gabbiani, gli giunse l'odore della spiaggia e vide bene in faccia Ferriera, il suo nemico, e cap che era una menzogna, congegnata per farlo impazzire. Lo sapeva con assoluta certezza, e i preti entravano anche loro nella congiura. "Che Dio vi scaraventi all'inferno!" url a Ferriera e gli si gett contro con la spada alzata. Ma delle mani salde lo trattennero senza sforzo, gli tolsero le spade, e lo fecero camminare in mezzo a due Grigi fino alla galea. L gli restituirono le spade e lo lasciarono andare.
Gli era difficile vedere e ascoltare, il cervello torturato dal dolore, ma era sicuro che lo imbrogliassero per farlo impazzire e che se non si fosse opposto con tutte le sue forze, ci sarebbero riusciti. Che qualcuno mi aiuti, preg dentro di s. E a un tratto gli furono accanto Yabu e Vinck e i suoi vassalli, ed egli non poteva distinguere le lingue che parlavano. Lo guidarono a bordo, e c'erano Kiri e Sazuko, e un bambino che piangeva fra le braccia della cameriera, e tutti i Marroni rimasti, che affollavano il ponte insieme ai rematori e ai marinai.
Odore di sudore e di paura. Yabu gli parlava. E Vinck. Gli occorse un lungo tempo per concentrarsi. "Pilota, in nome di Cristo, perch ti hanno lasciato andare?"
"Io... loro..." non riusciva a pronunciare quelle parole.
Senza sapere come si trov sul cassero, con Yabu che ordinava al capitano-san di salpare prima che Ishido cambiasse idea sulla loro partenza, o i Grigi sulla banchina a loro volta cambiassero idea. A tutta velocit a Nagasaki... e Kiri pregava, scusate, Yabu-sama, prima a Yedo, dobbiamo andare a Yedo...
I remi puntarono contro il molo e avviarono la nave contro il vento, contro la corrente, inseguita dai gabbiani stridenti e Blackthorne finalmente si strapp dall'intontimento quanto bastava per dire: "No. Andate a Yokohama. Devo andare a Yokohama."
"Prima a Nagasaki, a raccogliere gli uomini, ne? Anjin-san, capite?  importante. Prima gli uomini. Ho un piano," insisteva Yabu.
"No. A Yokohama. La mia nave... la nave  in pericolo."
"Quale pericolo?" chiese Yabu.
"I cristiani... dicono... incendio!"
"Come!?"
"Per amor di Dio, pilota, che cosa  successo?" gemette Vinck.
Con mano tremante Blackthorne indic il lorcha. "Mi hanno detto... hanno detto che l'Erasmus  perduto, Johann. La nostra nave  perduta... incendiata." Poi grid: "Oh, Dio, fa' che sia una menzogna!"
...
.
...
FINE Parte 7.